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I Matt…Attori vanno in scena con “L’amore è cieco … ma il matrimonio gli rende la vista” alla rassegna teatrale di Saviano

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Saviano – Procedono le rappresentazioni delle compagnie inserite nel cartellone della 12a edizione della Rassegna teatrale città di Saviano. È il turno dei “Matt…Attori” di Roccarainola, del Presidente Gennaro Meo i quali, hanno portato in scena la commedia “L’amore è cieco … ma il matrimonio gli rende la vista”, scritta e diretta da Thomas Mugnano. Consenso di pubblico accorso numeroso: Auditorium che ha fatto registrare il tutto esaurito in ogni ordine di posto; il pubblico delle grandi occasioni. L’opera  dei Matt…attori in Rassegna, tratta argomenti che sembra che negli ultimi tempi siano balzati agli onori della cronaca. Una rappresentazione di stretta attualità, ma che comunque ha precisi riferimenti alle peculiarità della commedia comica partenopea senza rinunciare ad un messaggio sociale. La trama verte sulle problematiche della famiglia di  “Ciccio Scogliamiglio” questo il nome del protagonista. In tale contesto un figlio omosessuale rivendica la sua libertà e il rispetto per il suo status; una figlia si diletta, almeno apparentemente, ad intraprendere continue relazioni amorose ed un terzo figlio, di nome Eustacchio, con problemi di apprendimento, interpretato dallo stesso Thomas Mugnano. Una bella famiglia nel senso ironico del termine!  tutti insieme guerreggiano a colpi di mentalità retrograda da un lato e di  rivendicazioni sociali di modernità e dubbi valori morali, dall’altra. Ricca la scenografia, realizzata con manufatti di cartapesta che si devono alla bottega Tudisco, molto nota nell’ambito della Festa dei Gigli della vicina Nola. Il principio di adeguatezza al presente si scontra con il modello di vita tradizionale, in un contesto particolarmente esilarante la cui comicità si sviluppa in una serie di equivoci e indeterminatezza. In scena gli attori che meritano citazione : Gennaro Meo, Laura Alaia, Marialuisa Gremito, Antonio Alfano, Michela Russo, Ciro Mascolo, Eleonora Flauto, Anna Mugnano, Giuseppe Tudisco, Michela Scudieri, Giovanni Paragrosso, Nello Mugnano, Stefania Russo, Rino Vacca, Filippo De Simone, Nello Laudanno, Amelia De Stefano. Questa commedia di Thomas Mugnano era già stata presentata all’Auditorium di Saviano alcuni anni fa e ora è stata ripresentata in un contesto, casuale, di stretta attualità: Una tematica che, si dia il caso, è strettamente presente dato che la legge sulle unioni civili è stata approvata, di recente, al Senato della Repubblica italiana. Un dato di fatto è che la tematica unioni civili in questi ultimi tempi, è stata ampiamente dibattuta, spesso oggetto principale di cronaca, di prima pagina. La trama parte da un contesto familiare; è mattina e comincia una giornata apparentemente come tante. È un giorno particolare per il padrone di casa perché la figlia porta in casa l’ennesimo fidanzato, sperando che sia la volta buona, e sono in corso preparativi di accoglienza. È il gioco degli equivoci a verificarsi: per una combinazioni di nomi l’ospite atteso viene scambiato per il fidanzato della figlia ma che è invece un pretendente alla mano del figlio! La cosa inedita provoca un caos scenico di grande comicità e ovvie conseguenze. Di tanto in tanto la scena è interrotta da una pausa di riflessione, una sorta di fermo immagine: personaggi surreali entrano in scena e inducono lo spettatore a delle pause di riflessione con la recitazione, il loro movimento oppure il singolo balletto come accade per il personaggio interpretato da Anna Mugnano, sulle note di “ L’amore rubato” di Luca Barbarossa. Personaggi che indossano, come accade all’inizio del racconto scenico delle maschere, che sottolineano determinati passaggi nei loro costumi di color nero, con l’ausilio di un buio scenico dove solo l’occhio di bue, illumina determinate situazioni. La scena non è solo incentrata sul nucleo familiare: ci sono ovviamente vicini di casa che non reputano cosa saggia farsi gli affari loro; è il caso di una fruttivendola interpretata da Marialuisa Gremito, come è il caso di un personaggio eccentrico nel modo di vestire e nelle acconciature dei suoi capelli interpretato da Laura Alaia; quest’ultima ormai di casa, nei momenti di particolare alterazione non trova di meglio da fare che prendere a morsi delle mele poste ad ornamento di un tavolo su di un lato della scena. In scena anche un personaggio, come un prete, accompagnato da uno strano individuo in preda a continui tic nervosi, ruolo affidato ad Antonio Alfano venuti in quella casa per chiarire una certa questione relativa ad una donazione sospetta di 30.000 € , anche questa frutto di un dominate gioco degli equivoci. In seguito i due protagonisti della vicenda decidono di andar via e lasciar quella casa. Un appagante evento chiude la scena: la figlia del padrone di casa ha modo di far rivalutare la sua posizione; giudicata troppo in fretta donna moralmente inaccettabile. In realtà la ricerca affannosa di nuovi compagni di vita era motivata dal fatto di pensare, anche economicamente, alla crescita e formazione di un figlio. Un figlio che ha già nove anni avuto da una relazione non condivisa. In altri termini racconta di aver subito una violenza. La notizia, di aver comunque un nipotino, rende felici i nonni che, seppur in ritardo, vogliono conoscere subito il loro piccolo che si presenta in scena accompagnato, subito dopo, da una sua amichetta più o meno della stessa età. Su tale evento si chiude il sipario; in realtà, per la precisione, la scena si chiude con la declamazione da parte di Eustacchio di una specie di ironica poesia di sua particolarissima invenzione.

per l’ufficio stampa: Antonio Romano

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