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Napolitano, il giorno dell’addio Il successore “entro fine mese”

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Roma, ieri al  Quirinale, alle 10,35:e’ finita l’era Napolitano. Il Capo dello Stato ha firmata la lettera – poche righe, massima sintesi – con cui da’ seguito all’annuncio fatto in televisione la notte dell’ultimo dell’anno.   Un addio che non ha tralasciato niente del protocollo, ma ugualmente assumendo un tono intimistico, quasi dimesso.

La cronaca dell’ultima mattinata al Colle  per l’ultima volta la rassegna stampa preparata per i presidenti, poi la rilettura del testo della lettera con cui si dimette, e quelle di accompagnamento per i presidenti di Camera e Senato, ed il presidente del Consiglio.
partito con una scorta di corazzieri motociclisti alla volta di Palazzo Madama e Montecitorio. Nel frattempo un altro corazziere si affacciato  dalla Sala dei Precordi (quella con il terrazzino che da’ in direzione della fontana con i cavalli) ed ammainato la bandiera. Calando anche la bandiera sul Torrino, segno che, per i prossimi giorni, la sede del Quirinale e’ vacante.

La reggenza, infatti, passato al Presidente del Senato Pietro Grasso, ma questi – come da prassi –

Coro di apprezzamento dai partiti, meno che dai grillini.
Beppe Grillo invita Napolitano a rinunciare alla carica di senatore a vita. Ma non e’ che Silvio Berlusconi rinunci alla stoccata, quando si augura che “il nuovo Presidente della Repubblica non sia il seguito di tre Presidenti della Repubblica di sinistra, che hanno portato il Paese a questa condizione di non democrazia”.
Matteo Renzi invia al senatore a vita, lo era gia’ dal 2005, ora Presidente Emerito, l’ultimo ringraziamento. Poi aggiunge: “E’ auspicabile e ragionevolmente probabile che l’elezione del nuovo Capo dello Stato arrivi alla fine del mese”. E qui si entra nella partita che andra’ in scena a Montecitorio dal 29.

E nelle schermaglie tradizionali, quelle che pero’ la volta scorsa sono finite fuori controllo e hanno portato al ‘bis’, primo nella storia della Repubblica, chiuso ieri. “Se c’e’ la volonta’ di arrivare a una intesa con tutti, che sia con tutti, perche’ aspettare la quarta votazione e lasciar perdere la prima, la seconda e la terza?”, e’ la domanda che pone Pier Luigi Bersani a chi condurra’ le mosse, come tocco’ a lui, due anni fa.

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