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Politica Italiana si continua a litigare anche ieri

NON CE' PACE IN POLITICA ITALIANA

l Governo (come l’amore), non è bello se non è ‘litigarello’. Soprattutto se al comando ci sono due partiti con idee spesso divergenti su alcuni argomenti, e con le elezioni europee che si avvicinano sempre di più. Proprio il voto del prossimo 26 maggio, che riguarderà anche le Regionali in Piemonte e in quasi 4 mila Comuni, ha scatenato nelle ultime settimane una vera e propria guerriglia interna all’esecutivo, con Lega e Movimento 5 stelle che non hanno perso l’occasione di scambiarsi accuse ed insulti, spesso coinvolgendo in prima persona Matteo Salvini e Luigi Di Maio, due vicepremier del Governo Conte che in questa situazione hanno dato l’idea di non essere poi così tanto amici.

A fare le spese di una campagna elettorale che ha di fatto spaccato il Governo sono ovviamente i provvedimenti rimasti sul tavolo, quei decreti che attendono il via libera definitivo e che sono rimasti nel limbo, alcuni perché riguardanti temi di ‘scontro’, altri semplicemente perché sono diversi giorni che il Governo non si riunisce più.

I decreti ‘fermi’

Tra i decreti rimasti in fase di stallo, alcuni dovrebbero comunque essere approvati senza problemi, al di là dell’esito del voto del 26 maggio e in ‘barba’ alle aspre diatribe tra Lega e M5s. Tra questi c’è sicuramente il decreto legge sulla stabilità finanziaria in caso di Brexit, già approvato in Senato e che dovrebbe vedere definitivamente la ‘luce’ entro il prossimo 24 maggio. Discorso simile anche per il decreto legge sulle emergenze in agricoltura, una misura che prevede diverse disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli e ittici i crisi, di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale. Dopo l’ok arrivato dalla Camera, il provvedimento attente quello del Senato, previsto entro il prossimo 28 maggio.

Se questi due decreti dovrebbero vedere ben presto l’approvazione, ne esistono altri che invece rappresentano i veri e propri ‘pomi della discordia’ tra i due partiti al Governo. Primo tra tutti il decreto crescita, che il Consiglio dei Ministri ha licenziato non senza difficoltà e che ancora non ha trovato l’approvazione delle due Camere. Discorso simile per il decreto sblocca-cantieri, un provvedimento che dovrebbe finalmente liberare gli investimenti e rilanciare l’economia, ma che al momento resta fermo. Sulla carta il decreto deve essere convertito in legge entro il 17 giugno, ma sul testo aleggiano non poche perplessità, considerando anche il dossier pubblicato dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, che messo in luce molte criticità del provvedimento: dalla scelta di tornare al regolamento unico ai subappalti, dai commissari agli affidamenti sottosoglia, fino ai requisiti delle imprese. Anche a causa di questi nodi, il testo non ha visto ancora né l’Aula della Camera né quella del Senato.

Oltre a queste misure bloccate dalle scaramucce tra Salvini e Di Maio, esistono poi altre questioni che hanno contribuito a raggelare i rapporti tra i due leader e di conseguenza anche quelli tra i due partiti. Primo tra tutti il caso Siri, con i leghisti indispettiti per la posizione presa dai pentastellati nei confronti del sottosegretario ai Trasporti accusato di corruzione, una situazione ‘peggiorata’ dai recenti arresti avvenuti in Lombardia che hanno visto finire in manette alcuni esponenti del centrodestra. Facendo un passo al di fuori dei casi giudiziari, le altre scorie tra i due vicepremier arrivano da temi e argomenti su cui i due partiti hanno da sempre avuto visioni differenti. L’immigrazione è sicuramente uno di questi, con Salvini che spinge per chiudere i porti e Di Maio che ha sempre propeso per una politica meno drastica (soprattutto sui rimpatri), come ammesso da lui stesso in più di un’occasione.

Le critiche di Salvini al ‘Salva-Roma’ avevano già suscitato scaramucce con Di Maio, che dal suo canto non ha mai nascosto il sentimento negativo nei confronti di alcune idee leghiste su alcuni temi come l’aborto o la leva obbligatoria, che il leader pentastellato aveva liquidato come ”un ritorno al medioevo”. Ultimo, ma soltanto cronologicamente, lo scontro sulla cannabis legale, con Salvini che l’ha voluta mettere alla stessa stregua di una droga, mandando su tutte le furie il senatore pentastellato Mantero, autore di una proposta sulla legalizzazione della cannabis. Infine, un ulteriore argomento ‘ostico’ potrebbe essere rappresentato dal miliardo di euro che avanza dal reddito di cittadinanza, che il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia ha proposto di utilizzare per abbattere l’Iva, trovando un secco rifiuto da parte del ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio: “Ho sentito che qualche membro del Governo vorrebbe dirottare il miliardo” da destinare al decreto sugli aiuti alle famiglie “su altre misure. Questo miliardo non si tocca, perchè le famiglie italiane hanno bisogno di aiuto”. Certo, con esecutivo formato da due partiti con ideologie molto differenti qualche litigio era da mettere in conto, ma adesso sembra giunto il momento di mettere da parte i dissidi e pensare al bene dell’Italia.

 

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