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Papa: con gesti e invito a leader Israele e Anp spinge MO a pace

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Gerusalemme, 26 mag. – Prima l’immagine di Papa Francesco in preghiera con la fronte appoggiata al cemento del muro della divisione, vicino alla scritta rossa “Free Palestine”, poi l’invito al presidente palestinese Abu Mazen e al presidente israeliano Shimon Peres – prontamente accettato da tutti e due i leader – di una preghiera comune in Vaticano per invocare insieme il dono della pace per il Medio Oriente, quindi la ferma condanna dell’odio antisemita esploso a Bruxelles, infine l’abbraccio con Bartolomeo I e la cerimonia ecumenica che per la prima volta nella storia hanno presieduto insieme – Papa e Patriarca – nella Basilica del Santo Sepolcro.
  E qui Francesco la poggiato la fronte sulla pietra dove Cristo e’ risorto. E’ stata davvero densa la seconda giornata di Bergoglio in Terra Santa, iniziata con l’unico incontro che e’ stato concesso al Pontefcie con i cristiani palestinesi.
  Erano circa 6 mila i fedeli presenti nella piazza della Mangiatoia, e il Papa ha parlato loro del “pianto dei bambini” che troppo spesso ci lascia indifferenti. “Ci sono bambini – ha detto – che piangono invano per la fame e per malattie facilmente curabili. In un tempo che proclama la tutela dei minori, si commerciano armi che finiscono tra le mani di bambini-soldato; si commerciano prodotti confezionati da piccoli lavoratori-schiavi. Il loro pianto e’ soffocato: devono combattere, devono lavorare, non possono piangere! E tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo”. E davanti all’opinione pubblica mondiale proprio a un bambino Francesco ha voluto dare la parola: Vogliamo dire al mondo basta sofferenze e umiliazioni”, ha detto un ragazzino palestinese incaricato del discorso di benvenuto al Pontefice al campo profughi di Dheisheh, aperto da quasi 60 anni e mai smantellato, per accogliere (di fatto segregandoli) i palestinesi in fuga dai territori occupati e devastati dalla Guerra del 1948. “Io – ha raccontato il giovanetto parlando in italiano al Papa – non ho mai visto il mare”. Cristiani e musulmani vivono sotto l’occupazione”, avevano scritto i bambini in varie lingue su alcuni fogli e Francesco ha risposto: “ho letto le parole che avete scritto, non lasciate che il passato determini il vostro futuro, guardate sempre adelante, lavorate e lottate per raggiungere le cose che desiderate. Io so una cosa: la violenza non si vince con la violenza, ma con la pace e la dignita’ per preparare una patria. Grazie per avermi ricevuto, adesso chiedo al Signore che vio benedica e chiedo a voi di pregare per me”. Prima di lasciare l’incontro, Francesco ha salutato uno per uno i bambini presenti che erano quasi un centinaio. Bambini innocenti che non hanno nulla, ma oggi per un po’ hanno avuto il Papa tutto per loro.
  L’indignazione per il protrarsi delle sofferenze del popolo palestinese, Francesco non l’ha nascosta quando poco dopo ha incontrato all’aeroporto di Telaviv il presidente israeliano Shimon Peres e il premier Benjamin Netanyahu. “Lo Stato d’Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. E il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignita’ e a viaggiare liberamente”, ha affermato Francesco rispondendo ai discorsi di benvenutio in Israele. Il Papa ha rilanciato cosi’ la “soluzione di due Stati”. “Diventi realta’ e non rimanga un sogno”, ha auspicato indicando la via da percorrere: l’applicazione delle risoluzioni dell’Onu che stabiliscono la restituzione di Gerusalemme Est e dichiarano la legge fondamentale che ne ha fatto la capitale israeliana ‘nulla e priva di valore’. Ecco il nodo del problema: Gerusalemme, “citta’ di valore universale”. E proprio la Citta’ Santa ha ospitato in serata lo storico incontro tra Francesco e Bartolomeo I che si sono abbracciati – prima in privato e poi a beneficio dei fotografi varcando quindi mano nella mano la soglia della Basilica del Santo Sepolcro – proprio come 50 anni fa avevano fatto Paolo VI e Atenagora I. Nell’occasione Francesco ha ripetuto “l’auspicio gia’ espresso dai predecessori, di mantenere un dialogo con tutti i fratelli in Cristo per trovare una forma di esercizio del ministero proprio del Vescovo di Roma che, in conformita’ con la sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti”. “Santita’, amato Fratello, carissimi fratelli tutti – ha detto ancora Francesco rivolgendosi direttamente a Bartolomeo – mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore e della Verita’ per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione”.
  Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, e’ rimasto impressionato “dalla genialita” del modo in cui il Papa si e’ fatto presente di fronte al muro che e’ “simbolo di divisione e di incapacita’ degli uomini a costruire veramente la pace in questa terra”. “Lo ha fatto – ha sottolineato ai giornalisti – in silenzio, in un modo spirituale, in un modo rispettoso della sofferenza di tutti, con questo gesto anche del toccare con la fronte il muro, che e’ caratteristico anche della sua religiosita’, che dice la presenza concreta, la presenza della persona in tutta la sua completezza e concretezza. Quindi, mettere di fronte a Dio le sofferenze degli uomini, la loro incapacita’ di superare le divisioni e il nostro desiderio, la nostra domanda a Dio di aiutarci a distruggere le divisioni e le loro cause”. Padre Lombardi ha anche commentato l’iniziativa della preghiera in Vaticano con i due presidente. “Il Papa ha l’autorita’ per invitare queste persone che lo hanno incontrato e lo hanno apprezzato come un profeta di pace”, ha sottolineato il gesuita auspicando che questo incontro (che si terra’ quasi certamente nella prima meta’ di giugno) sia un contributo per fare un passo avanti, naturalmente nell’ordine morale e religioso della conversione dei cuori, che e’ quello che e’ di competenza della Chiesa e che forse e’ anche la cosa, alla fine, piu’ importante di tutti”. Domani Francesco si reca al Memoriale di Yad Vashem per una visita che gia’ definisce “toccante”. Il Papa nell’annunciarlo ha ricordato oggi “i sei milioni di ebrei vittime della Shoah, tragedia che rimane come simbolo di dove puo’ arrivare la malvagita’ dell’uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignita’ fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa”. “Prego Dio che non accada mai piu’ un tale crimine, di cui sono state vittime in primo luogo gli ebrei e anche tanti cristiani e altri”, ha confidato nel discorso alla cerimonia di benvenuto che ha riunito all’aeroporto le massime autorita’ israeliane, compresi il presidente Shimon Peres e il premier Banjamin Netanyahu. “Sempre memori del passato, promuoviamo – ha esortato Francesco – un’educazione in cui l’esclusione e lo scontro lascino il posto all’inclusione e all’incontro, dove non ci sia posto per l’antisemitismo, in qualsiasi forma si manifesti, e per ogni espressione di ostilita’, discriminazione o intolleranza verso persone e popolo

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