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Mi rifiuto di venderegratta & vinci: DICE UN IMPIEGATO E’ IMMORALE

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26174_17.jpg«Non voglio più vendere gratta & vinci a pensionati e casalinghe. Non rientra tra i miei principi morali». Quella della vendita dei biglietti della lotteria istantanea è solo una delle tante cose che proprio non vanno giù ad una sportellista di Poste italiane.” COMPILIMENTI A QUESTA PERSONA CHE SI E’ RIBBELATO”

La dipendente racconta il suo sfogo ad Ugl Comunicazioni e Uil Poste. Ed i sindacati lo fanno proprio, pubblicando una lettera che, a loro dire, fa riflettere.

La sportellista premette di aver iniziato a lavorare alle Poste tanti anni fa. Ammette quindi i grandi passi in avanti fatti finora dallazienda ed i suoi conseguenti sforzi per adeguarsi al cambiamento.

«Ho abbandonato senza rimpianto il vasetto della colla e le forbici – dichiara – a favore del computer e del fax. Ma forse tutta questa millantata competitività non è così reale, e si fa fatica a mantenere salda limmagine defficienza e di efficacia che dovremmo continuare a sostenere dai nostri sportelli quando i supporti tecnici che abbiamo a disposizione spesso non sono allaltezza o quando lorganizzazione di procedure o lassegnazione risicata delle risorse complica fortemente loperatività finalizzata a soddisfare il cliente. Insomma, ci capita di essere in imbarazzo quando la stampante non fa altro che incepparsi, quando Sdp va al ritmo del bradipo o addirittura in crash totale come è successo a giugno, quando alcune operazioni come la semplice apertura di un libretto o di una carta postepay richiedono tali e tanti adempimenti che uno sportello resta impegnato per tempi biblici e le persone in attesa si accumulano. Eppure cerchiamo di sdrammatizzare con le persone che si innervosiscono. Imperterriti proponiamo depliant colorati e proviamo a convertirli a Poste Mobile, raccontiamo di assicurazioni e di investimenti perché è dentro di noi essere parte di questa azienda e difenderla, a costo dei nostri imbarazzi. Adesso però, mi pare troppo».

La sportellista precisa: «Non vorrei vergognarmi di lavorare in questa azienda. Non vorrei che mi si chiedesse di andare contro la mia morale in maniera così spudorata. Perché Poste Italiane si abbassa a vendere Gratta & vinci?»

Secondo la lavoratrice, è un controsenso mentre nascono comunità di recupero per la dipendenza dal gioco dazzardo, e sempre più famiglie sono compromesse da questo vizio che dà dipendenza.

Ma alle lamentele della sportellista Poste italiane non intende replicare se non con queste dichiarazioni: «La lettera fa capo alle organizzazioni sindacali, che hanno a disposizione il tavolo delle relazioni industriali per presentare le loro istanze».

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