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Nola- Presentato il libro “ Luigi Cortile il buon doganiere di Clivio” di Gerardo Severino

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DSCN2583Nola – Si è tenuta la presentazione di un libro, nella sede delle ex Carceri di Nola.  il libro in questione è “ Luigi Cortile il buon doganiere di Clivio” di Gerardo Severino. Una presentazione ma anche un incontro culturale per riflettere su un periodo critico della nostra storia Patria, occasione di arricchirsi culturalmente. Notevole il consenso e  la presenza del pubblico: studenti delle scuole del territorio, autorità civili e militari, militari, alti graduati della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri. Al tavolo dei relatori era presenti il Gen. C.A. Saverio Capolongo,  Comandante Generale della Guardia di Finanza , l’autore del libro Capitano Gerardo Severino , Direttore Museo Storico della Guardia di Finanza, il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, un nipote di Luigi Cortile, Antonio Romano e infine in qualità di moderatore, Antonio Russo, giornalista del Mattino di Napoli.  All’apertura del libro è riportata una fresa in latino, quasi ad introdurre, in maniera decisa, l’argomento trattato: “ Beati mortui qui in Domino moriuntur”  che tradotto significa letteralmente : “ Beati i morti che muoiono nel Signore”. Una frase biblica tratta dall’Apocalisse, c. XVI v. 13  che ben sintetizza. La sua storia emblematica: la sua vicenda terrena potrebbe partire da una località: Tenenza di Viggiù (VA). Fu qui che  la Brigata di Clivio della G.F. si prestò, con immensi sacrifici, in favore di quanti avevano il bisogno di espatriare nella vicina Svizzera. Il reparto versò  anche un contributo in termini di vite umane.  Lo  stesso comandante, è annoverato tra i martiri:  il Mar. Magg. Luigi Cortile. Egli  nacque a Nola l’8 aprile 1898. Arruolatosi nella Regia Guardia di Finanza nel 1917, in piena guerra mondiale, il 1° ottobre dello stesso anno fu mobilitato con l’XI battaglione operante nei Balcani. Al termine del conflitto fu ammesso alla Scuola Sottufficiali di Caserta, dalla quale uscì con il grado di sottobrigadiere.  Assegnato, per il servizio di prima nomina, presso la Legione di Genova, il sottufficiale fu addetto ai servizi di Volante, per poi transitare, nel 1923, nella Polizia Tributaria Investigativa. Il 1° dicembre 1930, frattanto promosso al grado di maresciallo capo, fu quindi trasferito alla Legione di Milano. Addetto al Servizio Sedentario nel giugno 1935, il maresciallo Cortile fu nominato “Reggente” della Dogana di confine di Clivio. Il 7 gennaio 1936 fu promosso al grado apicale di maresciallo maggiore. In seguito all’occupazione tedesca della Provincia di Varese, il maresciallo Cortile entrò a far parte dell’organizzazione umanitaria, riconducibile a Don Gilberto Pozzi, parroco di Clivio, particolarmente attiva in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati. Il maresciallo Cortile fece dunque parte di un’eletta schiera di sottufficiali e finanzieri, la quale, nel rendere grandi servigi al Movimento di Liberazione Nazionale, si prodigò con tutte le proprie forze, offrendo disinteressatamente aiuti umanitari a chi era in difficoltà per sfuggire alla caccia dei nazifascisti. Un atteggiamento altruista che poteva esser fonte di grave pericolo per la propria vita. È accadde l’irreparabile; come emerge dal Verbale di Irreperibilità redatto nel luglio 1947, il maresciallo Luigi Cortile fu tratto in arresto dai tedeschi, nella stessa Clivio: era  l’11 agosto 1944. Inizialmente tradotto nel carcere di Varese, il giorno seguente fu consegnato al carcere di San Vittore, a Milano. Il 17 ottobre dello stesso anno fu, quindi, trasferito al Campo di Concentramento di Bolzano. Da qui fu, infine, trasferito a Mauthausen (Austria). La sua generosa vita si concluse in tal modo. Luigi Cortile morì nel campo di Melk – Mauthausen il 9 gennaio 1945. Alla memoria dell’eroico maresciallo è stata concessa, con D.P.R. in data 16 giugno 2006, la Medaglia d’Oro al Merito Civile.  con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dai nazifascisti veniva infine trasferito in Austria, perdendo la vita in un campo di concentramento. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà».

1943 – 1945/Melk (Austria).

Antonio Romano

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