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Napoli, bimba di 6 anni precipitata dal palazzo, l’ipotesi choc: abusi sessuali

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Sulla morte della piccola Fortuna Loffredo, si aprono pesanti sospetti, ombre che investono un intero contesto ambientale. In pochi giorni la svolta, come emerge dalle ipotesi di reato con cui vengono ora condotte le indagini: si indaga per omicidio volontario, ma anche per violenza sessuale. In entrambi i casi, il fascicolo è aperto contro ignoti.
Precipitata meno di un mese fa dal sesto piano di un edificio popolare del parco Verde di Caivano, Fortuna Loffredo resta al centro una intensa attività investigativa, che spinge a tenere per il momento sullo sfondo l’ipotesi di una morte accidentale. I fatti. Ieri pomeriggio, la Procura di Francesco Greco ha notificato ai difensori dei congiunti della piccola fortuna l’avviso di un accertamento tecnico irripetibile. Appuntamento per il prossimo 23 luglio, nel laboratorio della sezione biologia dei carabinieri del Ris di Roma, per sottoporre gli esperti a un quesito su tutti: «Esaltare la presenza di reperti oggetto di sequestro di tracce biologiche o altri elementi utili per le indagini».

Qual è il punto? Omicidio volontario, violenza sessuale, l’ipotesi che la piccola possa essere stata vittima di abusi, di violenza, in uno scenario di degrado su cui ora la magistratura punta a mettere a fuoco. Ipotesi inquietante, che basta da sola a suscitare allarme, al di là della possibilità di ricostruire nessi di causalità con la morte della piccola. Inchiesta affidata al pm Federico Bisceglia, Stefania Moena, che coordinano gli accertamenti dei carabinieri di Caivano: sempre più difficile credere a un fatto accidentale.
Dal carcere in cui è recluso da qualche tempo, fa sentire la sua voce il padre della bimba. Si chiama Pietro Loffredo, sta scontando una condanna a undici anni per una storia di falsi cd, tramite i suoi avvocati (i legali Angelo e Sergio Pisani) chiede verità e giustizia: «Con mia figlia sono morto anche io – fa capire tramite i legali – volevo portare Fortuna via dal Parco Verde, devono dirmi cosa è successo e chi è stato». Stessa richiesta di giustizia, anche da parte degli altri congiunti di Fortuna: in questa vicenda, la mamma della piccola è assistita dal penalista Gennaro Razzino, mentre la zia si fa rappresentare legalmente dall’avvocato Luca Zanchini. Ma torniamo a quel maledetto 25 giugno. Secondo una prima ricostruzione, la piccola va dal sesto al settimo piano, cerca di raggiungere Dora, l’amichetta di sempre, per altro sorella di un bambino morto un anno fa in circostanze analoghe, precipitando dal settimo piano. Un fatto su cui oggi indagano gli uomini della polizia. Cosa accade? Stando a una prima ricostruzione, la mamma di Dora impedisce a Fortuna di entrare in casa, la invita a ritornare al sesto piano, perché stava lavando il pavimento.
Da quel momento in poi, non è chiaro cosa sia accaduto. Di fatto viene trovato a terra il corpicino straziato di una ragazzina, in un caso oggi più che mai aperto a nuovi sviluppi investigativi. Massima tensione investigativa, gli inquirenti ascoltano (assieme ad un pool di psicologi) anche alcuni minori, a cominciare da Dora, tanto per risolvere i primi tasselli di una storia di degrado e indifferenza: quel giorno, Fortuna riuscì ad entrare in casa di Dora? Quali atroci segreti custodiva quella piccola?

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