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Milano festeggia il mito D’Antoni battendo Malaga

EA7 centra la prima vittoria in casa nelle top 16. Ritirata la maglia numero 8 di D'Antoni

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Dopo 10 partite, Milano centra la prima vittoria in casa nelle top 16 dell’Eurolega di basket, in un girone in cui il campo di casa sembrava stregato. Ci riesce contro Malaga, piegando per 90-86 l’unica squadra, insieme al Nizhny, battuta in questa fase del torneo. L’EA7 la mette sul piano fisico e l’Unicaja non riesce ad arginare i tentativi biancorossi di farsi largo in post. Gli spagnoli subiscono in vernice ma ripagano con la stessa moneta dall’arco, finché la mira non li abbandona dopo l’intervallo. Il gioco dei padroni di casa manca tuttavia di continuità e precisione, soprattutto nel trattamento del pallone (con un saldo negativo di 15 a 9 nella casella delle palle perse). La reazione arriva a intermittenza, con le folate offensive di Gentile (23 punti, miglior marcatore) eguagliate da quelle di Green (22, migliore dei suoi). In cabina di regia le squadre faticano a macinare gioco, e proprio nella notte in cui l’Olimpia ha ritirato la maglia di un grande play, Mike D’Antoni, omaggiato nell’intervallo, la lacuna appare più evidente. Prova a colmarla Brooks in fase realizzativa, che con 3 triple consecutive e 14 punti su 17 totali nel solo terzo quarto, riporta i suoi davanti (53-57) e costringe Plaza al time-out. I verdi avvertono il colpo: la squadra di Banchi scappa a più 13 (77-64) e respinge anche l’ultimo arrembaggio degli ospiti (88-86) per il 90-86 finale. L’EA7 cercherà ora di mantenere viva la tendenza all’imbattibilità interna in Serie A contro Varese. Nel derby lombardo che si giocherà domenica al Forum, l’Olimpia andrà a caccia della 16/a vittoria consecutiva nel massimo campionato.

Ritirata la maglia numero 8 di D’Antoni – “A Milano ho passato anni incredibili, con un gruppo davvero speciale”. Così un orgoglioso Mike D’Antoni ha commentato il ritiro della sua maglia, la numero 8, da parte della società di cui ha vestito la casacca per quasi due decadi. Anni incredibili anche dal punto di vista del palmares: 16 stagioni, di cui 12 da giocatore, in cui Arsenio Lupin ha fatto incetta di trofei, vincendo 5 scudetti (1982, 1985, 1986, 1987, 1989) e sollevando due Coppe dei Campioni (1987, 1988), una Coppa Korac (1985) e due Coppe Italia (1986 e 1987). “Sono abbastanza intelligente per sapere che non viene ritirata la mia maglia, ma quella di un gruppo di giocatori fantastico senza il quale non avrei ottenuto nulla”, racconta il play classe 1951. “Avevo la palla in mano di più, e quindi ero sotto i riflettori più degli altri, ma senza Dino Meneghin, Bob McAdoo e tutti quelli che giocavano con me, cosa avrei fatto?”. Carattere, cuore e intelligenza sono stati il segreto del successo. Non è mai una sola cosa ad essere determinante per l’italo-americano di Mullens (West Virginia) ma la voglia di lottare in campo e la chimica tra i giocatori sono la chiave. “Abbiamo perso tanto ma abbiamo anche vinto tanto, e abbiamo sempre affrontato il giorno successivo con la tanta voglia di lavorare”, rammenta sorridendo. Tanti i ricordi, dolci e amari ma ugualmente indelebili: “Non potrei immaginare di vivere fuori dagli Usa in un posto che non sia l’Italia. Questo Paese e questa società occupano una grande parte del mio cuore. Non si sa mai cosa riserverà il futuro, ma oggi voglio solo festeggiare e ricordare le vittorie di gruppo coi miei compagni”. Compagni di cui era la guida indiscussa. Mike è leader di tutti i tempi in biancorosso per punti, assist, palle recuperate e presenze. A ricordarlo un gonfalone con la sua maglia, che sventolerà sopra il campo insieme alla canotta numero 18 di Arthur Kenney.Sport radio piazza news

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