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Pentagono “guerra contro l’Isis” Putin: spero non serva nucleare

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 Washington, 10 dic. – L’Amministrazione Obama non nasconde piu’ che quella contro l’Isis e’ ormai una vera e propria guerra. “La verita’ e’ che siamo in guerra”, ha ammesso il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso sulla strategia degli Usa contro il Califfato. Il capo del Pentagono ha riconosciuto che il gruppo jihadista “non e’ stato contenuto” ma ha garantito che si stanno “gettando le basi di una svolta favorevole”. Carter ha affermato che gli Usa sono diposti a inviare elicotteri d’assalto e consiglieri militari a sostego delle truppe irachene impegnate nella conquista di Ramadi, nel nord dell’Iraq. Carter ha poi chiesto piu’ impegno contro il califfato alle nazioni arabe sunnite del Golfo e ha esortato la Russia a stare “dalla parte giusta” della lotta contro lo Stato islamico. Russia che, scesa in campo militarmente a fianco del regime di Damasco, mostra i muscoli, e per la prima volta conferma di aver usato un sottomarino schierato nel Mediterraneo per colpire obiettivi a Raqqa, la capitale del califfato. Poco dopo, il presidente Vladimir Putin, ordinando l’analisi dei risultati dei raid, si e’ augurato che tali missili non debbano mai essere armati con testate nucleari. Una minaccia smentita da Sergei Lavrov: “Non c’e’ alcuna necessita’ di usare le armi nucleari contro l’Isis: ce la possiamo cavare con quelle convenzionali, cosa che corrisponde pienamente alla nostra dottrina militare”, ha precisato il ministro degli Esteri di Mosca.
  Carter ha informato i senatori americani che nelle ultime settimane il pentagono ha intensificato gli sforzi contro il gruppo jihadista in Siria e Iraq.

Il segretario alla Difesa non ha annunciato novita’, ma ha affermato che sara’ fornita maggiore assistenza militare alle forze irachene impegnate a Ramadi. “Abbiamo chiesto a Baghdad di fare di piu’ per “reclutare e pagare” combattenti delle tribu’ sunnite”. “Tutti dobbiamo fare di piu'”, ha esortato Carter citando la Turchia, a cui gli usa chiedono maggiori controlli alle frontiere.
  “Siamo in guerra: e’ questo che avvertono le nostre truppe che combattono l’Isis ogni giorno”, ha detto.
  Il presidente russo Vladimir Putin ha ricordato che i missili Calibre lanciati contro Raqqa sono armi “di precisione nuova, moderna e altamente efficiente” e che possono essere equipaggiati tanto “con testate convenzionali che con testate speciali, comprese quelle nucleari”. “Decisamente niente di tutto cio’ e’ necessario per combattere i terroristi. E speriamo che non sia mai necessario”, ha aggiunto.

Il Rostov sul Don e’ un sottomarino della classe Varshavyanka a bassissima emissione di rumore con tecnologia “stealth” avanzata. Gia’ a novembre si era parlato di un bombardamento russo su Raqqa partito da un sottomarino ma la notizia non era stata confermata. Considerato un sottomarino di ultima generazione, molto discreto, il Rostov sul Don ha distrutto, secondo il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, un importante deposito di munizioni, una fabbrica di mine e infrastrutture petrolifere”. Mosca aveva informato preventivamente dell’attacco gli Stati Uniti, come reso noto dal portavoce del Pentagono, Peter Cook. “Lo abbiamo apprezzato”, ha aggiunto il portavoce ricordando che la Russia aveva il dovere di fornire questa informazione sulla base del memorandum d’intesa firmato con Washington per evitare incidenti nei cieli della Siria.
  Tra Mosca e Ankara invece il clima resta molto teso: secondo il premier turco Ahmet Davutoglu, la Russia sta cercando di compiere “una pulizia etnica” nella provincia settentrionale di Latakia, dove vuole “espellere” i turcomanni e la popolazione sunnita, che “non hanno buoni rapporti col regime. Vogliono pulire etnicamente questa area per proteggere il regime e le basi russe”. 

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