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Prevenzione cardiovascolare: la negligenza nell’assumere i farmaci costa troppo

I dati dell’OMS denunciano un’aderenza sub ottimale in tutti i Paese occidentali.

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Roma, 25 marzo 2015 – In ambito di prevenzione cardiovascolare, l’aderenza e la persistenza al trattamento sono fattori fondamentali per il successo della terapia.

I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tuttavia, denunciano come in Italia per i farmaci antipertensivi l’aderenza dei pazienti sia del 55%, contro un valore ottimale che dovrebbe aggirarsi intorno all’80%, e come per le statine la percentuale sfiori appena il 40%.

«Il problema non è solo italiano, è strutturale e perfettamente sovrapponibile agli altri Paesi occidentali», commenta Luca Degli Esposti, relatore del 13° Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), che si è tenuto a Napoli dal 12 al 14 Marzo.

«Il paziente non aderente e non persistente – prosegue il dott. Degli Esposti – non solo ha un rischio significativamente superiore di sviluppare eventi cardiovascolari e decesso, ma ha un costo di gestione molto più alto».

Le cause che spingono i pazienti a non assumere correttamente i farmaci sono diverse: «Spesso sono associati a malattie asintomatiche, come l’ipertensione o l’ipercoleterolemia – spiega l’esperto – e non sentendosi malato il paziente tende a dimenticare di assumere i farmaci».

Ci sono però fattori legati alla terapia, per cui gli effetti indesiderati, la ridotta tollerabilità di alcuni farmaci o il fatto che vengano assunti più medicinali contemporaneamente, sono deterrenti alla buona aderenza.

Anche la Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare sottolinea che sono molti i fattori alla base della scarsa aderenza attribuibili non solo al paziente ma anche al sistema sanitario e al medico.

Negli ultimi anni ad esempio per effetto delle numerose scadenze brevettuali soprattutto in ambito cardiovascolare, è notevolmente aumentato il numero di farmaci equivalenti disponibili per i diversi principi attivi. Questo, unitamente alla normativa vigente che ne consente la sostituibilità, ha generato una crescente abitudine a quello che viene definito “zapping farmacologico”.

Quindi il passaggio da un farmaco originator a generico, da generico a originator, oppure da generico a generico, spesso senza la consultazione del medico e senza che si conoscano patologie e piani terapeutici specifici, è un fenomeno che non può essere ignorato in quanto fattore correlato a una ridotta aderenza al trattamento.

 

 

Ufficio Stampa Agnes Comunicazione

 

 

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