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Pomigliano: stipendio per i 19 Fiom, ma stanno a casa

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I 18 operai della Fiom (il diciannovesimo è in aspettativa, ndr) hanno lasciato lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco dopo essere stati diffidati dall’azienda ad abbandonare la fabbrica. I lavoratori hanno sostenuto di aver lasciato lo stabilimento per evitare “di essere licenziati”.

La Fiom è pronta “a mettere in campo tutte le azioni giuridiche e sindacali per impedire il perdurare di una situazione non più accettabile”. Lo ha detto il leader delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, parlando della vicenda dei 19 operai Fiom della Fiat di Pomigliano. La Fiom “sta valutando le azioni e non esclude nessuna strada”.
Per Landini siamo di fronte “ad un problema che non può essere considerato solamente sindacale, perché si stanno violando le leggi e i principi costituzionali del Paese”. Secondo il segretario generale della Fiom, a questo punto “é necessario che intervengano direttamente le istituzioni, il governo e le forze politiche: non si può più accettare questo silenzio, il lasciar fare”. Al riguardo Landini evidenzia come l’azienda non possa godere “di extraterritorialità”. L’accaduto di oggi a Pomigliano, prosegue Landini, “conferma come sia in atto una esplicita politica di discriminazione nei confronti dei lavoratori che scelgono di essere iscritti alla Fiom”. Inoltre, per il leader del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, dimostra “l’incertezza complessiva” della Fiat. Infatti, spiega, si tratta di “un atteggiamento contraddittorio”: “Non si può dire la domenica una cosa e il lunedì un’altra”. Landini ha anche sottolineato come tra Cgil e Fiom “ci sia un giudizio preciso e univoco su quello che sta succedendo in Fiat”.

FORNERO, NO MARGINI INTERVENTO – “Sono ministro in uscita, il governo è in chiusura, non credo che esistano margini a questo punto per intervenire”. Lo ha detto il ministro Elsa Fornero interpellata a margine di un incontro a porte chiuse a Milano sulla vicenda degli operai Fiom della Fiat di Pomigliano.

Dopo gli sviluppi di oggi, con la mancata ammissione degli operai Fiat nello stabilimento di Pomigliano, il ministro del Lavoro ha aggiunto di poter però “esprimere un rammarico, perché dalla contrapposizione non nascono mai cose positive. Invece bisognerebbe che si ritrovasse un pochino la capacità di dialogare”. “Come ministro – ha detto Fornero – ho lavorato perché le due parti ritrovassero una capacità di dialogo. Se questo non accade, non posso che dispiacermi”.

PER 19 FIOM POMIGLIANO STIPENDIO MA STANNO A CASA – Saranno regolarmente retribuiti ma resteranno a casa i 19 operai della Fiom assunti in Fabbrica Italia Pomigliano lo scorso novembre su disposizione della corte d’appello di Roma. Lo si apprende da fonti sindacali, confermate dal Lingotto.

I 18 lavoratori (uno è in aspettativa per impegni elettorali, ndr), stamattina si sono recati in fabbrica per conoscere le proprie mansioni ma sono stati invitati, hanno spiegato le stesse tute blu, a tornare a casa perché al momento non è possibile ricollocarli.

“Ci hanno consegnato la busta paga – hanno detto – e informati che ci faranno sapere. Noi pretendiamo una comunicazione scritta, ed abbiamo contestato all’azienda le modalità di mancata comunicazione preventiva”.

AIRAUDO, A POMIGLIANO AZIENDA UMILIA LAVORATORI – “E’ un’ingiustizia che dei lavoratori vengano retribuiti per stare a casa. La Fiat ha una concezione medievale dei rapporti di lavoro, un’idea legata al delirio di onnipotenza dell’amministratore delegato”. Così Giorgio Araudo, ex segretario nazionale Fiom e oggi candidato alla Camera con Sel, commenta la decisione del Lingotto sui 19 lavoratori di Pomigliano. “Si vuole umiliare i lavoratori, non è questa la civiltà europea del lavoro”, ha aggiunto Airaudo. “Anche a Melfi era accaduto, ma in questo caso sono stati formati dei lavoratori per lasciarli a casa retribuiti. Un gesto discriminatorio e inutile”.

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