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Processo per il killer di Lino Romano

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È accusato di essere il killer di Lino Romano, il 30enne di Cardito ammazzato per errore ad ottobre dello scorso anno nel corso della terza faida di Scampia, tra i Girati della Vanella Grassi e gli Abete-Abbinante. Era stato scambiato per un killer nemico e come un camorrista ammazzato senza pietà nella sua auto. Ieri Salvatore Baldassarre era in aula per la prima udienza davanti al giudice per le udienze preliminari Francesco Cananzi. Ha scelto il rito abbreviato sperando probabilmente di evitare la pena dellergastolo e ottenere in caso di condanna al riduzione di un terzo della pena. Ma non è detto. Il pm della Dda è intenzionato infatti a chiedere il massimo della pena, legastolo, senza isolamento. È già successo ed è questo che sperano i familiari di Lino Romano, che anche ieri si sono costituiti parte civile, così come avevano fatto nel corso del dibattimento dove sono imputati altri tre presunti partecipanti al raid omicida. Accolta la richiesta di costituzione anche del Comune di Napoli e della Regione Campania. Rigettatta quella del comune di Caivano e della fidanzata, così come avevano chiesto gli avvocati di Baldassarre, Claudio Davino e Rosario Marsico. Dopo la costituzione delle parti il processo è stato aggiornato a 20 settembre. La sentenza, secondo il calendario del gup dovrebbe essere pronunciata il 4 ottobre. Difficile che la sentenza di primo grado di Baldassarre coincida temporalmente con quella del dibattimento. Lì il processo si annuncia lungo. Dovranno testimoniare i collaboratori di giustizia che invece sono coimputati di Baldassarre nel processo con il rito abbreviato. A vario titolo rispondono dellomicidio, secondo la Procura antimafia, «Giuseppe Montanera quale mandante, Giovanni Vitale, Annunziata Carmine e Annunziata Gaetano, quali partecipi alla fase organizzativa, Altamura Anna quale incaricata di segnalare la presenza in strada della vittima, Salvatore Baldassarre e Giovanni Marino quali esecutori materiali dellazione delittuosa». Di essi, si sono pentiti i due Annunziata, la madre Altamura e Marino. Fu proprio la donna a presentarsi alle forze dellordine e a raccontare quanto era successo. Un sms partito per sbaglio e letto dai killer che aspettavano in auto larrivo di Domenico Gargiulo, la vittima predestinata che per ben due volte è scampato alla morte.

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