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Nola – Teatro Umberto – Serena Autieri in ‘La Sciantosa’ ho scelto un nome eccentrico”

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Nola – Grande consenso di pubblico per “ La sciantosa – ho scelto un nome eccentrico” di Vincenzo Incenzo per la regia di Gino Landi.  Nelle “note dell’ autore” di Incenzo si legge:  “Incontrare la sciantosa e il suo ‘nome eccentrico” vuole dire aprire un baule magico con un immenso tesoro dentro. Ho voluto rileggere in chiave nuova ed attuale il caffè chantant con un lavoro di ricerca nel repertorio dei primi del ‘900. “Tra una rima recitata e una lacrima intendo riportare al pubblico quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni e americani che Napoli ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra” così si esprime Serena Autieri con lo spettacolo “La Sciantosa – ho scelto un nome eccentrico”, scritto da Vincenzo Incenzo e diretto da Gino Landi. “Si è  voluto fortemente mantenere il clima di quei Caffè, e ricreare in teatro quel rapporto con il pubblico, improvvisando, fino a trascinarlo nella ‘mossa’, numero preferito “.  Ed è accaduto così: il pubblico tutto in piedi ad applaudire in un clima cordiale; una cosa rara in un teatro! davvero eccezionale! Vuole dire entrare nell’immensità della tradizione classica e allo stesso tempo, quasi un paradosso, abbracciare le radici della modernità. I brani proposti  prima di essere meravigliose canzoni, sono testimonianza  di un mondo e di un’epoca da proteggere per essere tramandata. Serena Autieri entra in scena col costume di Pulcinella; forse non riconoscibile e appena svela il suo volto parte un primo applauso. Serena racconta, alcuni personaggi come  la vita di  Elvira Donnarumma, celebre cantante scomparsa nel 1933.  I luoghi che la resero celebre furono i café-chantant e i teatri di varietà. Si congedò dalle scene, ormai gravemente malata. Ottenne attestati di stima da parte di molti personaggi pubblici e del mondo dello spettacolo, tra le quali Matilde Serao ed Eleonora Duse. Sullo sfondo del palcoscenico si riproducono immagini, foto e filmati, attinenti alla rappresentazione; un filmato introduce lo spettacolo con una sorta di raccolte di testimonianze – interviste sul personaggio del mondo dello spettacolo, di Serena Autieri. Inoltre  ai lati è accesa una candela e, vistosamente, sarà spenta poco prima della chiusura dello spettacolo. Un elemento simbolico che non ha bisogno di dire altro. Si spegne la luce di una candela per dire, forse, che c’è un qualcosa che non c’è più ma che  storicamente rivive ogni qualvolta di ripropone scenicamente. Si tratta di uno spettacolo in cui Serena Autieri ancora una volta conferma le sue meravigliose doti canore, nonché l’abilità di vera artista, capace di interagire con il pubblico in modo gentile, raffinato, coinvolgendolo con allegria. Si giunge anche a qualcosa di inaspettato quando  perfino il pubblico e invitato ad alzarsi in piedi per sperimentare l’ esecuzione della famosa “mossa”. Un pubblico che divine parte integrante e non eliminabile dello spettacolo. La Autieri cerca un maggiore aderenza con gli spettatori e così scende tra il pubblico e improvvisa, spazzando via la recinzione invisibile tra scena e uditorio.  “Gli spettatori – aggiunge Incenzo – diventano parte attiva e memoria di quello che fu, allo stesso tempo. Una sorta di andar oltre  la consuetudine  visuale, dove domina la rottura della convenzione. Nell’epilogo, nel celebre bis richiesto dal pubblico, c’è anche spazio una sorta di talent show di oggi: si ripercorre una vicenda dei giorni di oggi rivisitata in chiave ironica. Nello spettacolo oltre alla bravura della Autieri, si apprezzano i costumi di Monica Celeste, la vivace presenza del ballerino Alessandro Urso, i musicisti del “Quintetto Eccentrico” che interpretano, ai lati della scena, le antiche musicalità partenopee.

Antonio Romano

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