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Napoli-Teatro Sannazzaro – “Squalificati” di Pere Riera con Stefania Rocca; con Andrea de Goyzueta e Fabrizio Vona

Antonio Ramano

Napoli – Uno spettacolo con la traduzione di Inés Rodríguez e Joan Negrié
e l’adattamento David Campora; le scene di Roberto Crea. La regia, l’ideazione scenica si deve a Luciano Melchionna, i costumi Milla
musiche a cura di Riccardo Regoli, assistente alla regia Sara Esposito produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2018. In “Squalificati “ la giornalista, di nome Silvia, interpretata da Stefania Rocca, la  più prestigiosa del paese affronta l’intervista più difficile della sua carriera: faccia a faccia con il Presidente del governo, ruolo affidato a Andrea de Goyzueta,  presumibilmente coinvolto in un crimine aberrante. L’astuto segretario stampa del Presidente Vittorio Bosco farà tutto il possibile per convincere l’intervistatrice a dubitare di se stessa, prima di tutto. Notevole consenso del pubblico che è sempre più coinvolto, nel corso dello spettacolo, nella ricerca di un qualcosa; quella cosa astratta è onorabilissima che è la ricerca della verità.  Si afferma in Note di regia a firma di Luciano Melchionna: “Tener duro e non perdere la calma.” “E neanche la Dignità.” (se possibile) “Questa è la chiave.” E ancora: “Un gioco raffinato, una partita a scacchi esclusivamente tra re, cavaliere e torre avversaria tra declinazioni di potere, strategie prive di scrupoli e il giudizio calato dall’alto, con chirurgico e amabile cinismo, da parte di chi afferma sia impossibile sporcarsi le mani. Il tutto condito da accuse di molestie, ambiguità, rovesciamento delle dinamiche e dei ruoli, ricatti e amletiche scelte tra carriera e famiglia. La politica e i mass media a confronto: chi si salverà? Chi riuscirà a dimostrare o a far credere di essere immacolato? Dov’è il male, dov’è, il bene in questa giungla ormai priva di riferimenti e valori, dove l’unico criterio valido, tra scivolate e colpi bassi è la selezione naturale e dove la sopravvivenza dei prescelti è delegata a qualche voto in più e allo share? Come riuscire a portare a termine la partita e magari vincere onestamente, senza per forza finire nella categoria ‘onnivora’ degli “squalificati”? Ai posteri l’ardua sentenza? No. Sta a noi, qui e ora, scegliere di ricominciare a rispettare le regole, così da non sentirci per il resto della vita dei bluff. Collusi oltretutto. Vittime e carnefici di noi stessi, prima di tutto”. Sulla scena appaino tre, specie di cabine movibili trasparenti tramite un sistema tipo binari. È li che si svolge l’azione. Sullo sfondo un arredato appartamento con gusto antico, un arazzo di valore alle pareti,  e tre bandiere; magari di quelle usate nelle grandi occasioni da parata. Una colonna sonora, a tratti, accompagna l’azione scenica sottolineando determinati passaggi. Ha un suono battente quasi un suono sinistro e drammatico di un qualcosa che urta e ora raschia un oggetto; che è un suono musicale di grande impatto. All’inizio i personaggi del presidente e suo segretario personale appaino allo spettatore quasi dei manichini; oggetti immobili che cominciano ad animarsi all’arrivo della giornalista. Il muoversi delle cabine trasparenti ha il significato del prevalere di una componente rispetto ad una altra e diventano sì oggetti inanimati e in un certo senso, elementi partecipativi, quasi recitativi. È un dialogo, l’intervista che è un’ atto d’accusa reciproco anche se svolto con parole educate e ben dosate per l’occasione; entrambi hanno scheletri nell’armadio; un passato da farsi perdonare. Solo Tre personaggi, in un atto unico,  per riempire tutta la scena! Nell’epilogo  un’immagine significativa del fu Presidente Pertini, insieme ad una altro celebre  personaggio è alquanto eloquente.

A.R.

 

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