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Renzi: vediamo se gufi e disfattisti fermano le riforme…

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 Roma 13 mar. – Non “annunci” ma “decisioni politiche”, contro i “gufi” e il “disfattismo”. Matteo Renzi chiude una giornata campale e trae un bilancio dei suoi primi 20 giorni a palazzo Chigi. Le coperture delle decisioni prese oggi ci sono, assicura, la spinta politica e l’energia anche, ora il dado e’ tratto, la palla e’ stata calciata e si tratta di fare goal, ragiona con i suoi. Ai “gufi” l’onere di bloccare questo percorso e tocca ai tecnici chiudere il cerchio. Durante il Consiglio dei ministri iniziato con l’informativa del premier, e’ toccato ai membri dell’esecutivo parlare dei provvedimenti riguardanti i propri dicasteri. Con una richiesta specifica al ministro Padoan, ovvero che rispetto al passato ci sia un cambiamento di metodo. “Nessuno di noi – spiega un esponente del governo – intende inseguire qualcuno per varare le misure decise, si tratta di decisioni politiche da prendere, anche sulle coperture”. Le stesse fonti riferiscono che il responsabile di via xx settembre si e’ mostrato disponibile ad esaminare i vari ‘dossier’ sul tavolo, “c’e’ un clima di collaborazione”. Poi il premier, dopo la riunione a palazzo Chigi, e’ sceso in sala stampa per spiegare la sua “visione” e ribadire le promesse di questi ultimi giorni: 10 miliardi di taglio dell’Irpef per dieci milioni di lavoratori con uno stipendio sotto i 25.000 euro annui. Nelle ore precedenti Renzi aveva dovuto superare i dubbi e le perplessita’ dei tecnici del ministero dell’Economia, dubbi su cui lo stesso ministro aveva provveduto a tranquillizzare tutti, dopo una due giorni a Bruxelles in cui i conti italiani erano stati passati al microscopio. Renzi e’ convinto di poter superare i dubbi e le perplessita’ dell’Europa. Segnali di avvertimento a non sforare sarebbero arrivati anche oggi, ma il presidente del Consiglio anche in conferenza stampa ha ribadito che l’Italia non intende andare oltre il 3%. “L’Italia vuole fare non chiede”, dice Renzi riferendosi al rapporto del Paese con le istituzioni europee. Ma resta il fatto che il taglio del cuneo fiscale non e’ legge, dovra’ attendere qualche settimana, e che la soglia prevista del 2,6% salira’ al 3%. Comunque oltre all’Irpef ci sara’ anche il taglio dell’Irap, il calo del costo dell’energia per le piccole e medie aziende, il piano casa, 3 miliardi per ristrutturare le scuole, l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20% al 26%, misura che fa irritare Forza Italia e, riferiscono fonti parlamentari azzurri, Silvio Berlusconi. Le coperture? I provvedimenti? Tante le domande in una conferenza stampa, da parte dei giornalisti che chiedono lumi dopo un’ora secca di slide e split screen. “Le coperture ci sono, i provvedimenti arriveranno entro il 30 aprile, con il Def e i decreti attuativi. Abbiamo fatto atti irreversibili” assicura Renzi. “L’importante e’ che oggi il governo ha preso decisioni, non e’ andato al bar”. Ma di fatto in attesa che la spending rewiev produca i suoi frutti nel 2015, per quest’anno il taglio dell’Irpef sara’ finanziato usando in rialzo il margine del deficit. E di fatto si deve aspettare ancora qualche settimana per vedere i provvedimenti sull’Irpef e sui debiti della P.A..
  La scommessa del premier, dunque, e’ che con lo scatto in avanti fatto a dispetto degli scetticismi di chi chiede di vedere nero su bianco i conti e i fondi, ora dopo l’annuncio non si possa tornare indietro. I ministri si sono mossi compatti con lui e ora dovranno attuare gli impegni presi oggi.
  In consiglio dei ministri pochi i distinguo, nessuna discussione. Solo il tarlo dei tecnici che sono abituati a spendere solo dopo aver incassato e che non hanno apprezzato l’innalzamento del rapporto deficit/pil al 3%. Ma Renzi non ci sta a farsi frenare e chiede fiducia, chiede una delega in bianco su se stesso: “Ho letto in questi giorni una polemica sulla copertura che trovo semplicemente incredibile.
  I-n-c-r-e-d-i-b-i-l-e”. “I soldi ci sono e quindi dico che dal primo di maggio in busta paga chi guadagna meno di 1.500 li vedra’, cercheremo anche il modo di segnalarli se ci riusciamo”. La lotta culturale al disfattismo, allo scetticismo, che diviene sfiducia nel suo operato, Renzi l’aveva gia’ cominciata con un tweet di commento al si’ della Camera alla legge elettorale: “politica 1, disfattismo 0.
  Questa e’ #lasvoltabuona”. E per dare maggiore enfasi alla scommessa su se stesso, il premier mette di nuovo il carico da 11: “se non riesco a superare il bicameralismo perfetto non considero conclusa la mia esperienza di governo, ma la mia esperienza in politica”. Le Camere sono avvisate, Renzi si attende che questi provvedimenti, le riforme istituzionali ed economico sociali viaggino “spediti”. Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo, le votazioni sulla legge elettorale lo hanno dimostrato, Forza Italia non ha accolto con entusiasmo le decisioni del Consiglio dei ministri e da giorni un pezzo di Pd mastica ancora amaro e si riorganizza. La battaglia ora si sposta a palazzo Madama, per la seconda lettura della legge elettorale, ma anche per la riforma che di fatto abolisce il Senato come seconda Camera. Ma e’ sul taglio delle tasse che il presidente del Consiglio punta per convincere i dubbiosi e chi oggi sostiene che il ministro dell’Economia non “abbia messo la faccia” sul taglio dell’Irpef e sulle coperture dei 68 miliardi per finanziare i debiti della Pubblica amministrazione. Il documento preparato da Renzi – anche grazie alla consulenza gratuita dell’agenzia pubblicitaria Proforma – usa termini netti come slogan: “Il nostro nemico: quelli che ‘si e’ sempre fatto cosi'”; “Un’Italia piu’ leggera”; “Pronti? Si parte!”; “La politica della svolta”; “Un Consiglio: aboliamolo!”, con il riferimento alla riforma costituzionale del Cnel”; “Sprovincializziamoci”; “Contro la corruzione con Autorita’”; “L’economia svolta”; “E io pago (finalmente)”; “Una casa per tutti”; “I giovani sono una garanzia”. “Un fondo per non toccare il fondo”. Il tutto con date precise, simboli (in una slide c’e’ anche un pesciolino rosso), promesse, garanzie.
  Perche’ a maggio e non ad aprile? Basta “fare le pulci”, il tutto dipende da tempi tecnici, taglia corto il premier, si tratta “di una rivoluzione straordinaria”.

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