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PAPA FRANCESCO,AI DETENUTI,” VI PORTO LE CAREZZE DI GESU

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Ieri il Papa Francesco, adesso faremo questa cerimonia di lavarci i piedi: e’ un segno. E io davvero sono disposto a servire, cosi’ dobbiamo fare l’uno all’altro. Penso che questo gesto e’ una carezza di Gesu'”. Con parole molto semplici, Papa Francesco ha spiegato la sua decisione di celebrare la sua prima “messa in Coena Domini” nella Cappella del carcere di Casal del Marmo, insieme a una cinquantina di ragazzi detenuti.
  A dodici di loro, tra i quali alcuni musulmani e due ragazze, il Pontefice ha lavato e baciato i piedi, compiendo, ha commentato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, “un gesto commovente e impegnativo, un meraviglioso atto di servizio”. Bergoglio ha anche scherzato per far capire il senso della lavanda dei piedi a quei giovani: “non c’e’ che dobbiamo lavarci tutti i giorni i piedi l’uno con l’altro. Piuttosto, se alle volte sono arrabbiato con qualcuno debbo dirmi: ‘lascia perdere’. E fare invece qualcosa per lui”. Nella sua breve omelia, il Pontefice ha spiegato le parole del Vangelo con le quali e’ raccontato il gesto della lavanda dei piedi. “Questo – ha detto – e’ commovente: Gesu’ che lava i piedi. Pietro non capiva, rifiutava, ma Gesu’ gli ha spiegato: ‘capite quello che ho fatto per voi’. Mi chiamate maestro e Signore, fate bene, io lo sono. Vi ho dato un esempio perche’ anche voi facciate cosi’. Pietro – ha sottolineato – non capiva ma Gesu’ ha spiegato il suo gesto. Dio ha fatto questo e spiega ai suoi discepoli che devono seguire il suo esempio”.

“Se io che sono il Signore e il Maestro ho lavato i piedi ai discepoli – ha detto Bergoglio – anche voi dovrete fare altrettanto. E’ l’esempio del Signore. Tra noi quello che e’ piu’ in alto deve essere al servizio degli altri. E questo e’ un segno: lavare i piedi significa dire: io sono al tuo servizio. Dobbiamo aiutarci”, ha affermato il Pontefice. “Aiutarci l’un l’altro: questo e’ cio’ che Gesu’ ci insegna”. “E questo – ha detto testualmente – e’ cio’ che io faccio. E lo faccio di cuore perche’ e’ il mio dovere come prete e come vescovo. E’ un dovere che mi viene dal cuore. Amo farlo perche’ il Signore cosi’ mi ha insegnato. Ma anche voi – ha chiesto Papa Francesco rivolto ai ragazzi – aiutateci sempre, e cosi’ aiutandoci ci faremo del bene. Ciascuno di noi pensi: sono disposto a servire, sono disposto ad aiutare l’altro? Questo segno e’ una carezza di Gesu’ che e’ venuto proprio per questo, per servire, per aiutarci”. Nella palestra poi Papa Francesco ha voluto ringraziare i ragazzi di Casal del Marmo prima di lasciare il carcere minorile. “Le cose di oggi mi aiuteranno a essere umile servitore, come deve essere un vescovo”, ha spiegato rivolto ai giovani.

“Quando ho chiesto – ha poi raccontato – dove poteva essere gradita una visita, mi hanno detto a Casal del Marmo e io sono venuto qui. Mi e’ venuto dal cuore, le cose del cuore non hanno spiegazione”. Il Papa, che era giunto alle 17,30 con un’auto di servizio della Gendarmeria vaticana invece che con la vettura ufficiale Scv 1, ha trovato ad accoglierlo il ministro della Giustizia Paola Severino, che in un breve saluto lo ha ringraziato per aver dato un senso diverso alla parola “custodire” e per l’amore che ha visto nei suoi occhi mentre si accingeva a lavare i piedi ai ragazzi. Lasciando infine il carcere, il Pontefice ha esortato i giovani: “non lasciatevi rubare la speranza, sempre avanti”. “Questo vi chiedo: di essere pastori con ‘l’odore delle pecore’, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini”, aveva detto invece questa mattina al clero di Roma nella messa crismale, che in ogni diocesi e’ l’incontro liturgico del vescovo con i suoi sacerdoti. “L’unzione – erano state le sue parole – non e’ per profumare noi stessi e tanto meno perche’ la conserviamo in un’ampolla, perche’ l’olio diventerebbe rancido e il cuore amaro”.

“Il buon sacerdote – per il nuovo Pontefice – si riconosce da come viene unto il suo popolo”. Infatti, “quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realta’, quando illumina le situazioni limite, ‘le periferie’ dove il popolo fedele e’ piu’ esposto all’invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede. La gente ci ringrazia perche’ sente che abbiamo pregato con le realta’ della sua vita di ogni giorno, le sue pene e le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, e’ incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: ‘preghi per me, padre, perche’ ho questo problema’, ‘mi benedica’, ‘preghi per me’, sono il segno che l’unzione e’ arrivata all’orlo del mantello, perche’ viene trasformata in supplica”. “Quando siamo in questa relazione con Dio e con il suo Popolo e la grazia passa attraverso di noi, allora – dunque – siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini”. “Cio’ che intendo sottolineare – era stata la conclusione del Papa – e’ che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale, ma lo e’ solo apparentemente, il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato, perche’ sa che noi lo abbiamo”.

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