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NOLA – MIGLIAIA DI PERSONE AI FUNERALI DI PAOLO FRANZESE

LUTTO A NOLA.Tutti i negozi chiusi per il lutto proclamato dal sindaco Biancardi

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Il silenzio surreale di una piazza gremita e le lacrime di dolore dei familiari. Le bandiere a mezz’asta e le serrande abbassate. Il lutto cittadino proclamato per un giovane figlio di Nola andato via troppo presto e gli onori militari resi ad un servitore dello Stato. Paolo Piero Franzese è tornato nella sua terra per l’ultima volta, per essere seppellito nel cimitero della città che amava tanto e che raggiungeva ogni volta che poteva per salutare i genitori ed i tanti amici a cui era rimasto legato nonostante la distanza e la carriera.
Da Ghedi a Nola, proprio come aveva fatto a luglio. Ma questa volta, il capitano navigatore dell’aeronautica militare, il pilota rimasto coinvolto nello scontro tra due Tornado avvenuto nei cieli delle Marche il 19 agosto scorso, ci è tornato in una bara avvolta da un tricolore. Dopo il rito funebre celebrato ieri mattina in un hangar dell’aerobase del bresciano, la salma è giunta nella cattedrale di Nola per ricevere l’abbraccio dei suoi concittadini. Il feretro è arrivato in aereo.
Ad accoglierlo centinaia di persone trattenute a fatica da un cordone militare che ha cercato in ogni modo di far rispettare la volontà dei genitori dell’ufficiale che hanno richiesto una cerimonia intima e senza clamori.
L’arrivo della bara è stato accolto dal picchetto d’onore del nono stormo di Grazzanise e dall’applauso commosso dei cittadini accorsi per salutare Paolo Piero Franzese. In cattedrale anche il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano, i parlamentari Paolo Russo e Massimiliano Manfredi, l’assessore regionale Pasquale Sommese ed il sindaco di Nola Geremia Biancardi. A dare conforto a Giuseppe e Carmela, la mamma ed il papà dell’ufficiale morto a soli 35 anni, il vescovo Beniamino Depalma che ha ringraziato Paolo per essere stato «un credente normale, uno che va in chiesa ogni domenica insieme con il figlio di un anno e la moglie, perché sono i credenti normali che cambiano il mondo». E lo ha ringraziato, il presule, anche «per aver servito la patria, per aver servito il bene comune».
Teste abbassate, occhi lucidi e sguardo fisso su quella bara adagiata ai piedi dell’altare. L’unico a sorridere, proprio lui, Paolo, nella sua foto adagiata sopra al feretro. Accanto, il suo cappello, con i gradi da maggiore ricevuti dopo la sua morte, la sciabola e le tante onorificenze conquistate nella sua breve ma brillante carriera cominciata nella scuola militare della Nunziatella di Napoli, presente con una propria rappresentanza alla cerimonia funebre di ieri. Poi il viaggio verso il cimitero.

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