Quotidiano di informazione campano

Martina Levato: prospettive fallaci

A quanto pare il perbenismo della società si preoccupa solo del carnefice, abituato a pescare nel torbido, lasciando la vittima in balia di se stessa! Sola! E la solitudine continua a uccidere.

0

E’ il 28 aprile quando Martina Levato, studentessa della Bocconi, deturpa con l’acido il ventiduenne Pietro Barbini. Un atto criminale che emula un’orribile pratica diffusa soprattutto nei paesi dell’Asia meridionale, quali Bangladesh, Pakistan, India , Cambogia. Un gesto che ha inorridito l’opinione pubblica per l’efferata pianificazione e lucidità, così come fu, anni prima, per la giovane avvocatessa Lucia Annibali, vittima della stessa, vile aggressione. Indignazione e incredulità fecero da sfondo alla vicenda, e la donna, dopo accurate indagini e un processo, fu condannata a 14 anni di detenzione. Poi, gli occhi puntati sulla maternità, e su quello che doveva essere un privato, trattato con discrezione, si accendono le luci della ribalta, sotto la naturale spinta emotiva, innata nell’essere umano. Ma le derivazioni mediatiche spesso distorcono le risultanze delle vicende, generate da fallaci visioni di prospettive indotte e abilmente manipolate.

Mi sento di dire che continuiamo a subire i condizionamenti di un’informazione ipocrita e pilotata, a danno degli utenti, sicuramente per progetti a lunga gittata su cui speculare e fare cassa! Non ci sto al bombardamento quotidiano dei media che mi sottopone la cronaca minuto per minuto della vita di Martina. La solita morbosa curiosità che porta a distorcere la realtà delle situazioni, se non, come in questo caso a capovolgerle. Chi è Martina? Una criminale; non lo dico io, lo ha detto la giustizia italiana, lo dicono i fatti. I fatti sono ” un ragazzo sfregiato per sempre” senza un valido motivo, se non per pura malvagità e crudeltà. Azione criminale studiata a tavolino, voluta a sangue freddo. Condannata per il reato, insieme al suo complice, vittima inconsapevole, a sua volta, di una manipolazione mentale, ma sappiamo bene che la sua pena, a presto, diventerà irrisoria mentre Pietro rimarrà deturpato a vita!

Martina partorisce un bimbo in carcere. Come mamma e donna non posso che commuovermi davanti alla grandezza, alla bellezza, alla generosità della natura che non fa distinzioni fra bene e male, ma la vita privata di questa donna non può essere oggetto di tg, talk show, trasmissioni televisive varie e titoli cubitali sui quotidiani. Non posso accettare che diventi un personaggio, che ne facciano una star, rimodellandone un’immagine che non le appartiene ma che fa tanto audience: questa è distorsione della realtà. Il privato dovrebbe rimanere fuori dal palcoscenico mediatico che ne ridisegna le sembianze a sua necessità e fa leva sui sentimenti dell’opinione pubblica.

Martina ha seri problemi psicologici e relazionali con predisposizione a reiterare, indubbia la necessità che venga seguita e curata, così come ne ha il piccolo innocente, nato con un fardello che non gli appartiene. Personalmente mi urta questo clamore, che devia l’attenzione dalla vittima al carnefice, credo che le opportune decisioni debbano essere prese nelle sedi preposte, da specialisti in materia e senza le luci della ribalta, con professionalità e buon senso. La Levato è una mamma come tante altre mamme, che ha bisogno di supporto psicologico, nessuno lo nega. Spero gli sia dato, ma che lo facciano in silenzio, con discrezione soprattutto per il rispetto dovuto alla sua vittima. Mi auguro che non ci facciano trovare fra pochi mesi la sua storia fra gli scaffali delle librerie e che non ci propinino il prossimo libro di dubbia fattura, con memorie e finti pentimenti (che a quanto pare non appartengono neanche alla nostra neo mamma), ma che fa tanta curiosità e che tutti correranno a comprare!!

