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Renzi: “Nessuna modifica alle intercettazioni, emozione per la fine delle riforme”

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Nessun intervento sulle intercettazioni. Parola del premier Matteo Renzi che, dopo la bufera scatenata dalle parole ‘ruvide’ nei confronti della magistratura e dopo l’alzata di scudi dell’Anm, spiega e precisa il senso delle sue parole. “Un magistrato deve farsi sentire attraverso le sentenze” ripete. Il governo, insomma, non intende fare marcia indietro sulla sua linea che è quella della netta demarcazione tra le due sfere di intervento, tra potere giudiziario e potere legislativo: i giudici parlino con le sentenze, ribadisce il premier che insiste sulla rivendicazione delle sue prerogative, pena la subalternità della politica. Ma di qui ad essere paragonato ad un nuovo Berlusconi ce ne corre. “A differenza del passato, quando i politici cercavano il legittimo impedimento per non essere interrogati, ora c’è un governo che dice ai magistrati: prego lavorate. Lavorate di più, non di meno. Arrivate a sentenza”. E dunque, “chi è onesto non deve avere paura dei magistrati”. Soprattutto di quelli “onesti”, di quelli cioè che usano correttamente le intercettazioni utili “a scoprire i colpevoli”. Tutto il resto, i “pettegolezzi, sarebbe meglio non vederli sui giornali”

M5S all’attacco del governo sulla stretta alle intercettazioni. Di fronte allo “scandalo trivellopoli” per “il Bomba la soluzione è non far pubblicare le intercettazioni e non farle utilizzare ai giudici: quello che chiedeva Berlusconi alcuni anni fa. Mettere il bavaglio alla magistratura e all’informazione libera rimasta per coprire le vergogne del governo”, afferma il blog di Beppe Grillo che aggiunge: “E’ tardi per negare l’evidenza. Ormai tutti hanno capito, dopo Mafia Capitale, dopo banca Etruria, e ora con Trivellopoli, da chi sono governati e cosa è il Pd. Il governo delle lobby del petrolio e dei banchieri deve andare a casa. Trivellopoli è appena iniziata, ma per il Bomba sta arrivando la fine”.

“A una legge sulle intercettazioni stiamo già lavorando”, “c’è una delega al governo nella riforma del processo penale, approvata alla Camera e ora in commissione giustizia al Senato”. Lo ricorda in un’intervista alla Stampa Davide Ermini, responsabile giustizia del Pd. “È già tutto incanalato sul binario della legge delega, credo convenga lavorare in quella direzione. Dentro la riforma c’è molto per rendere efficace il processo: ci interessa portare a casa tutto”. I tempi? “Dipende da quando il testo approda in aula al Senato, ma spero prima dell’estate”. “Noi non tocchiamo le intercettazioni come strumento investigativo, che resta nella piena disponibilità dei magistrati. Il problema che ci poniamo è sulle intercettazioni che vengono pubblicate senza avere nulla a che fare con l’inchiesta penale”, spiega. Al nuovo presidente dell’Anm, Pier Camillo Davigo, Ermini augura “buon lavoro”: “Anche per la politica non c’è una magistratura amica o nemica, ma solo una magistratura con cui si deve dialogare”, e “anche noi abbiamo diritto a essere rispettati, quando facciamo il nostro lavoro”. La polemica sul taglio delle ferie dei magistrati nasce da una cattiva interpretazione della questione, aggiunge: “Non c’era nessun intento punitivo: siccome tutti i cittadini devono fare sacrifici, abbiamo chiesto anche ai magistrati di fare un po’ meno ferie”. Intervistato dal Corriere della Sera, Ermini sottolinea inoltre che “Ognuno deve fare il proprio mestiere. La magistratura è un interlocutore privilegiato nella formazione delle leggi, ma ognuno ha il suo campo”.

Davigo (Anm), non servono giri di vite – “La pubblicazione di intercettazioni davvero non pertinenti è già vietata dalla legge penale quantomeno dal reato di diffamazione”; “se si ritiene che le pene per la diffamazione non siano adeguate, basta aumentare quelle. Il resto è superfluo”. Così, intervistato da Repubblica, il nuovo presidente dell’Anm Pier Camillo Davigo.

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