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Nola Teatro Umberto – Toni Servillo legge Napoli

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Nola – Prosegue secondo cartellone, il programma – stagione teatrale 2016, del Teatro Pubblico Campano. Sulla scena, scenograficamente parlando, solo un leggio e una sedia. “Toni Servillo legge Napoli”; questo il titolo dello spettacolo, un solo attore in scena, Toni Servillo, per raccontare la poeticità di una grande città. Servillo propone al pubblico un viaggio nella città partenopea, che nel suo percorso attraversa le parole liriche e poetiche dei suoi illustri artisti. Un omaggio alla cultura partenopea, che l’attore rende immergendosi nella poesia di poeti e scrittori che di Napoli hanno conosciuto bene la grande forza espressiva. È il ritratto di una città dai mille volti e dalle mille contraddizioni, divisa fra l’estrema vitalità e il disorientamento più profondo. Uno spettacolo, con notevole consenso di pubblico, suddiviso come La Divina Commedia nel quale si affrontano tematiche, prese nella loro poeticità, relative ai tre regni ultraterreni; all’Inferno, Purgatorio e Paradiso. L’itinerario prende in maniera tangibile la forma di un percorso ribaltato: “dal Paradiso all’Inferno”, dichiara Servillo all’inizio dello spettacolo, come introduzione alla serata. Una città di cui la lingua è il più antico segno, plasmato dal tempo e dalle contaminazioni storiche frutto di diverse dominazioni. Servillo ha  scelto alcuni testi poetici, dove emergono oltre una lingua viva nel tempo, un insieme di un qualcosa che fa  diventare le battute espressione. Toni Servillo affronta il sentimento intenso di dieci poeti e scrittori, testimoni della città in differenti momenti, offrendo attraverso emblematici scritti il quadro sintetico di una realtà impietosa ai limiti dell’estrosità, tra impulsi e dimestichezze. Ne emerge  un bisogno categorico di non rinunciare ad una identità celebrata da quattro secoli di letteratura. Accanto a poemetti ormai considerati fra i grandi classici del Novecento come Lassamme fa’ a Dio di Salvatore di Giacomo e De Pretore Vincenzo di Eduardo de Filippo, due liriche di Ferdinando Russo, ‘A Madonna d’‘e mandarine e E’ sfogliatelle, e l’attualissima Fravecature di Raffaele Viviani. Assolutamente inedite e composte per la circostanza sono ‘O vecchio sott’o ponte di Maurizio De Giovanni, a raccontare l’inumano dolore per la perdita di un figlio, e Sogno napoletano di Giuseppe Montesano, in cui, dichiarata la dimensione fantastica, l’apocalisse lascia il passo ad un salvifico, auspicato, risveglio delle coscienze. Entrambe si infrangono nella successiva sequenza, aspra e feroce, di Napule, crudo ritratto della città scritto da Mimmo Borrelli. “Oltre la lingua – aggiunge Toni Servillo, il filo che attraversa e unisce la serata è il rapporto speciale, caratteristico di tantissima letteratura napoletana, con la morte e con l’aldilà, il commercio intenso e frequente con le anime dei defunti, i santi del paradiso e Dio stesso”. Intensi minuti che l’attore conclude con ‘A livella di Totò, Primitivamente di Raffaele Viviani, ‘Nfunno di Eduardo de Filippo ed infine Cose sta lengua sperduta di Michele Sovente. Quindi in sintesi nello spettacolo , portato in scena: testi di Salvatore Di Giacomo, Eduardo de Filippo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Mimmo Borrelli, Enzo Moscato, Maurizio De Giovanni, Giuseppe Montesano, Antonio De Curtis, Michele Sovente.

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