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Pompei, Marrone: sì a integrazione, ma no a lavoro profughi negli Scavi

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NAPOLI – «Sì alle politiche sostenibili di integrazione, no a progetti superficiali che non aggiungono valore».

A dirlo è Raffaele Marrone, presidente del gruppo Giovani Confapi di Napoli, commentando la proposta del direttore generale della Soprintendenza di Pompei Massimo Osanna di far lavorare i richiedenti asilo nel parco archeologico.

«Tutti noi abbiamo il dovere di aiutare chi fugge da realtà devastate da guerre e condizioni di povertà e pericolo – aggiunge Marrone – ma non credo che il coinvolgimento dei profughi in attività lavorative in siti di altissimo valore storico e archeologico sia la strada giusta da seguire per promuovere una vera integrazione».

«Al netto delle valutazioni sulla mancanza di un’adeguata preparazione tecnica e delle necessarie competenze per questo genere di attività – prosegue – bisogna interrogarsi anche e soprattutto sul tipo di effetto che un intervento del genere provocherebbe sul mercato del lavoro nazionale dove gli indici di disoccupazione, soprattutto tra i giovanissimi al Sud, sono drammatici. Una vera e propria emergenza che non si può ignorare o derubricare a semplice trend negativo».

«La strada per unire solidarietà e lavoro esiste – conclude – e passa per le politiche di integrazione finanziate dall’Ue. Ma le Istituzioni italiane devono essere maggiormente ricettive sul punto e anche più pronte a trasformare queste proposte in fatti concreti. Proposte che sono asset di sviluppo e non semplice assistenzialismo».

 

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