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Renzi: giù le tasse un patto con italiani, con le riforme si può

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Roma – Via dal 2016 la tassa sulla prima casa tanto odiata dagli italiani. E poi nel 2017 Ires e Irap e nel 2018 gli scaglioni Irpef e le pensioni. Il giorno dopo la “road map” sul fisco annunciata da Matteo Renzi infuria la polemica politica.

Sono solo promesse, commentano scettiche le opposizioni. Mugugni e disappunto anche dai sindaci: «Il premier non sottragga risorse alle città», dice il presidente dell’Anci, Piero Fassino. Mentre il premier difende la «rivoluzione fiscale» e dai microfoni del Tg2 illustra il «patto con gli italiani».

«Abbiamo sempre detto che finalmente dopo tanti anni di immobilismo si può. Abbiamo iniziato con gli 80 euro, l’Irap. Se le riforme andranno avanti e credo che lo faranno, nel 2016 via tutte le tasse sulla prima casa, nel 2017 via una buona parte dell’Ires, nel 2018 scaglioni Irpef», afferma il premier. Ecco quindi la nuova promessa: «Se le riforme andranno avanti, saremo in condizioni di abbassare di 50 miliardi di euro le tasse in 5 anni».

Dove si troveranno i soldi? Renzi assicura che le risorse ci saranno: «Abbiamo già iniziato. La possibilità di farcela è evidente. È un piano che stiamo studiando da almeno sei mesi. I numeri ci sono ci sono a condizione che il Parlamento continui a lavorare con intensità».

La mossa di Renzi è indubbiamente anche politica:sottrae terreno al centrodestra intestandosi uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi. Ecco spiegate le reazioni improntate allo scetticismo delle opposizioni. A cominciare da quella del leader di Forza Italia: «Le tasse sulla casa le abrogammo noi nel 2008. Oggi (ieri, n.d.r.)ho sentito Renzi fare una delle solite promesse: nei prossimi 3 anni un taglio di 45 miliardi di tasse. C’è qualcuno che crede che lo possa fare davvero? Noi, lo dico ora, siamo pronti a votare quei provvedimenti se venissero presentati perché non siamo come la sinistra del tanto peggio tanto meglio».

«È solo “annuncite”, al Tesoro hanno le mani tra i capelli», dice Renato Brunetta a La Stampa. la replica del premier è secca: «Le opposizioni dovrebbero essere felici se vogliono bene all’Italia».

Ma Renzi incassa anche attacchi dalla minoranza Pd. «È incredibile la disinvoltura di Renzi nel presentare la promessa di abolizione della tassa sulla prima casa per tutti, compresi proprietari di attici e immobili di lusso. È in continuità con Berlusconi, non con Bersani»,attacca Alfredo D’Attorre, deputato della minoranza Pd. Anche Cuperlo è critico: «Non siamo al mercato delle figurine, non è che se non ci sono le riforme, salta il taglio delle tasse».

Fuoco di fila arriva dai recenti fuoriusciti dal Pd: «Renzi è in difficoltà e fa proposte propagandistiche», dice Stefano Fassina. «Non è più l’evoluzione del berlusconismo, ormai è Berlusconi», rincara Giuseppe Civati.

Se la scommessa sulle tasse di Renzi è innanzitutto mirata a vincere nei comuni dove si vota l’anno prossimo, Milano, Torino, Bologna Napoli e forse Roma, allora bisogna che quei comuni non abbassino il livello dei servizi per mancanza di soldi. I primi cittadini, capitanati da Fassino, chiedono insomma di restare se non soddisfatti, almeno rimborsati:n modo da non esser costretti a inasprire sotto altre forme i prelievi per far quadrare i conti. Ma, come anticipato oggi, la risposta del premier ai primi cittadini è pronta: allargare le maglie del patto di stabilità dei comuni per dargli più ossigeno.

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