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Paita, il tracollo annunciato: consumata da una politica feroce

Faide a Genova, tentennamenti a Roma: anatomia di un ko

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A vederla entrare al suo comitato elettorale, così esile, così segnata nel fisico, viene quasi voglia di abbracciarla. La scorsa notte Raffaella Paita ha pianto tutto quello che c’era da piangere. Ci vuole coraggio, a mostrarsi nella propria fragilità, con una camicia di tre taglie più larghe che nasconde una magrezza impressionante. «Mi prendo le mie responsabilità, ma vorrei che lo facessero anche gli altri». Questa è la cronaca di un disastro quasi annunciato, e di un partito che si è mostrato fragile e indeciso.

La spaccatura

Nel febbraio 2014 il Pd ligure va a congresso. La Ditta contro i renziani. Non c’è accordo su nulla. Il cuperliano Giovanni Lunardon si candida a guidare la regione con una relazione contro Claudio Burlando. Nel testo si parla di «gestione clientelare», con riferimento ai fondi europei usati per soddisfare i piccoli Comuni, trascurando invece Genova. L’attacco all’uomo che è il padre politico di tutti i protagonisti di questa storia, spacca il partito in modo definitivo. Primarie. Il sindaco di Sarzana Alessio Cavarra, renziano della prima ora, candidato di Burlando, prende più voti. Ma contano i delegati in assemblea. Luca Pastorino ha promesso il suo appoggio al presidente. Filippo Civati mette il veto. Pastorino si astiene. Lunardon diventa segretario regionale sul filo di lana.

Fratelli coltelli

I propositi di pace sociale finiscono dopo pochi giorni. Lunardon non si è ancora insediato che Raffaella Paita annuncia la sua candidatura alle primarie del Pd, con Cavarra coordinatore della sua campagne per le primarie. Alle Regionali del 2010 è stata la più votata del centrosinistra, diecimila preferenze. Anche lei è renziana, come Burlando, che lo è diventato dopo la sconfitta di Renzi alle primarie del 2013, con il quale forma un asse politico fortissimo. Ad agosto Lunardon e il segretario provinciale Alessandro Terrile incontrano Lorenzo Guerini, numero 2 nazionale del Pd, alla Festa dell’Unità di Bologna. «Con Paita perdiamo». «Che alternative ci sono?» è la risposta. Silenzio. Da maggio a settembre 2014 è tutto fermo. Per una ragione. Il ministro della Giustizia, lo spezzino Andrea Orlando, ha fatto capire ai vertici locali che lui potrebbe scendere in campo, con il consenso di Renzi.

Dopo l’alluvione

Intanto, alla fine di settembre Orlando comunica il suo no alla candidatura. Nella notte tra il 9 e il 10 ottobre Genova è colpita dall’alluvione, la terza in 5 anni. La rabbia degli abitanti si tocca con mano. La settimana seguente una delegazione ligure va al Nazareno da Guerini. Sono presenti Orlando, il segretario provinciale e quello regionale, Roberta Pinotti e Claudio Burlando. «La situazione è compromessa» dicono Terrile e Lunardon. «Al governo ci siamo noi. Il problema non è lei ma la linea di completa continuità. Bisogna azzerare tutto». Orlando è favorevole, Pinotti contraria. Burlando si arrabbia, dice che è in corso una cospirazione per addossare a lui le colpe dell’alluvione. Guerini sembra intimorito. «Decidete voi».

La trattativa

Si rivedono il 31 ottobre a Genova. Guerini arriva in Regione. Il Pd provinciale ha approvato all’unanimità un documento: ora precedenza all’alluvione, riparliamo delle pri-marie a gennaio. Ai vertici locali, che chiedono sia messo agli atti il loro dissenso, viene imposta la data delle primarie: 20 dicembre. Lettera da Genova al Nazareno: abbiamo contro i sindacati, Confindustria e quasi tutte le sezioni del partito. Guerini si accorge che la situazione sta sfuggendo di mano. Ennesima riunione, dalla quale esce solo la data delle primarie: 11 gennaio. Poche sere dopo, Terrile e Lunardon sono a casa di Sergio Cofferati. «Tocca a te». La competizione interna lascia una scia di rancori che il Nazareno sottovaluta. I circoli storici, da Pontedecimo alla Valpolcevera, annunciano che non voteranno Paita. Il 21 marzo Pastorino, che si candida da sinistra. Il 22 aprile la procura di Genova indaga Paita per l’alluvione. Terrile e Lunardon vengono chiamati da Luca Lotti e invitati a prendere posizione. Dopo la loro dichiarazione a sostegno della candidata, per due giorni nessuno si fa più sentire. Dice Terrile: «Non capisco un partito che rinuncia a intervenire e lascia fare affidandosi al caso».

«Un anno orribile»

In tutto questo, Raffaella Paita. Il bersaglio di voci maligne e cattiverie che mai hanno avuto pietà. Il suo malessere è diventato sempre più evidente. La violenza di questa campagna elettorale l’ha prosciugata. Adesso in privato tutti si preoccupano della sua salute, di come reagirà, se avrà la forza di farlo. Ma in pubblico, in questi mesi, è stato ben diverso. Appoggiata a un muro, accetta di parlarne. Con pudore, perché la politica per lei è vita, senza pronunciare mai il nome della cosa. «È evidente che ho un problema. Non è che posso fare finta di niente. Lo stress di questo anno orribile mi ha distrutto il fisico. Ma non è giusto addossare agli altri alcuna responsabilità». Sorride, e sembra una bambina. Forse la politica è vita, ma può essere anche una cosa brutta, cinica, cattiva.

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