Cosa ha portato a farci ritrovare, dopo un anno, in una situazione analoga se non peggiore è difficile da analizzare. Certo è che il coraggio politico-amministrativo visto nei primi mesi è andato via via sciogliendosi. Gran Bretagna e Israele, per citarne due, battendo su lockdown nazionali e vaccinazioni di massa, stanno usciranno in anticipo dalla pandemia. In Italia, nei momenti fondamentali, è probabile che siano state prese decisioni condizionate dagli umori della società e forse superficiali, come l’apertura delle discoteche in estate, la scelta di far votare milioni di cittadini in quelle stesse stanze che avrebbero accolto il personale amministrativo scolastico, far aprire a intermittenza i locali e le strade in base ai colori. E ora, purtroppo, anche l’assist ai negazionisti e ai No vax. Il tutto mentre il personale è in fase di assunzione, in alcuni casi lenta, e molte performance sanitarie sono rallentate per via dell’attenzione posta ai malati Covid. Parafrasando Valerio Aprea nella nota serie tv Boris di un decennio fa: “Questa è l’Italia del futuro, un paese de musichette mentre fuori c’è la morte“.

Ora però la misura è colma. Siamo stanchi di non avere certezze, siamo stanchi di vivere di angosce e paure senza sapere se questi anni li recupereremo mai. Sono stanchi medici e infermieri di tornare a fare turni massacranti. Sono stanchi bambini e adolescenti di non poter vivere le fasi cruciali del loro sviluppo. Sono stanchi i giovani di non poter fare progetti. Sono stanchi gli adulti di non poter dare sicurezza alle loro famiglie. Sono stanchi i nonni che non possono abbracciare i nipoti. Non si può tornare indietro, si può andare solo avanti. Ma bisogna fare presto, non ci sono più attenuanti. Siamo stanchi.