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Napoli, cardinale Sepe: ”Quartiere a ‘luci rosse’ abbaglia e non risolve i problemi della gente”

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Napoli, 25 ago. – (Adnkronos) – Quello del quartiere ‘a luci rosse’ e’ “un tema a effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni” proposto “solo per abbagliare e ingannare, senza risolvere i problemi reali della gente”. E’ la secca bocciatura espressa dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, che e’ intervenuto nel dibattito sulla realizzazione di un quartiere sul modello olandese di Amsterdam, in occasione della festa liturgica di Santa Patrizia celebrata nella chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli

“E’ questo il principale problema da risolvere a Napoli?”, domanda Sepe che aggiunge: “Forse si vuole offrire un elemento di distrazione a migliaia di giovani che non si vedono concedere alcuno ‘spazio’ per lavorare e che sono costretti a considerare un miraggio il lavoro, l’impegno professionale”.

”Ai padri e alle madri di famiglia, senza reddito o con un reddito insufficiente, possiamo dire di pazientare perche’ prima stiamo mettendo ordine nel delicato campo del divertimento sessuale? – prosegue il cardinale Sepe – Ai cittadini che auspicano migliori condizioni di vita dal punto di vista ambientale e della sicurezza personale possiamo rispondere che stiamo affrontando un problema piu’ urgente qual e’ quello della prostituzione?”.

Napoli, conclude Sepe, “non ha bisogno di ghetti dove si fa commercio di carne umana e di valori, ma di luoghi di accoglienza per persone sole, per vecchi e nuovi poveri, per bambini abbandonati o a rischio, per portatori di gravi malattie. Le ‘luci rosse’ sono fatte per abbagliare e ingannare, senza risolvere i problemi reali della gente”.

Si dice “ferito e dispiaciuto per l’attacco politico verso l’amministrazione” il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che affida a un lungo comunicato la risposta a quanto affermato questa mattina dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, in merito alla proposta di un quartiere ‘a luci rosse’ da realizzare nella citta’.

“Mi aspettavo – dichiara de Magistris – una discussione sul delicato tema, era quello il mio intento, discutere. Mi aspettavo dal cardinale un contributo, anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale, di cui tener conto nella discussione stessa e nella successiva decisione. Ho ricevuto, invece, un’invettiva alla quale sono costretto a rispondere per ‘legittima difesa’, poiche’ non rappresenta una legittima critica pertinente ad uno o piu’ fatti che rientrano nel dibattito democratico, bensi’ un affondo politico, fatto nel ricordo di una Santa a noi tutti molto cara, Santa Patrizia, fondato tra l’altro su evidenti distorsioni della realta’”.

“Ho inteso aprire un dibattito – spiega de Magistris – su come affrontare il tema della prostituzione, con l’esperienza di magistrato e, oggi, il ruolo di amministratore. Ed ho avanzato una idea, realizzata anche in altre citta’ d’Europa, una semplice idea. Senza far finta di non vedere il problema o nasconderlo, come troppo spesso si e’ fatto nel campo sessuale”.

Un’idea che, sottolinea il sindaco di Napoli, “non consiste nel riaprire le case chiuse, ma nell’adibire uno spazio cittadino, lontano da abitazioni e uffici, a chi ha scelto di prostituirsi, per evitarne lo sfruttamento criminale, garantendo sicurezza e controllo sanitario nei confronti di quante e quanti decidono di prostituirsi, con l’obiettivo finale della riduzione al minimo se non l’eliminazione auspicabile del mercimonio del corpo”.

“Lei che si e’ occupato di ben altre case quando era a Roma – dichiara de Magistris rivolgendosi direttamente al cardinale Sepe – sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti, luoghi liberi, luoghi di culto per tutte le religioni, case da assegnare ai piu’ deboli, luoghi per l’inclusione e la solidarieta’”.

Non si tratta quindi di una decisione calata dall’altro, precisa de Magistris, “ma una semplice proposta di chi vede, nel silenzio generale, aumentare nel Paese la prostituzione soprattutto minorile, volta anche a scardinare il muro di ipocrisia costruito intorno ad un fenomeno ‘scomodo’ da affrontare, di cui oggi, infatti e finalmente, parla anche il cardinale Sepe”.

Temi come aree rosse o parco dell’amore, cosi’ come l’istituzione del Registro per le unioni civili, “non sono le priorita’ – riconosce de Magistris – ma sono temi sui quali una grande citta’ come Napoli non puo’ non interrogarsi e quindi decidere”.

“Questa amministrazione, lo dico da cattolico ma soprattutto da sindaco dunque da amministratore laico, rispetta tutti e prende molto in considerazione la Chiesa, soprattutto il Vangelo e chi lo pratica, ma non accetta diktat da nessun potere – spiega – il mio giudice sono i cittadini ai quali ho deciso di dedicare in modo assoluto e senza alcun risparmio di energie la mia vita e il mio impegno civile per cinque anni”.

“Il popolo cattolico e’ stato e sara’ sempre un mio interlocutore, come lo sono tutti i cittadini, che sanno riconoscere che il ‘prendersi cura’, dovere di una amministrazione, significa anche e soprattutto farlo dei piu’ deboli e discriminati, a partire dalle loro condizioni materiali ma anche dalle discriminazioni nei diritti. Il pane e le rose, si diceva negli anni ’70 e come Vangelo insegna. Quel Vangelo che – conclude il sindaco di Napoli – e’ l’unico libro che non tolgo mai dal mio comodino”.

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