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Napoli – Teatro Augusteo -LO ZIO DEL MEDICO DEI PAZZI di Gianfranco Gallo, liberamente ispirato a E. Scarpetta, W. Jacoby e C. Laufs.

TEATRO ANTONIO ROMANO PER LA GAZZETTA CAMPANA

Napoli – Un classico del teatro, rappresentato, nella sua versione originale, per la prima volta nel 1890 al Wallner Theater di Berlino, in scena, a Napoli, fino a domenica  16 febbraio. Notevole consenso di pubblico per l’evento! Uno spettacolo con Gianfranco Gallo e Antonella Stefanucci, Mario Brancaccio, Antonella Prisco, Bianca Gallo. Consenso di pubblico per questo evento portato in scena secondo cartellone teatrale: ” Lo zio del Medico dei pazzi”. In seguito all’ultima proposizione in “Comicissimi Fratelli”, Gianfranco Gallo torna a teatro con uno spettacolo del repertorio scarpettiano sempre apprezzato dal pubblico. Gianfranco Gallo torna sulle scene teatrali col suo stile intrinseco. In scena un rinnovamento della tradizione nel segno del divertimento, dello svago e al tempo stesso nel rispetto del grande repertorio comico napoletano. L’autore Scarpetta nel 1908 elaborò a sua opera ” ‘O Miedeco de’ pazze”.  Fu un riadattamento di una commedia tedesca dal titolo Pension Schoeller di Jacoby e Laufs datata 1890. In Germania il testo, un classico del Teatro comico tedesco, è rappresentato, apprezzato attualmente, con grandissimo successo e rappresenta lì la grande tradizione teatrale. Un’opera, quella portata in scena al teatro Augusteo di Napoli, nata dal confronto, comparazione di queste due divertenti, esilaranti opere.  Nasce, in tal modo, la riscrittura, la riproposizione, di Gianfranco Gallo che mira a un’ironia studiata. Altri interpreti in scena: Luigi Credentino, Antonio Fiorillo, Francesco Russo, Michele Sibilio, Elena Starace, Gianluigi Esposito, Michele Schiano di Cola, Ursula Muscetta. La trama prende avvio in un noto locale, caffe dell’epoca dove un dinamico, estroverso, invadente cameriere che va oltre il suo ruolo è di scena. Una cornice storica è resa visibile dai costumi di palcoscenico; ai tavolini siedono per una rilassante pausa: un Maggiore dell’esercito in pensione che non ha perduto il suo modo di comando e la sua deformazione professionale, anzi la rende viva nei suoi toni alti, espressivi; un personaggio maschile che veste e ne interpreta uno femminile; crede di essere una grande scrittrice; è l’unica a pensarlo in realtà! Il quadro è completo con altri eccentrici personaggi! In quel luogo passano il loro tempo; i loro modi di fare saranno in seguito, oggetto di equivoci e scambiati per dei pazzi, per uomini che hanno perso l’uso della ragione. Una rappresentazione dinamica a dispetto del quadro inziale dove avventori di un locare sembrano oziare all’aprire del sipario. Nello specifico una Pensione sarà scambiata, in un gioco d’incerti sospetti, per una clinica; oppure una sorta di piccolo ospedale psichiatrico. Gianfranco Gallo, con tanto di parrucca secondo trucco del personaggio, entra sul palcoscenico, con un appariscente abito giallo che ha dato, in scena, agio a molte opinioni di passanti; ha modo di confrontarsi con una signora e le due figlie e altri personaggi in scena. Solo nell’epilogo si chiarirà la spiacevole situazione di scambio di realtà, di equivoci circa la pazzia dei personaggi. Una riflessione balza in rilievo; la logica della trama vuole che se si sia verificato tale inconveniente è che ognuno è stato prigioniero del proprio egoismo e delle proprie aspettative ossessive del non vedere il mondo circostante intorno a loro. È sottinteso, nelle riflessioni teatrali finali che, di fatto, ne, formano un resoconto, un invito, rivolto al mondo intero, per chi è prigioniero del tale stato, a moderare, possibilmente annullare del tutto, un poco tale atteggiamento!   Gianfranco Gallo abbina il suo spettacolo, ne firma la regia e la drammaturgia, sulla base della contemporaneità, sul confronto di una certa storicità e studio del testo; una rappresentazione teatrale rielaborata in chiave partenopea per un’opera internazionale come si nota dalle sue origini. Un’opera forse non adattata ma completamente riscritta secondo il proprio modo di vedere, di osservare in senso artistico teatrale esaltando, in chiave comica, il concetto di follia umana. Si potrebbe suppore, in questo spettacolo, una comicità surreale sia antica sia moderna di rinascita e rinnovamento al tempo stesso in uno stato di perenne e costante, paradossale, equilibrio.
Antonio Romano

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