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Pdl, si riaccende lo scontro

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NAPOLI – Pdl campano sempre più in frantumi dopo il congresso provinciale di Caserta. La competizione termina con la diserzione dellarea che fa capo al numero due del partito in Campania Mario Landolfi, la riconferma di Pasquale Giuliano a segretario provinciale del partito e la sostituzione dellex vice Gennaro Coronella, landolfiano doc, col consigliere regionale Angelo Polverino, anche lui ex An ma vicino allarea dellex leader del Pdl NicolaCosentino.La guerra intestina si accompagna alle critiche del governatore al partito.
«Il problema è enorme, per tutti» dice il presidente della Regione in un’intervista a “La Repubblica” e poi aggiunge: «Se tu ritardi i processi e ti piomba addosso una crisi epocale, economica e di sfiducia, e la risposta è: contiamo le tessere, allora non ci siamo». Le responsabilità di ciò ci sono e sono «anche di Alfano».
«Tante riunioni – aggiunge – mai nessuna decisione. In questo Berlusconi è sempre stato più avanti di tutti. Ma ormai viviamo in un paradosso: noi, che oggettivamente abbiamo provato a rinnovare, rischiamo di apparire il partito più vecchio. E la sinistra, area sostanzialmente più tradizionale, dà risposte».
E sul rimpasto di giunta conclude: «La decisione sarà presa al momento giusto. Queste nomine avverranno a breve».
Argomentazioni che nel corso della giornata vengono precisate dallo stesso presidente. «Meno vertici e più decisioni» dice in occasione di un convegno. «Per la parte che riguarda il nostro campo la discussione che si è aperta su un forte rinnovamento, un’offerta politica fortemente innovativa, va messa in campo in tempi rapidissimi. Cè la necessità di dare risposta alla sfiducia della politica, una richiesta che viene dai cittadini rispetto a una nuova offerta politica che possa rispondere non solo alla rappresentanza che l’elettorato cerca, ma anche alla efficacia delle misure che la politica mette in campo».
Il modello a cui guardare è quello americano. «Un modello che io ho sempre sostenuto – aggiunge Caldoro – perché è la migliore risposta ed è quella di movimenti politici radicati sul territorio e non con il vecchio modello amministrativo del partito pesante, ma modello e forze politiche che realmente rappresentino la società».
Sullo strappo interno al Pdl Francesco Nitto Palma, senatore del Pdl e commissario regionale del partito per la Campania precisa: «Entro poche settimane si rilancerà l’azione del centrodestra con quelli che intenderanno starci». Ci saranno «un programma e gruppo sereno che deve riagganciare il rapporto con l’elettorato moderato che, in questo Paese, è sicuramente maggioritario». Per Palma, occorre fare leva «sui valori storici del centrodestra, che sono quelli del nostro partito. Il clima delle tensioni, dei distinguo, delle diversità ha esasperato la situazione, ha stancato tutti, primi fra tutti quelli del centrodestra. Mi auguro che si possa andare avanti tutti insieme come è accaduto finora ma se ciò non dovesse accadere o non dovesse essere possibile sarà comunque un elemento di chiarezza».
Non mancano le ripercussioni in provincia. «Le scelte fatte a Caserta – commenta la consigliera regionale Antonia Ruggiero – sono il frutto di un percorso pienamente condiviso con i vertici nazionale e regionali del partito. Anche ad Avellino cè stato un congresso in cui il Pdl si è confrontato e ha scelto attraverso i suoi iscritti. Così alla fine ha prevalso la politica e linteresse generale del partito. Insomma il problema nel Pdl non è di certo il tesseramento». Le critiche di Caldoro al partito dunque sono ingiuste. «Il governatore – continua Ruggiero – venga a dircelo, che il Pdl non esiste o quasi. Così per lo meno noi consiglieri che di questo partito siamo rappresentanti e come tali sosteniamo il governo regionale sapremo a quale partito dobbiamo iscriverci, se a quello di Caldoro, a quello di Del Gaizo (il capo di cabinetto del governatore, ndr) o di altri».
Il monito è chiaro ma per evitare fraintendimenti la consigliera regionale conclude: «Se si fanno delle dichiarazioni bisogna anche usare comportamenti consequenziali. Se non si vuol stare in un partito si può anche cambiare. Basta non sputare nel piatto in cui si mangia».

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