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Pensioni: Padoan, “Il governo ha pensato a chi ha reddito piu’ basso”

GOVERNO ,FINALMENTE AVETE CAPITO CHE I SOLDI VANNO DATI AI PENSIONATI CHE PRENDONO PIDOCCHI! RADIO PIAZZA NEWS

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Roma,ecco cosa hanno detto ieri –  Il decreto sulle pensioni varato dal Governo prevede il riconoscimento della rivalutazione relativa agli anni 2012-2013 “nella misura del 40% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo Inps e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo, con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante l’audizione davanti alle commissioni Bilancio e Lavoro di Camera e Senato sul decreto sulle pensioni. La rivalutazione sara’ “del 20% per i trattamenti superiori a quattro volte il minimo e pari o inferiori a cinque volte” e del 10% per quelli superiori a cinque volte il minimo e pari o inferiori a sei volte il miniimo. “La rivalutazione non e’ riconosciuta per i trattamenti superiori a sei volte”, vale a dire circa 3.000 euro lordi mensili. La decisione di non restituire nulla a questa fascia di pensionati, ha spiegato il ministro, e’ stata maturata “nell’ambito di una impostazione solidaristica sia intra-generazionale, sia intergenerazionale, in presenza di vincoli di bilancio stringenti”. Negli anni 2014-2015 la rivalutazione viene riconosciuta “nella misura del 20% di quanto stabilito per le mensilita’ del biennio 2012-13”, ha aggiunto Padoan. In sostanza, “un pensionato che riceve un assegno di circa 1.700 euro lordi mensili” avra’ un beneficio per il 2015 “stimabile in circa 750 euro netti”; per uno che riceve un assegno di circa 2.200 euro lordi “il beneficio e’ stimabile in circa 460 euro netti”, per chi riceve 2.700 euro, in circa 280 euro netti. “Ancora una volta – ha detto il ministro – il Governo ha prestato piu’ attenzione a chi ha redditi piu’ contenuti”. Il decreto pensioni – spiega Padoan – prevede, a decorrere dal 2016, per i trattamenti superiori a tre volte il minimo e inferiori a sei volte il minimo una rivalutazione strutturale “del 50% di quanto stabilito per le mensilita’ del biennio 2012-2013”. A questo piccolo aumento bisogna aggiungere poi la perequazione prevista dalla legge Letta. “I maggiori oneri connessi alla sentenza ridurrebbero significativamente i margini di bilancio e di intervento per i prossimi anni, sia in relazione all’intenzione del governo di eliminare gli effetti delle clausole di salvaguardia che altrimenti comporterebbero un aumento dell’Iva, sia per il finanziamento di nuovi interventi da porre in essere per sostenere la ripresa”. La sentenza sulle pensioni della Corte Costituzionale avrebbe comportato, senza il decreto del governo, una spesa aggiuntiva di competenza pari a “circa 17,6 miliardi di euro al netto degli effetti fiscali” con “un incremento non sostenibile della spesa per pensioni nel 2015 e negli anni seguenti”. Lo ha ribadito il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, durante l’audizione alle commissioni Bilancio e Lavoro di Camera e Senato. “Mantenedo il quadro macroeconomico tendenziale previsto nel Def, l’indebitamento netto tendenziale dlle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil” sarebbe salito nell’anno in corso “dal 2,5% previsto nel recente Def 2015 al 3,6%”. L’intervento proposto, ha aggiunto Padoan, consente di ridurre la maggior spesa per pensioni derivante dalla sentenza della Consulta a circa 2,2 miliardi, al netto degli effetti fiscali, per il 2015 e “a circa 0,5 miliardi di euro annui dal 2016, con profilo leggermente decrescente”. A seguito del decreto, inoltre, il rapporto deficit/Pil programmatico “resta confermato al 2,6%” nel 2015, e per gli anni successivi “restano sistanzialmente invariati i valori dell’indebitamento netto in rapporto al Pil previsti nel quadro tendenziale” e “confermati gli obiettivi programmatici indicati nel Def”.
L’intervento del governo, ribadisce Padoan, consente infine “il rispetto delle regole di bilancio europee”. (AGI) “E’ per non essere simili alla Grecia che sono state prese le misure” previste dal decreto sulle pensioni. Ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. “Non solo romperemmo le regole dell’Ue ma rimetteremmo la finanza su un percorso non sostenibile, mettendo in discussione anche la fiducia dei mercati”. “Domani mattina presto il decreto sulle pensioni verra’ inviato al Quirinale e di li’ alle Camere, i tempi un po’ piu’ lunghi sono stati dovuti alle procedure per la bollinatura”. Su un’eventuale riforma delle pensioni che preveda una maggiore flessibilita’ in uscita, “dico solo che sono principi enunciati dal Presidente del Consiglio, cui ci dovremo dedicare senza fretta”. Lo concluso ministro dell’Economia. I POVERI ITALIANI NON CE LA FANNO PIU’ AVETE CAPITO !LA VOCE DEL POPOLO RADIO PIAZZA NEWS

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