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Priebke: via Rasella strage comunista, volevano rappresaglia

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Roma, 17 ott. – L’ultimo atto della vita di Erich Priebke e’ contenuto in tre minuti e 49 secondi di intervista ad uso e consumo dei posteri. Un’estrema autodifesa in cui l’ex ufficiale delle Ss insiste nella sua versione – ampiamente smentita dagli atti processuali e dalla ricerca storica – e ribadisce, senza pronunciare una parola di pentimento, le tesi sostenute ai processi contro di lui ed in innumerevoli interviste. Le Fosse Ardeatine, dice rispondendo alle domande del suo procuratore legale, furono volute dai partigiani; era impossibile disobbedire agli ordini; fu una storia terribile, ma era la guerra.
  Il titolo scelto per l’ultimo saluto, che ricalca quello della sua autobiografia, e’ “Guai ai vinti”. Eccone i punti principali.
 

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COLPA DEI GAP – “L’attentato di via Rasella fu fatto sapendo che dopo l’attentato viene la rappresaglia, poiche’ Kesselring, quando aveva preso il comando delle treuppe tedesche in Italia, aveva fatto mettere sui muri un avviso che spiegava che qualunque attentato contro i tedeschi sarebbe stato punito con la rappresaglia”. “Questo e’ risaputo – dice ancora Priebke – e loro lo hanno fatto a proposito perche’ pensavano che una nostra rappresaglia poteva creare una rivoluzione della popolazione”. Inoltre la rappresaglia del 23 marzo 1943 fu “preceduta da un avviso dello stesso Kappler”.
 

IMPOSSIBILE RIFIUTARSI DI SPARARE – “Il capitano Schultz fu scelto da Kappler come organizzatore della rappresaglia. Lui era gia’ stato in guerra nel fronte contro i russi ed era piu’ abituato alla morte e alle rappresaglie. Per noi, per me e gli altri, era una cosa terribile”. Alla domanda se fosse possibile rifiutarsi Priebke risponde: “naturalmente non era possibile rifiutarsi. Schultz prima della rappresaglia disse a tutti: ‘questo e’ un ordine di Hitler che dobbiamo eseguire e chi non vuole farlo meglio che si metta con le altre vittime perche’ sara’ anche lui fucilato'”.

FU UNA COSA TERRIBILE – Il video messaggio si conclude mostrando la frase letta da Priebke nel corso dell’udienza del 3 aprile del 1996 davanti al Tribunale militare di Roma. Ecco il testo: “Sento, dal profondo del cuore il bisogno di esprimere le mie condoglianze per il dolore dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine… Come credente non ho mai dimenticato questo tragico fatto, per me l’ordine di partecipare all’azione fu una grande tragedia intima… Io penso ai morti con venerazione e mi sento unito ai vivi nel loro dolore”.

LE ULTIME BUGIE – Erich Priebke non pronuncia una parola di pentimento per quello che e’ successo alle Fosse Ardeatine.
  Inoltre insiste su due punti della sua autodifesa processuale ampiamente smentiti: 1) Non e’ vero che a Roma fu affisso un avviso che chiedeva ai responsabili dell’attentato di via Rasella di consegnarsi per evitare la rappresaglia. Non ci fu mai questo manifesto, e la strage delle Fosse Ardeatine venne pianificata ed eseguita in tempi cosi’ rapidi da non lasciare nemmeno il tempo, se qualora l’avviso fosse stato realmente fatto circolare, di leggerlo e valutare la proposta.
  2) Non e’ vero che fosse impossibile rifiutarsi di sparare.
  Alle Fosse Ardeatine ci fu chi lo fece. Era il caporale Wetjen, al quale poi non fu comminata alcuna sanzione. Aveva ucciso il suo secondo uomo, e non se la sentiva piu’ di andare avanti.
  Allora Priebke e gli altri ufficiali compirono loro il successivo giro di esecuzioni, per dare il buon esempio.
 

“LASCIAMO CHE IL MONDO SI DIMENTICHI DI LUI” – La comunita’ ebraica chiede intanto che su Erich Priebke cali per sempre il silenzio, per impedire che divenga oggetto dell’ammirazione dei neonazisti. “Un luogo di ritrovo dei nostalgici gia’ ce l’abbiamo e si trova a Predappio: ci basta e, se possibile, vorremmo eliminarlo”, dice a nome di tutti il presidente della Comunita’ ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.
 

IL GIALLO DELLA SALMA – Il feretro dell’Ss dovrebbe trovarsi ancora nella basemilitare di Pratica di Mare, dove e’ stato portato due notti fa dopo il mancato funerale ad Albano Laziale. E’ stato smentito il trasferimento della salma da Pratica di Mare in un’altra localita’ non precisata. Ma “la salma e’ stata sequestrata: i familiari intendono denunciare questo fatto, ma soprattutto vogliono sapere dove e’ e che venga loro restituita”, accusa Paolo Giachini,il procuratore legale dell’ufficiale nazista. spiegando che il figlio di Priebke gli ha rinnovato il mandato chiedendogli di rivolgersi alle autorita’ per avere certezze. Sarebbe in conrso un abboccamento con le autorita’ tedesche per un trasferimento in Germania, ma “c’e’ anche un’ipotesi interessante in Italia – ha aggiunto – uno studio legale che ha offerto la sua disponibilita’ ma stiamo verificando fino a che punto si puo’ andare”. Sicuramente non a Roma, visto che e’ stato ribadito il divieto dalla prefettura.
  Quanto alle accuse di Giachini su un “sequestro” del feretro ad opera dei servizi segreti, da Palazzo Chigi giunge una risposta secca: “La Presidenza del Consiglio precisa che i servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica non sono mai stati interessati del caso Priebke”.
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