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Riforme: primo si’ al Senato, passa l’articolo 1 col ‘canguro’

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Roma,  Il canguro del senatore Cociancich permette al governo di mettere al sicuro l’articoli 1 del ddl sulle riforme. I numeri dicono: 172 si’, 108 no e 3 astenuti sulla parte varata oggi. Da domani parte l’esame dell’articolo 2, con il probabile ripetersi delle asprezze viste negli ultini due giorni a Palazzo Madama. E’ prevista una mezza dozzina di voti segreti, e magari un nuovo canguro, anche se il governo esclude un’ipotesi del genere. E’ la vita parlamentare, come lo e’ il M5S che sventola volantini all’indirizzo del ministro Boschi e Fi che torna a prendersela con Denis Verdini ed i suoi seguaci.
  Renzi commenta soddisfatto che il passaggio piu’ difficile, comunque, e’ stato superato. Ma la riprova che il dialogo tra maggioranza ed opposizione e’ tuttaltro che facile consiste nell’ennesima fumata nera nel tentativo di eleggere i due giudici della corte costituzionale da reintegrare. La questione va avanti letteralmente da anni, da quando al Quirinale c’era ancora un Napolitano da rieleggere. Intanto si guarda anche all’immediato futuro, dalmomento che sta per iniziare la sessione di bilancio e andra’ varata la legge di stabilita’. Riprendono i distnguo nel Pd (l’unita’ all’interno del partito sulle riforme e’ stata trovata solo nelle ultime settimane, sul resto la frattura resta profonda).
  Ecco allora che la minoranza inizia a segnare i limiti del campo, e chiede: lotta alle diseguaglianze, interventi per il lavoro e piu’ attenzione al sistema del welfare. Tutto scritto in un contro-documento abbozzato in una riunione ristretta alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Speranza e Alfredo D’Attorre. Prima ed immediata critica sulle misure sulla sanita’, la manovra del governo Renzi si caratterizzi per una scarsa equita’ sociale: gli stanziamenti per il Fondo Sanitario Nazionale “erano 115 nel Patto con le Regioni, 113 nella nota di aggiornamento al Def e, solo ieri, sono diventati 111. Si concretizza una logica di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale”, ha spiegato D’Attorre: “Quattro miliardi che corrispondono al valore del mancato introito derivante dal non far pagare l’Imu ai piu’ ricchi. Non e’ una scelta sostenibile, ne’ economicamente ne’ socialmente”.

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