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Pedofilia e omertà, svelato l’inferno di Caivano

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Napoli – La piccola Fortuna Loffredo fu uccisa perchè non voleva più essere vittima del suo stupratore. Per la morte della bimba trovata senza vita ai piedi del fabbricato in cui abitava la famiglia nel Parco Verde di Caivano, nel Napoletano, i carabinieri hanno condensato i sospetti su una presunta rete di pedofili dell’area e hanno ottenuto dal gip di Napoli Nord una misura cautelare per Raimondo Caputo, compagno di Marianna Fabozzi, madre di un altro bimbo morto apparentemente per una caduta accidentale nel Parco Verde di Caivano, Secondo gli inquirenti Caputo  ha “barbaramente assassinato Fortuna perche’ aveva osato opporsi” a lui, si legge nel provvedimento emesso a carico del 44enne dal gip Alessandro Buccino Grimaldi, in cui si sottolinea come l’uomo “non abbia esitato a porre in essere odiosi e brutali atti sessuali sulle figlie in tenera eta’ e anche sulla povera Fortuna”.

A mezzogiorno una molotov è stata lanciata contro l’ingresso dell’abitazione in cui è agli arresti domiciliari la Fabozzi

Fortuna Loffredo, Chicca per chi le voleva bene, aveva 6 anni. Fu trovata cadavere nello spazio davanti all’ingresso del palazzo il 24 giugno 2014. Una caduta accidentale, la prima ipotesi, da un’altezza compatibile a quella del settimo piano o oltre. Ma gli investigatori notarono subito una coincidenza con la morte del piccolo Antonio Giglio, 3 anni, apparentemente sfuggito alla sorveglianza della nonna e della mamma e caduto dalla finestra della sua abitazione, in quello stesso palazzo, avvenuta alla fine del 2013. L’autopsia sul corpicino di Chicca evidenzio’ abusi sessuali, reiterati e da lungo tempo. La ricostruzione delle sue ultime ore di vita fornirono un altro particolare inquietante: Fortuna era andata a cercare a casa sua Doriana, la sorellina di Antonio. Infine, le parole della madre 27enne della piccola ai cronisti: “Chi sa parli. Io a stare qui ho paura per gli altri miei due figli, voglio mandarli in collegio”. Il 23 dicembre di quell’anno il primo arresto per violenza sessuale su minori, un vicino di casa di Loffredo, cui seguì un’altra misura cautelare. Ormai Parco Verde nell’immaginario collettivo era anche il parco degli orchi.

Secondo le indagini l’uomo, vicino di casa di Fortuna, il 24 giugno di due anni fa portò la bambina all’ottavo piano del palazzo e lanciò nel vuoto quando si rifiutò di subire nuove violenze. Caputo si trova in carcere da novembre  per violenza sessuale ai danni di una bambina di 12 anni e con lui Marianna Fabozzi. La svolta nelle indagini è arrivata dai racconti degli altri tre figli della Fabozzi, anche loro vittime di abusi sessuali. Allontanati dalla famiglia hanno iniziato a riferire particolari diventati la “chiave di lettura” delle indagini, che gia’ attraverso le intercettazioni avevano tracciato un quadro molto grave di attivita’ di pedofili a Caivano. “Ho sempre saputo chi e’ stato a uccidere Fortuna. Ho atteso che qualcuno venisse da me, ma niente. Ma qui c’e’ omerta’, anche oggi”. E’ la reazione a caldo di Domenica Guardato, madre di Fortuna. A Marianna Fabozzi “ho chiesto se era stata lei, ma ha sempre negato. Il suo compagno non l’ho incontrato. Ora devono marcire in galera”.

“Fin dai primi sopralluoghi con i nostri consulenti era emerso con chiarezza l’ipotesi di un atroce movente a sfondo sessuale. Oggi finalmente arriva giustizia grazie al grande lavoro della Procura di Napoli Nord, che ha operato in un contesto fra i piu’ terribili del Paese” scrivono in una nota gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, che assistono la famiglia di Fortuna “In memoria di Fortuna – aggiungono – e’ nostro dovere salvare tanti altri bambini. Ora la giustizia non deve avere alcuna pieta’”.

La scarpina destra di Fortuna, secondo gli inquirenti, “sarebbe stata occultata da una signora all’ottavo piano del palazzo in cui viveva la piccola. La stessa che nego’ di aver visto qualcuno sul pianerottolo poco prima della caduta della bambina”. Domenico Airoma, procuratore aggiunto di Napoli Nord, che indaga sulla rete di pedofili, ha sottolineato un particolare emerso su Fortuna Loffredo e che collegava il suo caso a quello di Antonio Giglio, Anche la scarpina destra di Antonio non fu mai trovata. Dove fosse finita la scarpina di Fortuna e’ emerso da una intercettazione. L’indagine, sottolineano gli inquirenti, e’ stata resa difficile non solo dell’omerta’ degli abitanti del Parco Verde, ma anche da connivenze. Persone che hanno cercato in tutti i modi di depistare le indagini, accusano Airoma e il procuratore capo Francesco Greco. E proprio di una rete di pedofili all’interno del Parco Verde di Caivano parla il procuratore Greco : “Un contesto che lo stesso gip nell’ordinanza ha definito disastrato”.

“Arrestato il mostro che a Napoli ha violentato e ammazzato una bimba. Per questo verme la galera non basta: castrazione chimica e lavori forzati, fino alla fine dei suoi miseri giorni” ha commentato su Facebook il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini

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