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POLITICA, Renzi il Cavaliere sconterà la pena’ e rinvia delega fisco al 20 febbraio

"Ma norma sacrosanta". Minoranza Pd attacca, aumentano sospetti-radio piazza news

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“Berlusconi sconterà la sua pena fino all’ultimo giorno”. Matteo Renzi non usa giri di parole. Nella newsletter che invia ai suoi elettori allontana con nettezza il sospetto di aver inserito nella delega fiscale un salvacondotto per Silvio Berlusconi. Nessuna ‘manina’ ha agito per aiutare l’altro contraente del patto del Nazareno: “Cambiamo il fisco per gli italiani”, afferma il premier, difendendo l’impianto della norma al centro della bufera. E chiarisce anche che non ha intenzione di cedere alla pressioni per cambiare subito il testo del decreto: sarà in Consiglio dei ministri, annuncia, il 20 febbraio. Dopo il voto per l’elezione del presidente della Repubblica. Ma così, attacca la minoranza Pd, non solo fa sul fisco una “propaganda indecente” ma “aumenta i sospetti” di un “favore” al Cav proprio in funzione del voto sul Quirinale. Non si fa impressionare e tira dritto, però, il presidente del Consiglio.

Trascorre la mattinata dell’Epifania in famiglia, poi nel pomeriggio torna a Palazzo Chigi e si mette al computer per scrivere la sua ‘Enews’, dove affronta di petto il tema. “Non faccio norme ad personam, né contra personam. L’ossessione su Berlusconi sia da parte di chi lo ama, che da parte di chi lo odia non mi riguarda. A forza di pensare a lui, per anni si sono dimenticati degli italiani”, replica alla minoranza Pd. Ma non solo. Il premier difende il lavoro in corso per un fisco “semplice, chiaro, trasparente”. Sottolinea che anche i giornali avevano elogiato il decreto attuativo della delega approvato in Consiglio dei ministri la vigilia di Natale.

E si rifiuta di disconoscere la norma incriminata, che prevede una soglia di non punibilità per le imposte evase del 3% dell’imponibile: “Rispetta il principio di proporzionalità” che “è sacrosanto”. Renzi conferma che delle modifiche al testo sono al vaglio: “Si può eliminare, circoscrivere, cambiare”, scrive senza entrare nel merito. Ma le ipotesi al vaglio sarebbero quella di escludere la non punibilità per le ipotesi di frode (come quella di Berlusconi) o abbassare la percentuale, all’1,6 o 1,8%. Ne potrebbe discutere al Mef anche la commissione tecnica presieduta da Franco Gallo. E potrebbe svolgersi un incontro di Renzi con il ministro Pier Carlo Padoan, che alcune fonti davano come possibile già in serata. Le eventuali correzioni, però, non arriveranno prima del 20 febbraio, annuncia il premier: in quella data il Cdm si riunirà per discutere l’intero “pacchetto delle riforme fiscali”. Non si interviene prima “per evitare polemiche sia per il Quirinale che per le riforme”, ribadisce il presidente del Consiglio.

Ma il suo ragionamento non tiene, secondo la minoranza Pd. Perché nonostante le rassicurazioni, finché la presunta norma ‘salva Berlusconi’ non scompare o viene modificata, resta il sospetto, affermano, che in cambio di una sponda sulle riforme e il Colle si manterrà alla fine una qualche forma di aiuto al Cavaliere. O che al contrario, come affermano da giorni alcuni parlamentari di FI, si tratti di una sorta di “ricatto” al premier. I deputati della minoranza hanno intenzione di dirlo di persona a Renzi, nel corso dell’assemblea di domani sulle riforme, che bisogna accelerare. Fissare la data al 20 febbraio è “una decisione sbagliata”, dichiara il bersaniano Alfredo D’Attorre.

E Corradino Mineo: “Sembra un favore a Berlusconi”. Durissimo Stefano Fassina: sul fisco una “propaganda indecente”. I renziani replicano che ormai la ‘litania’ della minoranza Pd è paragonabile a quella di Brunetta. Ma anche Scelta civica chiede di fare in fretta e dalla minoranza Pd più dialogante viene fatto notare che la delega fiscale contiene diverse criticità. “Si può discutere tutto”, scrive Renzi. E intanto ribadisce una road map serrata per il 2015, inclusa la riforma della P.a.: “Stanghiamo i furbetti” e “senza paura delle resistenze delle lobby e dei signori della burocrazia”.

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