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Nola – Convento di Santo Spirito – Presentazione del libro “ Storia dell’Italia Mafiosa” perché le mafie hanno avuto successo

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Nola – La Sala convegni ha vissuto un altro momento importante: una presentazione, al Pubblico di un volume “Storia dell’Italia mafiosa”, edita da Rubbettino. L’iniziativa si deve la circolo culturale Passepartout.  Al tavolo dei relatori Alfredo Mazza e la giornalista Autilia Napolitano oltre all’autore  Isaia Sales  che ha tenuto una presentazione del suo libro a trecentosessanta gradi toccando tutti le tematiche trattate e rispondendo ad qualche intervento dal pubblico. Un opera libraia che analizza la lunga serie di punti di contatto tra Stato, mafie e società civile. L’autore, Isaia Sales, ricostruisce la storia della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra dalla nascita nel Mezzogiorno borbonico, allo sviluppo nell’Italia unitaria.  La radice storica del libro è fondamentale; una storia che non si costituisce con  ipotesi e soluzioni alternative; il dato resta inconfutabile.  E’ una sorta di grande affresco storico che individua le ragioni di fondo di un modello criminale il cui successo dura ininterrottamente da tempo. Il volume vuole rappresentare inoltre un contributo alla risoluzione delle interpretazioni delle mafie come esclusività del Mezzogiorno, della sua depressione economica.  Il libro mostra perché le mafie, nonostante buoni propositi, non siano state sconfitte dal subentrante tempo attuale.  Isaia Sales insegna storia delle mafie presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. È editorialista del “Mattino” di Napoli. È stato sottosegretario al Ministero del Tesoro nel governo Prodi e autore di diversi saggi. Storia dell’Italia mafiosa rappresenta un’importante innovazione nello studio e nell’analisi dei fenomeni del genere. Laureato in Filosofia, occasionale collaboratore de l’Unità, ha fatto parte del Partito Comunista Italiano prima e dei Democratici di Sinistra. Fu sottosegretario al Ministero del Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica durante il primo governo Prodi. Attualmente insegna “Storia della criminalità organizzata nel Mezzogiorno d’Italia” presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno. Attraverso la descrizione dell’autore, nel corso del suo intervento conclusivo, emergono tantissime problematiche come l’uso consolidato di alcuni termini come “Picciotto” che è un termine di origine napoletana, oppure la parola “pizzo” che a differenza di quello che oggi significa indica il mettersi in un anglo. Tra altro  personaggi come Garibaldi, e un epoca nella quale i poliziotti erano anche i camorristi! Un abbinamento strano in un contesto nel quale i due dati sono di solito uno opposto dell’altro e non drammaticamente coincidenti. Eppure, polemizza un poco l’autore, che afferma che tanti libri di storia di Napoli non riportano un episodio sì eclatante. È ancora inspiegabile l’impresa, davvero impresa dei mille! La mafia diede il suo contributo; un segnale di ricerca del quale aver rincontro eventualmente. E non è tanto lo schierarsi storicamente da parte dei Borboni o contro. Un dato di fatto è fondamentale che è quello dell’unità d’Italia. Nulla vale ipotizzare se non si fosse avverato tale fatto storico. Altro dato da considerare, sempre dal punto di vista storico, i paesi che si sono liberati più tardi dal feudalesimo. La formazione degli sati unitari: per prima cosa si è unificato un sistema di giustizia amministrativa; è il caso di dire che lo Stato prende in mano il monopolio della violenza nel senso che nessuno poteva girare armato senza motivo nessuno poteva farsi più giustizia da sé ed altro. È questo è avvenuto in buona parte degli stati moderni. In Italia il tutto non è avvento completamente in materia di nuovo ordinamenti; si è assistito ad un crogiuolo di ordinamenti. Nel nostro paese ve ne sono diversi di ordinamenti coma la Chiesa Cattolica e la giustizia sportiva e infine c’è l’ordinamento mafioso. Quest’ultimo ha le sue regole parallele e hanno consenso popolare. Le radici storiche sono fondamentali; un riferimento è quando c’è l’unità d’Italia, l’arrivo dei piemontesi. Con i sé non si va lontano! Se ci fosse state la riforma agraria? Le mafie hanno reso dei servizi in un discorso di esistenza  consustanziale ! È può essere funzionale è questo il dato di fatto che emerge.  Un riferimento anche ad alcuni personaggi quali Al Capone che aveva un fratello, strano a dirsi, sceriffo; quindi non è affatto vero che condizioni familiari imponevano delle scelte! La grande immigrazione italiana: milioni emigrati anche in Argentina e in Brasile; ma solo negli Stati Uniti si formò una mafia locale. C’era domanda in tal senso; domanda e offerta in un epoca nella quale esisteva il proibizionismo. Il libro cerca di rispondere ad una serie di importanti e per molti versi inquietanti interrogativi di storia umana, di storia italiana. In definitiva un fenomeno che si può debellare, non sono invincibili ; i mafiosi non hanno esercito con carri armati e bazooka e non occupano le strade, sono solo fenomeni di come l’Italia è stata integrata : la storia della mafie è la storia dell’Italia.
Antonio Romano

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