Roma, 17 dic. – Molti si aspettavano un bilancio, ma quello fatto oggi da Giorgio Napolitano e’ stato molto di piu’.

  Pochi momenti di riflessione sul passato, molte raccomandazioni per il futuro, immediato e prossimo. Un forte richiamo alla “continuita’ istituzionale”, perche’ questo si attendono i cittadini italiani, l’Europa, il mondo intero. E dunque, contro lo “spettro dell’instabilita’” che fa agitare la politica in modo “confuso e nervoso”, non si devono togliere tempo e inchiostro all’esame dei problemi reali, per dedicarsi invece a discussioni su elezioni anticipate e scissioni di partito.
Insomma, il Capo dello Stato blinda il governo e il suo lavoro, loda piu’ volte l’operato del ministro dell’Economia Piercarlo Padoan e del premier Matteo Renzi. Chiede di nuovo che tra governo e sindacati riparta il dialogo, mette in guardia dal clima sociale “di tensione”, ma il suo sguardo e’ rivolto avanti, il suo obiettivo e’ lasciare un ritratto in positivo del Paese sottolineando i passi avanti fatti. Senza dimenticare i momenti bui, “la corruzione e il malaffare”, le “pesanti prove che abbiamo davanti”, la volonta’ di “ridare fiducia sulle potenzialita’ dell’Italia”. Che ora e’ guidata da un premier che ha messo in campo “un programma vasto” di cambiamento.

Un endorsement, quasi al termine del suo mandato, per togliere alibi a chiunque pensi di frenare l’operato riformatore messo in campo dal premier, che e’ anche segretario di un partito che ha ottenuto un largo successo alle elezioni europee. “Non si attenti in qualsiasi modo alla continuita’ di questo nuovo corso” riformatore, ha esortato il Presidente, che ha sollecitato l’opposizione a evitare “spregiudicate tattiche emendative”. Sono parole di miele per Renzi, che infatti parla di un discorso “di grande respiro e di grande livello”, e si trascina dietro i commenti positivi di tutto il vertice Pd.

Un discorso di tale sostegno alle riforme che fa ancora sperare molti renziani sulla possibilita’ che il Capo dello Stato possa attendere almeno il si’ delle Camere alla legge elettorale.
Anche per questo domani Matteo Renzi si spendera’ in prima persona, intervenendo alla assemblea dei senatori Pd proprio sull’Italicum, per spiegare che “i tempi vanno rispettati”.

E molti ipotizzano che il testo possa approdare all’aula di palazzo Madama senza il via libera della commissione, per eludere l’ostruzionismo. Ma sui tempi del suo mandato il Capo dello Stato, nonostante le attese di qualcuno, non ha dato che indizi. Ha ricordato di essersi impegnato a “garantire continuita’ istituzionale” per il semestre di presidenza italiana della Ue, che, ha fatto notare “si conclude tra poco, il 13 gennaio”.

Ma chi si avventura in date non puo’ avere certezze. “Decidera’ prima di Natale” spiega chi gli ha parlato. Intanto pero’ le grandi danze per la successione sono sul punto di partire, e il salone delle feste del Quirinale e’ stato quasi uno sfondo da fiaba per alcune prime mosse. A salutare il premier si sono visti molti di quelli che sui giornali vengono indicati come candidati. “Non ti garantisco nulla ma sappi che a te va la mia personale simpatia” ha sussurrato un leader di partito a uno di loro. Di certo “ci sara’ da ballare” spiegava poco piu’ in la’ un politico di lungo corso a uno piu’ giovane.

Il compito comunque tocchera’ a Renzi, ai partiti e alle Camere nel 2015. Giorgio Napolitano ha voluto chiudere il 2014 con un forte incoraggiamento, con un incitamento all’opera di cambiamento e con un richiamo al ruolo di garanzia delle istituzioni “in frangenti tra i piu’ complessi e aperti nell’esito che abbiamo avuto”.

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