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Obama ignora polemiche su Brexit, ‘mondo vuole Ue unita’

'Chiudere porte a profughi è tradire nostri valori'

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Il presidente degli Stati Uniti è ancora lui, “per altri otto mesi” abbondanti. Barack Obama ci tiene a ribadirlo, da Londra, rispondendo indirettamente anche al fronte euroscettico britannico, tanto piccato dalle sue staffilate contro la Brexit (“il mondo vuole un’Europa unita”, insiste lui) da reagire bollandolo come “un’anatra zoppa” ormai in disarmo. Ma un qualche bilancio comunque s’impone: e il primo inquilino nero della Casa Bianca – come egli stesso ricorda non senza fierezza – pensa tutto sommato di potersi promuovere. La seconda giornata londinese di Barack Obama, e della first lady Michelle, è più rilassata della prima. Niente impegni di corte, dopo il pranzo celebrativo di ieri con la regina e la cena – informale – a Kensington Palace con William, Kate, Harry e ‘comparsata speciale’ in pigiamino e vestaglia del principino George; e soprattutto meno politica, all’indomani della sua incursione lancia in resta nella campagna sul referendum britannico Ue sì – Ue no del 23 giugno, condita da roventi polemiche. In mattinata un omaggio al genio della letteratura anglosassone William Shakespeare, a 400 anni dalla morte, nel celebre Globe Theatre. Più tardi primo faccia a faccia con Jeremy Corbyn, il nuovo leader anti-austerity dell’opposizione laburista, inviso all’establishment, ma che il presidente in qualche modo comincia a sdoganare (“discussione eccellente”, chiosa all’uscita Corbyn, storico militante pacifista e anti-Nato). Infine, a sera, cena privata in ambasciata prima della partenza per la Germania. Nel mezzo, l’appuntamento in maniche di camicia – e apparentemente a cuore aperto – con una platea multicolore di ragazze e ragazzi britannici radunati nella Lindley Hall del municipio di Westminster. Sollecitato dagli studenti, l’uomo più potente del pianeta parla a braccio sugli argomenti più disparati e arriva ad ammettere sinceramente di non essere “preparato” di fronte a una domanda specifica sulla pirateria in Somalia. Li invita a non cadere “nel cinismo”, a conservare “una visione ottimista della storia”, a impegnarsi per “il cambiamento”. Stavolta non si sofferma sul dossier Brexit. Ma certo fa non marcia indietro: anzi, in un’intervista al tedesco Bild prima del vertice di domani con Angela Merkel a Hannover ripete che “gli Stati Uniti e il mondo intero hanno bisogno di una Europa forte, prospera e unita”.

Obama in Germania, ad Hannover migliaia contro Ttip – Decine di migliaia di dimostranti sono arrivati oggi ad Hannover, per una grande protesta contro il Ttip, in occasione dell’arrivo di Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti inaugurerà domani insieme ad Angela Merkel la grande fiera dell’industria nel capoluogo della Bassa Sassonia. A promuovere l’iniziativa, oggi alle 12, ambientalisti, associazioni dei consumatori e ong. Sono attese fino a 50 mila persone.

Obama andrà a Hiroshima, sarà il primo leader Usa – Era un annuncio atteso da tempo. Nel corso dei suoi tre viaggi in Giappone Barack Obama aveva più volte espresso la volontà di visitare Hiroshima entro la scadenza del suo mandato. Il celebre discorso a Praga nel 2009 sull’auspicata riduzione degli arsenali nucleari e l’assegnazione del Premio Nobel lo stesso anno lo avevano eletto a paladino delle battaglie a favore della non proliferazione nucleare. Adesso, a pochi mesi dall’inizio del semestre bianco del suo incarico, il presidente cerca di chiudere il cerchio. Dopo l’accordo storico con l’Iran sul nucleare e la riapertura dei rapporti diplomatici con Cuba, Barack Obama sarà il primo presidente statunitense a recarsi a Hiroshima, 71 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La visita di Obama secondo la Kyodo News – che cita alcuni membri dell’amministrazione di Washington – avverrà alla fine del summit G7 di Shima, in programma il 26 e 27 maggio nel Giappone centrale. La Casa Bianca è già al lavoro per organizzare l’itinerario che prevede l’offerta di una corona di fiori al cenotafio davanti al Memoriale della Pace, seguita da un discorso accanto a Ground zero, il luogo in cui il 6 agosto 1945 la prima bomba atomica sganciata dagli americani si disintegrò provocando l’uccisione di 140.000 persone. Tre giorni dopo un secondo ordigno venne utilizzato su Nagasaki, causando altre 74.000 vittime e costringendo il Giappone alla resa militare. Un sondaggio del Centro di ricerca Pew nel 2015 ha dimostrato che il 56% degli americani considera opportuno l’impiego della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, mentre solo il 14% dei giapponesi lo ritiene un atto necessario

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