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Riforme: raggiunto il numero di firme per il referendum, c’è anche Lega

POLITICA ITALIANA OGGI

Raggiunto e superato il numero minimo di 64 firme per presentare il quesito del referendum contro il taglio dei parlamentari. A contribuire al raggiungimento del numero anche l’appoggio di alcuni senatori leghisti. “Abbiamo dato un contributo per avvicinare la data delle elezioni – dice Matteo Salvini – perchè prima va a casa questo Governo di incapaci e meglio è, non per Salvini ma per l’Italia”.

I tre promotori del referendum sul taglio dei parlamentari, Andrea Cangini (Fi), Tommaso Nannincini Pd) e Nazario Pagano (Fi) hanno, dunque, depositato le 71 firme necessarie per la richiesta. Ben 7 in più del numero minimo richiesta di 64.

Dopo la rinuncia di 7 senatori a sottoscrivere la richiesta di referendum per il taglio del parlamentari, sono 11 le new entry che hanno deciso di aderire consentendo così la possibilità di depositare il quesito in Cassazione. Hanno aggiunto le loro firme: 5 senatori di Fi, 6 della Lega e 1 di Leu.

M5s all’attacco del Carroccio. “Non hanno resistito alla voglia di tenersi strette le poltrone e a quanto pare è arrivato ‘l’aiutino’ della Lega” nella raccolta delle firme per il referendum sulla riforma sul taglio dei parlamentari, attaccano fonti M5s. “Non vediamo l’ora di dare il via alla campagna referendaria per spiegare ai cittadini che ci sono parlamentari che vorrebbero bloccare questo taglio, fermando così il risparmio di circa 300mila euro al giorno per gli italiani che produrrebbe l’eliminazione di 345 poltrone”.

“Stamattina – fa intanto sapere il senatore M5s Michele Giarrusso – ho ritirato la firma sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. L’ho ritirata, perché la mia posizione è stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri”.

Anche i senatori del Pd Francesco Verducci e Vincenzo D’Arienzo hanno ritirato le firme dalla proposta del referendum sulla riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Fonti Dem spiegano che i due senatori lo avrebbero fatto in conseguenza “di un fatto politico nuovo” e cioè la presentazione di quella proposta di legge elettorale proporzionale, che fin dall’inizio era stata chiesta dal Pd in relazione al taglio dei parlamentari.

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