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Pomigliano D’Arco – Teatro Gloria – In scena “A che servono gli uomini”, per la regia di Lina Wertmüller.

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Pomigliano D’Arco – Secondo cartellone teatrale gestito da teatro Pubblico di scena l’ennesima commedia.  Campano Consenso di pubblico per la commedia “A che servono gli uomini” di Iaia  Fiastri per la regia di Lina Wertmüller; un adattamento della stessa Wertmüller, Valerio ruiz, Nacy Brilli dalla pièce scritta negli anni 80; una tematica molto attuale. La trama: Teodolinda, soprannominata con il suo diminutivo Teo, ruolo affidato a Nacy Brilli è una graphic novelist. La sua vita; nella sua analisi merita una riflessione: è single per scelta, gestisce il suo vivere in maniera equilibrata; un’esistenza interessante dal punto di vista lavorativo e affermativo ma inevitabilmente solitaria.  È spesso, per motivi lavorativi, in contatto con modelli e modelle che procedono nella sua casa. La scena è divisa in tre parti; diversi ambienti sono separati da tramezzi invisibili ma ben delineati; un divano al centro scena è spostato con un dispositivo mobile a seconda delle esigenze sceniche. Gianni, questo il nome del personaggio, è il vicino d’appartamento; è molto spesso molesto e passa il tempo a comporre musiche particolari; servono per degli animali, in particolare per le mucche per alcuni esperimenti scientifici o qualcosa del genere. In breve Teo ha il desiderio di avere un figlio ma senza, la collaborazione, la relazione di un uomo!  Il caso vuole proprio il colpo si scena! La desiderata maternità! Il suo vicino lavora proprio per un istituto di genetica e riproduzione: si potrebbe avere, magari sottraendola impropriamente, una provetta di seme maschile, di donatore anonimo.  Per la protagonista è la cosa più ovvia ma questo genererà, in futuro, una serie di complicazioni imprevedibili. La commedia sceglie un tono leggero e ironico, senza entrare nel merito della questione; quella che dal punto di vista scientifico è nota come “fecondazione artificiale”, meritevole di più ampi dibattiti e riflessioni.  Non mancano personaggi standardizzati: la modella ingenua e ninfomane, il modello di statuaria bellezza, il padre presunto che vive, con la sua mamma interpretata da Fioretta Mari. La constatazione drammatica, scenicamente parlando, è quanto sia grottesco se non inutile essere uomini. In questo testo teatrale la donna appare come quella che vuole sorpassare largamente che ha compiuto riflessione ed elaborazione della propria condizione, portando avanti la rivendicazione delle proprie emancipazioni; una propria dignità di vita. Meritano citazione gli attori oltre la protagonista Nancy Brilli: Daniele Antonini, Nicola D’Ortona, Giulia Gallone, Igi Meggiorin,Fioretta Mari.Nel 1988, anno della prima proposizione, al grande pubblico,  della commedia, la protagonista fu interpretata da Ombretta Colli, e Giorgio Gaber preparò per lo spettacolo una colonna sonora ricca di ritmi; in questa riproposizione le musiche che danno consistenza al racconto scenico sono dello stesso Gaber e Jacopo Fiastri. La protagonista Nancy Brilli interpreta una donna in carriera stanca dei luoghi comuni. Durante la gravidanza, spinta da un qualcosa d’imperscrutabile, cercherà di conoscere il nome del donatore sul quale vige, in termini di legge, il più assoluto segreto. Dopo una serie di circostanze:  L’uomo è Osvaldo, quarantenne che vive con la madre, dai modi che fanno capo ad un certo riferimento, un certo egocentrismo; corrispondente al numero di provetta 866. La scoperta provocherà una serie di situazioni comiche e offrirà numerosi spunti di riflessione sul ruolo attuale della donna, sempre più svincolata da certe particolarità ma in costante ostilità con gli assiomi del vivere civile. Non è una commedia femminista; è, semplicemente, la visione di un personaggio di fronte alla solitudine e alla messa in discussione della sua visione. Il finale riserva una sorpresa, prima della chiusura del sipario, che potrebbe riscrivere l’intero, percorso della trama.

Antonio Romano

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