L’etica, la morale hanno il diritto di avere voce per tracciare e definire delle chiare linee di demarcazione che diano direttive alle azioni dell’uomo. Non si può mescolare il giusto e l’ingiusto, il bene e il male, bisogna avere chiara la distinzione fra i concetti che regolamentano l’esistenza umana. Due processi attraverso i quali l’uomo deve passare, per metabolizzarli e fare le sue scelte. Il male è un istinto primordiale che spinge a desideri di odio, vendetta e desideri negativi verso il prossimo che alla fine si ritorcono sullo stesso soggetto, facendo del male soprattutto a se stesso. Il bene è invece la capacità di riuscire a governare questo istinto malevolo innalzando l’uomo a un livello superiore con grande giovamento della sua spiritualità.

Principi che non dovrebbero generare confusione affinché il cammino umano sia inequivocabilmente definito, senza alterarne l’essenza per non indurre confusione nelle future azioni delle giovani generazioni.
Nel nostro caso specifico, se i colpevoli diventano personaggi di cui tutti si occupano, tralasciando il motivo che li ha portati alla ribalta, riempiendo pagine e copertine di riviste e quotidiani, quali insegnamenti trasmettiamo?
Dovremmo cercare di non alimentare abilmente la curiosa morbosità al crimine stimolando istinti deleteri per una sana convivenza sociale.

Mi chiedo se qualcuno si stia interessando alla stessa maniera di Pietro Barbini, di un ragazzo nel pieno della sua giovinezza, derubata per sempre. Qualcuno si sta chiedendo cosa prova al mattino al risveglio, cosa prova la sera nel letto? Qualcuno si sta chiedendo se ha difficoltà respiratorie dovute all’inalazione di acido; se ha problemi di deglutizione perché l’acido corrode le labbra lasciando scoperti i denti o se ha problemi alla vista dovuti alla corrosione delle palpebre? Qualcuno si chiede quanti interventi di chirurgia plastica ha sopportato (15 fino ad oggi) e quanti dovrà subirne, prima di avere un volto che somigli lontanamente al volto originario che Qualcuno ha voluto donargli per nascita? Oppure si stanno chiedendo se questo ragazzo potrà più avere una vita normale, se ha bisogno di terapeuti, analisti, che lo aiutino a reintegrarsi nel mondo del lavoro, nella società, seppur meschina e ipocrita come la nostra! L’acidificazione oltre ai danni fisici provoca seri problemi psicologici in quanto la vittima ha difficoltà di adattamento, non riconoscendosi nell’improvviso stato attuale di infermità, e tende a rinchiudersi in se stesso, con conseguenti depressioni e problemi psichici.

I postumi del “ Vitriolage” sono tremendi, quando non conducono alla morte, per corrosione delle vie respiratorie, o dello scioglimento delle ossa, o insorgenze di infezioni dovute ai tessuti rimasti scoperti, con rischi di setticemia e insufficienza renale, per non parlare dei gravi danni neurologici con i quali le vittime dovranno convivere a vita.
Ne sa qualcosa l’associazione di medici volontari “Smileagain” una Onlus fondata a Roma nel 2000 con una delle sue sedi principali a Udine, che si occupa di prestare soccorso alle donne vittime di queste aggressioni con lo scopo di aiutarne anche il reintegro nella società.

A quanto pare il perbenismo della società si preoccupa solo del carnefice, abituato a pescare nel torbido, lasciando la vittima in balia di se stessa! Sola! E la solitudine continua a uccidere.  Il bene non fa notizia, le vittime vanno nel dimenticatoio, abbandonate a se stesse. La bilancia della giustizia viene starata da una falsata oscillazione emotiva e il male ancor peggiore è l’indifferenza che appiattisce le emozioni e ci rende complici inconsapevoli; una specie di omertà interiore che finge di non sapere per non gravarsi del dolore altrui che irrimediabilmente si riflette in noi stessi.

Avrei voluto che Pietro, Lucia e migliaia di vittime non avessero mai incontrato i loro carnefici; avrei voluto che a nessuno fosse negato il diritto a esistere e che Martina fosse semplicemente, serenamente, una mamma: la mamma del suo bambino: sconosciuta alla cronaca.

Avrei voluto …

Testo: Maria Teresa Infante

“Povera Madre, sacro il suo dolore
ai piedi di una croce, da troppo tempo
piange l’Amore ucciso per errore.”

Maria Teresa Infante

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.