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“Mi chiamo Lina Sastri…appunti di viaggio”: l’artista partenopea conquista il pubblico del Summarte

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SOMMA VESUVIANA (Na)  – Applausi a scena foto-sastri-sottoaperta per lo spettacolo inaugurale della stagione 2016/17 del Teatro Summarte. Un esordio più che sorprendente, quello del 28 Ottobre con Lina Sastri: una immensa interprete per uno spettacolo in musica e parole da lei scritto, diretto ed interpretato. Una “biografia in musica”, uno spettacolo che, parla di lei, della sua vita e degli incontri più significativi del suo percorso artistico. «Lo porto per la prima volta in teatro. Una sorta di “concerto jazz” di musica e parole, senza un copione preciso: un viaggio nell’anima, quindi, che ogni sera si rinnova liberamente sull’onda dell’emozione, delle parole e della musica», queste le parole della Sastri. Appare lentamente, uscendo dall’ombra del palcoscenico, e immediatamente rapisce, ammalia, conquista il pubblico che gremisce la platea e che sta lì per lei, il mito, l’artista, la donna. Inizia il suo racconto da quei vicoli, da quel canto materno che accompagnava la sua irrequietezza, la sua voglia di indipendenza che la portò, giovanissima, alla scoperta del mondo. Lo spettacolo si apre con echi di voci di infanti e di donne che la circondano, la incalzano come se stesse camminando per le vie di Spaccanapoli accompagnandola in scena nel viaggio della sua vita. Di volta in volta, il racconto si anima di citazioni di prosa, da “Filumena” di Eduardo a Pirandello. Si parte da Via degli Zingari, dal quartiere natìo dal quale Lina si allontanò ancora adolescente per inseguire il sogno del Teatro; si ricordano gli esordi in “Masaniello”, gli incontri fondamentali con Gennarino Palumbo, con Eduardo De Filippo (“il Maestro”), con Peppino, con Roberto De Simone (“Madonna de Lu Carmine”). Canta e racconta Lina, del suo esordio nel mondo dorato del cinema, delle luci, della favola, l’incontro con i più grandi registi, tra cui Nanny Loi. Con lei in scena, sei validi musicisti che da anni la accompagnano sulle tavole: Maurizio Pica (che ha anche curato gli arrangiamenti), Gianni Minale, Salvatore Minale, Gennaro Desiderio, Antonello Buonocore, Salvatore Piedepalumbo. La Sastri sulla scena si trasforma, canta e balla, ride e piange. Si muove sinuosa, mettendo in scena la sua anima nella totale autenticità, priva di finzioni e costruzioni. La memoria, il mare, la terra, il cielo che rappresenta la fede e l’amore perché è ciò che si vede ma non si tocca, la prova e la speranza, questi i temi principali. «Prima una battuta, poi due poi tre, ho iniziato a fare l’attrice. Attrice sono ed attrice resto, la musica è arrivata accussì: una sera mi ritrovai a sostituire qualcuno in un teatro a Cinecittà. Spesso nella mia vita sono successe queste cose. Ho sostituito qualcuno e sono arrivata per caso a fare qualcosa. La vita mi ha offerto una possibilità che ho colto, senza peso, senza coscienza, con grande libertà perché il teatro, l’arte, questo hanno di bello», ha affermato l’artista napoletana. Tanti gli omaggi musicali, da quelli tradizionali – meraviglioso l’arrangiamento della “Tammurriata nera” che ha coinvolto il pubblico al punto da esplodere in un applauso scrosciante – ai più contemporanei – molti brani di Pino Daniele -. Gli interventi di parole, firmati Lina Sastri, seppur brevi, sono molto incisivi, fanno da trait d’union tra i brani musicali e raccontano poeticamente la sua storia, vicina a quella di molte donne. Arte, cultura: chapeau!

di Antonio Franzese

 

 

 

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