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POLITICA ITALIANA VI RICORDATE QUESTA FRASE ,FOSS,CA CUFFUS’ A’ VOTA BONA’?

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È arrivato in queste ore il dietrofront del #GovernoRenzi sulle misure che avrebbero dovuto portare all’aumento delle #Pensioni minime di 500 euro, misura considerata dai sindacati troppo onerosa ed anche ingiusta, considerando che tali assegni in molti casi non sono coperti dai contributi versati durante gli anni lavorativi. Si era poi pensato di regolare l’aumento in base all’Isee, ma questa ipotesi è stata ritenuta troppo macchinosa da parte degli esperti.

L’intervento del governo si sposta sulla quattordicesima

Vista la difficoltà ed i contrasti nell’aumento delle pensioni minime Renzi ed il suo governo puntano sull’assegno di Luglio, la #quattordicesimamensilità. L’intervento andrà ad aumentare le persone aventi diritto all’assegno, portando la soglia da 750 a 1000 euro al mese, e ci saranno inoltre aumenti fino al 20% dell’assegno per chi già lo percepisce. In tal modo il problema sollevato per le pensioni minime riguardante  l’anzianità contributiva verrebbe superato, in quanto l’entità della quattordicesima si basa proprio sull’anzianità contributiva.

  L’Inps si ribella: gli assegni vanno ai ceti più poveri?

L’Inps, però, solleva un nuovo problema: secondo le statistiche, l’assegno di Luglio andrebbe solo in minima parte alle famiglie realmente bisognose, mentre nella restante parte andrebbe a famiglie appartenenti a ceti più abbienti. Secondo lo studio riportato dall’Inps, infatti, solo una parte minima, intorno al 30% della spesa in quattordicesima, va alle famiglie meno abbienti, mentre il restante 70% va a ceti più elevati. Ciò avviene dal momento che il reddito considerato è quello della singola persona, non quello del suo nucleo familiare. In tal modo si può assistere ad un fenomeno che vedrebbe ad esempio una coppia ricevere un assegno ad esempio della moglie , ma con un reddito complessivo familiare molto alto, in quanto il marito ad esempio potrebbe avere una pensione ed un reddito complessivo molto alti. Quindi l’Inps lancia la provocazione sul cambiamento dei parametri di valutazione dal reddito personale al reddito familiare, che garantirebbe una maggiore equità.

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