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NOLA, VALORI ALTI DI CLOROFORMIO NELL’ACQUA DI FALDA

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Negli ultimi mesi a Nola si sta registrando un preoccupante innalzamento della falda acquifera. A Polvica si è recentemente creato un lago dalle dimensioni di circa 10 ettari, mentre nella zona della Polveriera l’innalzamento è di circa 1,5 metri. A impensierire non è solo il livello della falda acquifera, ma anche la qualità delle acque sotterranee. Con non poche difficoltà, siamo riusciti a entrare in possesso dei dati dell’Arpac sullo stato di parte della falda acquifera di Nola. In particolare, i dati a disposizione riguardano le analisi dell’acqua effettuate da novembre 2011 ad aprile 2014 nella zona dell’Ospedale Santa Maria della Pietà. Le sostanze fuori norma riscontrate sono le seguenti: Alluminio, Boro, Ferro, Manganese, Nitrati e Triclorometano. Nella fattispecie i valori sono 4 volte superiori al limite previsto dalla legge per il Ferro, 8 volte per il Manganese, 5 volte per il Triclorometano (0,76 ppb), 2 volte per il Boro e 5 volte per l’Alluminio. Se per molte di queste sostanze l’elevata concentrazione è imputabile all’origine vulcanica del nostro suolo, lo stesso non può dirsi per il Triclorometano.  Comunemente detto Cloroformio, il Triclorometano è una sostanza chimica prodotta dall’uomo e utilizzata in passato come anestetico inalatorio o come solvente in particolari processi chimici o industriali. Valori fuori norma del genere per il cloroformio sono imputabili a fattori antropici: ad esempio clorurazione (immissioni di cloro nell’acqua per purificarla) oppure sversamenti di rifiuti a monte della falda. Un aumento esponenziale di cloroformio è riscontrabile nelle falde acquifere in prossimità di discariche o sversamenti abusivi.  Sottolineiamo nuovamente che i dati dell’Arpac riguardano l’acqua di falda, che potrebbe essere utilizzata anche per irrigare i prodotti agricoli della zona. Se i suddetti valori non sono letali per l’uomo a breve termine, possono invece indurre seri danni alla salute umana a medio e lungo termine. Il Comune di Nola – insieme alla Regione Campania, la Provincia di Napoli e l’ASL NA 3 – è al corrente della situazione da aprile 2014, ma ad oggi non ci risulta che siano stati presi dei provvedimenti a riguardo. Non sono state indagate le cause, le fonti di tali anomalie, né sono state prese in considerazione eventuali messe in sicurezza. Pertanto auspichiamo non soltanto che le istituzioni si muovano immediatamente e con concretezza per affrontare tale criticità e risolverla. Ma ci aspettiamo anche un impegno serio dall’amministrazione comunale e dal sindaco Geremia Biancardi, così carente negli ultimi anni per quanto concerne la lotta al biocidio. Rifiutarsi

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