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Omicidio di Pietrafitta, la rabbia del paese«Quell’uomo è una bassurdo averlo lasciato solo con Ovidio»estia

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PIETRAFITTA (PERUGIA) – Il giorno dopo a Pietrafitta i dolore e la rabbia per la morte di Ovidio, sono ancora più forti. In tanti si fermano davanti alla casetta nata sulle ceneri della ex scuola dove Ovidio Stamulis, 17 anni a novembre, è stato massacrato dal patrigno, Pietro Cesarini, 59 anni, a colpi di mattarello.
Sul cancello chiuso con il nastro bianco e rosso dei carabinieri, hanno lasciato mazzi di fiori bianchi, una rosa rossa. «Riposa in pace figlio mio», ha scritto sul nastro bianco Luana, la seconda mamma di Ovidio, la donna che lo proteggeva dalla violenza del patrigno-orco. Luana piange nel suo negozio che si trova nella piazzetta del paese. Piange e ricorda quel ragazzo sensibile e gentile che un paese intero ha adottato. Un paese che ha deciso di costituirsi parte civile quando ci sarà il processo contro il patrigno assassino. Il perché lo spiegano in una lunga lettera i paesani amici di Ovidio. Un lettera piena damore per chi non cè più e anche piena di rabbia per come è stata gestita la situazione e lultima udienza davanti al giudice.
Perché Ovidio e il fratellino dovevano andare in una casa famiglia. Che contiene un atto di accusa pesantissimo. Eccolo: «Gli ultimi sms di Ovidio, inviati a due persone del paese, risalgono alla mattina di venerdì. Parlano di ulteriori e pesantissime confessioni al giudice, di decisioni importanti….Eppure dopo quella mattinata decisiva e densa di tensioni, Ovidio viene rimandato a Pietrafitta, è in auto e in casa con il suo carnefice quasi come fossero una famiglia serena. In questo quadro è inconcepibile che a distanza di unora circa Ovidio si trovi a casa, da solo con il suo carnefice, con luomo che tutti sapevano una bestia…».
Ieri sera in chiesa il paese ha pregato per il ragazzo massacrato dal patrigno feroce. Ha ascoltato le parole di don Fabrizio e ha pianto di fonte alla grande fotografia di Ovidio che sorrideva alla vita.
Intanto il romano Pietro Cesarini, accusato di omicidio volontario, si trova rinchiuso nel carcere di Orvieto in regime di isolamento e controllato a vista dagli agenti.

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