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Neonata in cassonetto a Palermo, trovata la madre

Aveva il cordone ombelicale attaccato ed era viva. Trovata tra i rifiuti e portata in ospedale, non ce l'ha fatta

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Carabinieri hanno rintracciato la madre della neonata gettata viva in un cassonetto in via Ferdinando Di Giorgi a Palermo e poi morta: la donna è ricoverata all’ospedale Cervello dove si è recata dopo il parto.

La donna sarebbe stata accompagnata, verso le 18.30, in ospedale dal cognato che fa il vigile del fuoco a Palermo. Sono state rese note le iniziali, P. V. Lei e il marito sarebbero palermitani.

Avvolta in un lenzuolino intriso di sangue. Un borsone rosso per culla. Di lei, due ore di vita e nemmeno la forza di piangere, si è accorto un uomo, uno dei tanti che, in tempo di crisi, rovistano tra l’immondizia. Ha visto le gambine agitarsi e, terrorizzato, ha chiamato aiuto. Tutto è stato inutile: il soccorso dei passanti, la rianimazione in ambulanza, la corsa all’ospedale Civico di Palermo. La piccola è morta per un’emorragia poco dopo il ricovero.

“Chi l’ha lasciata lì voleva che morisse”, commentano gli inquirenti che hanno aperto un’inchiesta per omicidio volontario a carico di ignoti. La bimba era nuda. Il cordone ombelicale ancora attaccato, causa, probabilmente, della copiosa emorragia e del decesso. Nel borsone c’erano un tappetino zuppo di sangue, giaciglio improvvisato usato durante il parto, un paio di forbici, una scarpa da uomo e la placenta. Indizi che tutto sarebbe accaduto in fretta. E che in fretta la piccola sarebbe stata infilata nella borsa e buttata tra l’immondizia. Il ritrovamento sarebbe avvenuto intorno alle undici. Alle sette e trenta del mattino in genere i cassonetti sono già stati svuotati. La piccola, dunque, sarebbe stata scaraventata nei rifiuti tra le otto e le undici.

Una testimone sostiene di avere visto un’auto allontanarsi dal contenitore, ma gli investigatori non ritengono si tratti di un indizio utile. La loro attenzione è puntata piuttosto sulle videocamere della zona, che potrebbero avere ripreso la scena dell’abbandono. Il cassonetto “scelto” da chi ha condannato a morte la piccola è in via Di Giorgi, una strada alle spalle della circonvallazione di Palermo: palazzoni anonimi tirati su negli anni della speculazione edilizia. E’ lì che la bimba è stata scoperta da Rosario Campo, 55 anni, un clochard che “pesca” tra l’immondizia con bastone con l’uncino. L’uomo vive nella zona di via Perpignano e da anni ormai per sfamarsi cerca tra i rifiuti. Non ha mai avuto un vero lavoro. “Ho scostato il lenzuolo e ho visto la piccola. Era bionda. Non credevo ai miei occhi – dice – Avrei voluto dare l’allarme, ma non avevo il cellulare e così ho fermato due donne e ho raccontato quello che c’era dentro”. Quando Campo ha chiesto aiuto sono accorsi in tanti. Da una pizzeria poco distante sono stati chiamati i carabinieri e il 118. La bimba era ricoperta di sangue e cianotica. In ambulanza i medici l’hanno intubata. Al magistrato di turno, il pm Nino Di Matteo, hanno detto che era ancora viva, respirava. E’ in ospedale che il cuore si è fermato. L’ispezione cadaverica parla di emorragia. Verrà fatta l’autopsia, disposta dal pm che ha anche ordinato il sequestro della cartella clinica e l’esame delle videocamere di via Di Giorgi, potrà dire di più. Di certo è che la neonata è venuta al mondo al termine di una gravidanza regolare. Era sana e robusta. I medici legali estrarranno anche il dna.

“Chi ha visto collabori”, chiedono carabinieri e i magistrati. Mentre i partner del progetto “Ninna ho” Mariavittoria Rava (presidente della fondazione Francesca Rava) e Giovanni Rebay (partner di Kpmg) ricordano che “ogni donna può ricorrere alle strutture pubbliche e avvalersi del diritto all’anonimato senza temere l’espulsione, se clandestina, ma vivere l’ospedale come ‘luogo amico’”. Accanto al cassonetto, qualcuno ha posato una rosa bianca per ricordare la breve vita della bimba gettata tra i rifiuti.

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