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Preferenze e soglie insidiano Italicum, voto finale stamattina,

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 Roma, IERI SERA  A TARDA ORA, quando nel Pd fanno un rapido calcolo e verificano che e’ matematicamente impossibile chiudere ad un’ora decente. Il rischio di approvare l’Italicum alla Camera ben oltre l’una di notte e’ un dato concreto e a quell’ora, osserva piu’ di un parlamentare, si vanificherebbe l’effetto ‘notizia’ di un ramo del Parlamento che, dopo vent’anni di tentativi andati a vuoto, finalmente vara la riforma del Porcellum.

Cosi’, dopo una consultazione tra Pd, Forza Italia e minoranza, e contatti con palazzo Chigi ed Arcore, si conviene che e’ meglio rimandare a domani mattina presto il voto finale.
  Del resto, e’ la considerazione che accomuna i vertici azzurri e quelli del Nazareno, gli scogli che rischiavano di far saltare il banco sono ormai alle spalle. Restano da votare pochi emendamenti e gli ordini del giorno.

Stamattina invece, con tanto di diretta tv, Pd e Forza Italia possono intestarsi agli occhi degli italiani quella che dai protagonisti del patto sull’Italicum viene definita una “svolta storica”. E poi, riflettono fonti azzurre, Renzi potra’ presentarsi domani davanti alle telecamere, dopo il Cdm, sbandierando non solo i primi provvedimenti economici, ma anche una riforma elettorale fresca fresca di via libera da un ramo del Parlamento. L’idea non dispiace nemmeno a Berlusconi: del resto, fanno osservare alcuni fedelissimi del Cav, e’ grazie a lui se e’ stato possibile avere una nuova legge elettorale.erto, manca ancora il passaggio al Senato, che si preannuncia burrascoso almeno quanto lo e’ stato alla Camera, se non di piu’, visti i voti piu’ stretti e i tanti nodi da sciogliere ancora, a partire dalle preferenze e quote rosa per arrivare alla soglia minima di sbarramento. Ma oggi, sia Renzi che soprattutto Berlusconi, viene spiegato da fonti dei rispettivi partiti, focalizzano l’attenzione sul dato politico: l’accordo regge. E tranne piccole modifiche, e’ la linea, l’impianto non sara’ stravolto al Senato.

Non basta, quindi, il tour de force a Montecitorio per superare il traguardo: il voto finale slitta nuovamente, anche se di poche ore. Ma tra stop and go, voti segreti e spaccature interne nel Pd e in Forza Italia, l’asse Renzi-Cav continua a reggere, seppure per un soffio, soli 20 voti. Tanto da ‘costringere’ il governo a metterci la faccia in prima persona, con l’arrivo in Aula di ministri e ben 11 sottosegretari a garantire i voti necessari. Dopo il terremoto di ieri sulle quote rosa, a mettere a dura prova la tenuta del patto politico e dell’Italicum stesso sono le preferenze.

Emendamenti bocciati per pochi voti e che si lasciano alle spalle una ‘lacerazione’ interna soprattutto nel Pd, ma anche in Ncd, intenzionata a ripresentare il tema al Senato. E con Berlusconi gia’ pronto a chiedere conto a Renzi: nessuno scherzo sulle preferenze, e’ il mantra del Cavaliere. Altrettanto sulle soglie, che per l’ex premier sono gia’ state anche troppo modificate, ma sulle quali si preannuncia una nuova sfida dei ‘piccoli’, che mirano ad ottenere un nuovo abbassamento di quella per i partiti coalizzati, ora fissata al 4,5%.

C’e’ poi il nodo salva-Lega, che Forza Italia si appresta a riaffrontare al Senato, ma di cui il Pd non vorrebbe farne nulla. L’Italicum, dunque, e’ una riforma che rischia di arrivare al traguardo ‘azzoppata’, con una maggioranza politica che perde voti in Aula via via che si arrivano ad affrontare i temi caldi.

E cresce il fronte di chi mira ad affossare l’Italicum nel passaggio al Senato, dove tra l’altro si attende il testo della riforma costituzionale che mira proprio a ridimensionare fortemente il ruolo della Camera piu’ alta.
  Nello stesso Pd, esponenti della minoranza, non nascondo la tentazione di far arenare la riforma nella palude in commissione. Stessa tentazione si insinua in Forza Italia, dove non tutti i big hanno condiviso i punti fondanti della riforma.

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