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RASSEGNA STAMPA OGGI LA GAZZETTA CAMPANA SALUTE-Il Vaccino antinfluenzale solo per 1 italiano su 3

di Carlotta De Leo per radio antenna campania Dall’analisi indipendente emerge che le dosi acquistate (17,8 milioni a livello nazionale) in nove Regioni non basteranno a garantire la profilassi neppure al 75% delle categorie a rischio. Cartabellotta: «Troppo esigua la disponibilità nelle farmacie»

Nell’autunno del Covid-19 diventa fondamentale vaccinare quante più persone possibile contro l’influenza stagionale. Un obiettivo che si prefissato anche il governo attraverso la circolare del ministero della Salute che raccomanda la profilassi a «tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni» con dosi gratuite per le «categorie a rischio» (over 60, malati cronici, operatori sanitari, donne in gravidanza e bimbi dai 6 mesi ai 6 anni). E così quel vaccino che in passato è stato spesso snobbato dagli italiani (nel 2019 lo hanno fatto appena il 18%), ora è tra le richieste maggiori a medici di base e farmacisti. Ma le 17,8 milioni di dosi acquistate dalle Regioni basteranno a garantire il vaccino solo a 1 italiano su 3, considerando i 60 milioni che vivono nel nostro paese. E addirittura nove regioni rischiano di non garantire neppure il 75% della copertura gratuita per le categorie a rischio .

«Vaccinare anche i lavoratori»

A mettere in luce «l’esigua disponibilità di vaccino antinfluenzale» è l’analisi indipendente realizzata dalla Fondazione Gimbe con l’obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale. «La vaccinazione antinfluenzale – afferma Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – oltre a ridurre le complicanze dell’influenza e contenere l’eccesso di mortalità, quest’anno ha un obiettivo strategico: ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiano di sovraccaricare i servizi sanitari territoriali e i pronto soccorso. Questo obiettivo, tuttavia, richiede una copertura vaccinale molto ampia anche nelle fasce non a rischio che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali è affidata la ripresa economica del Paese».

Le scorte delle Regioni

Attraverso un database realizzato ad hoc, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati ottenuti dai bandi di gara delle forniture vaccinali antinfluenzali. Dall’indagine è emerso che 12 Regioni (Puglia, Lazio, Sicilia, Toscana, Campania, Calabria, Sardegna, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Marche) si sono aggiudicate un quantitativo adeguato di dosi per raggiunger«e la copertura del 75% degli over 65, ma la disponibilità di dosi residue per il resto della popolazione è molto variabile. Mentre, secondo l’analisi del Centro Studi del Gimbe, 7 Regioni e 2 Province autonome, con le scorte disponibili, rischiano di non raggiungere neppure il 75% della popolazione target da vaccinare: Trento (70,2%), Piemonte (67,9%), Lombardia (66,3%), Umbria (61,9%), Molise (57,1%), Valle d’Aosta (51,5%), Abruzzo (49%), Bolzano (38,3%), Basilicata (29%).L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), comunque, ha rassicurato che oltre 17 milioni di dosi acquistate dalle Regioni rispondono ampiamente al fabbisogno (nella stagione precedente ne sono state distribuite 12,5 milioni con una copertura del 54,6% negli over 65). E comunque, rileva Gimbe, « diverse Regioni si sono attivate per recuperare altre dosi e non si può escludere che le disponibilità possano aumentare anche grazie a d acquisti senza bando o «eventuali dosi approvvigionate e redistribuite dal ministero».

«Esigue» le dosi in farmacia

Al momento, però, le Regioni hanno ceduto alle farmacie l’1,5% delle dosi acquistate (circa 250.000), prevedendo di ampliare tale dotazione se nel corso della campagna dovessero rendersi disponibili altre dosi. Federfarma ha poi annunciato che arriveranno dall’estero oltre un milione di dosi. «L’esigua disponibilità di vaccino antinfluenzale nelle farmacie – spiega Cartabellotta – è riconducibile a tre fattori. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessità di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l’aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilità del vaccino sul mercato». Insomma, è molto difficile che le dosi in farmacia riusciranno a soddisfare la domanda (crescente) di chi vorrà fare il vaccino a pagamento. L’auspicio, conclude il presidente Gimbe, è che «i dilemmi etici posti da una programmazione inadeguata del fabbisogno vengano, in parte, risolti da meccanismi di solidarietà tra Regioni, da approvvigionamenti diretti del Ministero tramite circuiti internazionali e da una tempestiva chiamata attiva delle fasce a rischio, così da rilasciare in tempo utile alle farmacie le dosi non utilizzate»

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