Quotidiano di informazione campano

Nola -Teatro Umberto – “La Cantata dei Pastori”: Un fascino antico della natività – Una luce nella notte.

ANTONIO ROMANO PER RADIO PIAZZA EVENTI

Nola – Secondo cartellone teatrale è di scena Beppe Barra. Collocata nel tardo-seicentesco, questo testo teatrale, porta in scena quello che è stato un evento storico: la nascita di Gesù. Nel clima della tradizione natalizia più viva, Beppe Barra mette in scena da più di quaranta anni con un consenso unanime la rappresentazione teatrale “La Cantata dei Pastori , un pezzo di storia del teatro napoletano; è un’opera del genere religioso. La prima edizione fu pubblicata, su commissione dell’Ordine dei Gesuiti, da Andrea Perrucci, nato nel 1651 e vissuto fino al 1706. L’opera vide la luce nel 1698 con il titolo ben più lungo nel senso letterale e per niente sintetico. L’autore non usò il nome vero ma uno pseudonimo; Ruggiero Casimiro Ugone. La trama racconta il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme; un itinerario pieno d’insidie. Diavoli misteriosi e terribili nei loro proclami, signori del male intervengono nei loro confronti per impedire i progetti divini. I rappresentanti di detto male saranno, nell’epilogo del racconto scenico, sbaragliati da un Arcangelo sfolgorante di luce con tanto di armatura e ali, spada sguainata e scudo riflettente una luce intensa. Uno scontro tra angeli e prevarranno quelli, è ovvio, buoni; al termine ecco materializzarsi in scena i molteplici e classici personaggi del presepe: pastori, cacciatori, pescatori vicini alla grotta della natività mentre sale intenso un motivo musicale natalizio di grande effetto. Tra i protagonisti della sacra rappresentazione è inserito Razzullo, uno scrivano inviato in loco per un censimento. Quest’ultimo, emblema di comicità, ironia, è un esilarante personaggio popolano che, per vicissitudini, è sempre alle prese con uno stato di costante e perenne fame. L’opera fu rivista in numerose riedizioni e, alla fine del ‘700, vi fu inserito un personaggio anch’esso comico: Sarchiapone. Quest’ultimo esercitava la professione di barbiere; ora è, per alcuni illeciti di grave spessore commessi, è in fuga per i boschi. L’opera ha deviato dal suo originale concepimento puntato tra un misto verso il comico e il profano. Un abbinamento che ha avuto i suoi inconvenienti quando nel 1889 la rappresentazione fu temporaneamente sospesa. Da ricordare che un saggio di Roberto De Simone sull’opera e la sua tradizione; è stato pubblicato da Einaudi. La rappresentazione teatrale è, come accennato, liberamente ispirata all’opera teatrale sacra; è un difficile viaggio che ben si abbinano alle due figure popolari napoletane: Razzullo, scrivano e Sarchiapone; una coppia scenica comica e tradizionale.  Peppe Barra nel ruolo di Razzullo è protagonista e regista dello spettacolo. In scena un trampoliere e giochi di un artista con il fuoco per rilevare alcuni passaggi di citazione infernale; la scena è un qualcosa che non ha nulla di razionale; va oltre coinvolgendo un mondo dell’aldilà fatto di un angelo e di demoni; del capo dei diavoli, di rischiaramenti e rossicci ambienti degli inferi. L’opera è anche una rappresentazione della continua lotta tra il concetto di bene e il suo avversario; il male. Meritano citazione i diversi e numerosi interpreti: Rosalia Porcaro nel ruolo di Sarchiapone, Patrizo Trambetti che interpreta i personaggi di Cidonio e il diavolo oste, Maria Letizia Gorga, nel ruolo della zingara che apre la scena, Francesco Iaia, Enrico Vicinanza, Francesco Viglietti, Andrea Carotenuto che in scena è San Giuseppe, Ghiara De Girolamo sul palcoscenico è la Vergine Maria, il piccolo Giuseppe De Rosa nel ruolo di Benino, Ciro Di Matteo. Tra gli interpreti, uscendo un poco dal convenzionale, da segnalare la presenza di una cagnolina; il suo padrone gli ha scelto il nome di “Carlotta”. Nello spettacolo vi è stata un’orchestra, posta alla base del palco, diretta dal Maestro Giorgio Mellone che si è esibita dal vivo. Le scene sono di Tonino Di Rozza. Interessanti le scenografie di ambiente favolistico che introducono in un paesaggio che sembra magico, incantato, fatato; i costumi sono di Annalisa Giacci. Le coreografie sono di Erminia Sticchi. Rimanendo nel campo musicale dell’opera, da menzionare le musiche di Carmelo Columbro; la canzone di Razzullo è del Maestro Roberto De Simone. Un’opera che è un omaggio a una città di grande storia e al suo teatro; Napoli e il suo territorio culturale. La rappresentazione si conclude con il materializzarsi come conseguenza di un presepe composto da attori; con un’esortazione di non adorare più statue di creta! Idoli che soffocano il cammino umano! Prima della chiusura del sipario una definizione risuona: “Altra cosa è la luce!”. Una luce nella notte!
Antonio Romano

20200103_222500.jpg20200103_222500.jpg~158 KBVisualizza Download

20200103_223502.jpg

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.