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Martini: 20mila per l’ultimo addio; sepolto sotto altare San Carlo Borromeo

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Oltre 200mila visite alla camera ardente, 6mila fedeli accolti in Duomo per il funerale, accanto a 38 vescovi, 12 cardinali, 1.200 sacerdoti; al premier Monti, 4 ministri, prefetto, autorita’ locali e trenta parlamentari.
  Dentro e fuori c’erano anziani e bambini, cattolici e laici; diversi gli appartenenti ad altre confessioni religiose. La cerimonia funebre per il Cardinale Carlo Maria Martini di ieri a Milano e’ stata un affresco multicolore, risultato della ricerca di un incontro con gli altri durata una vita e compiuta nella presenza varia e massiccia richiamata dalla sua scomparsa. Nella giornata in cui Milano ha onorato il suo arcivescovo emerito con il lutto cittadino, il Duomo e’ stato il cuore di un ricordo collettivo: gia’ gremito mezz’ora prima dell’inizio delle esequie, ha costretto molti a disporsi nella piazza e, per dirla con l’arcivescovo, cardinale Angelo Scola, a “continuare l’abbraccio” al cardinale Martini che partiva dall’interno. Ne’ la minaccia della pioggia, ne’ la lunghezza delle esequie, durate quasi due ore, hanno scoraggiato chi ha accettato di seguire il rito attraverso i due maxi-schermi allestiti all’esterno che hanno restituito in diretta le immagini del feretro spoglio, adorno soltanto di una copia dell’evangelario ambrosiano aperto sulla pagina del vangelo della resurrezione pasquale. I tanti occhi presenti si sono posati sui fotogrammi di una cerimonia rigorosa, aperta dal messaggio di Papa Benedetto XVI che ha definito Martini “un pastore generoso e fedele della Chiesa” e chiusa dal secondo degli unici due applausi esplosi soltanto al termine, sebbene all’inizio c’era stato chi, dal pulpito, invitava ad essere “presenti con la preghiera”. L’obbedienza e’ durata quasi l’intera funzione, ma non ha retto alle parole del cardinale Dionigi Tettamanzi, successore di Martini, che ha ringraziato Dio per il dono del cardinale e consegnato il proprio ricordo: “lui e’ stato – ha detto -, per me come per tantissimi altri, punto di riferimento per interpretare le divine scritture, leggere il tempo presente e sognare il futuro, tracciare sentieri per la missione evangelizzatrice della Chiesa in amorosa e obbediente docilita’ al suo Signore”. Al termine, anche Angelo Scola ha raggiunto la folla, prima fisicamente, poi con le parole. Terminate le esequie che aveva officiato, l’arcivescovo di Milano ha raggiunto l’esterno del Duomo quasi per confortare chi aveva dimostrato tanto attaccamento al cardinale scomparso: “La sofferenza per la dipartita di questa grande personalita’ – ha detto loro – non ci toglie la certezza che e’ vivo e continuera’ ad accompagnare ciascuno di noi nei suoi bisogni, nelle sue domande e nelle sue urgenze”.
  L’applauso testimonia il gradimento, qualcuno – tra questi venuti da ovunque, e tra i quali sono stati avvistati anche Alessandro Profumo e Moni Ovadia, per il quale Martini “era un vero essere umano” – lo ha salutato agitando la mano, prima di tornare sui propri passi con la consapevolezza di un ricordo in piu’. Come il capo scout che ricorda Martini come “uomo della pace e dl dialogo”, ma anche la diciassettenne che della giornata conservera’ una foto scattata con l’I-phone. Ricordi, dunque, insegnamenti, la speranza per i credenti di una vicinanza sempiterna, ma anche una prossimita’ fisica che Milano ha ottenuto grazie ai desiderata espressi dallo stesso Martini: la salma dell’arcivescovo emerito, infatti, e’ stata tumulata nella navata sinistra del Duomo, ai piedi dell’Altare della Croce di San Carlo Borromeo. 

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