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RUBRICA MEDICA DEL SABATO A CURA DI TONY “MICROCITEMIA”

PREVENIRE MEGLIO CHE CURARE LEGETE OGNI SABATO QUESTA RUBRICA

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Cos’è la talassemia


  1. Cos’è la talassemia?
  2. Cos’è la microcitemia?
  3. Come individuare la microcitemia?
  4. Cos’è l’anemia mediterranea?
  5. Quali sono le cure per l’anemia mediterranea?
  6. Cos’è la talassemia intermedia?
  7. Quali sono i sintomi della talassemia intermedia?
  8. La β microcitemia è diversa dalla α microcitemia?
  9. Come si trasmette la β microcitemia?
  10. Dov’è diffusa la microcitemia?
  11. A chi si consigliano le analisi specifiche?
  12. I microcitemici necessitano di cure?
  13. Quali analisi eseguire durante la gravidanza nel caso in cui i due partner siano microcitemici?

Cos’è la talassemia?

La talassemia è un’alterazione ereditaria del sangue che riguarda proteine contenute nel globulo rosso, dette globine (α, β, δ, γ), costituenti dell’emoglobina.

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Cos’è la microcitemia?

La microcitemia è un’alterazione talassemica il cui portatore è considerato soggetto clinicamente sano ed il cui rischio più rilevante è quello di non essere identificato e/o informato del fatto che se procrea con un altro microcitemico può avere figli affetti da una grave anemia detta anemia mediterranea.

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Come individuare la microcitemia?

La microcitemia può essere diagnosticata attraverso indagini ematochimiche tra cui:

  • esame emocromocitometrico (da solo non sufficiente);
  • studio delle differenti frazioni emoglobiniche (da solo non sufficiente);
  • sideremia, capacità ferrolegante, ferritina
  • resistenza osmotica globulare;
  • esame morfologico delle emazie.

La visione di insieme di queste analisi, lo studio familiare, l’eventuale studio del DNA e/o della sintesi delle catene globiniche in vitro, permettono una mirata consulenza diagnostica e medica.

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Cos’è l’anemia mediterranea?

I soggetti affetti da anemia mediterranea (o talassemia major o morbo di Cooley) nascono da due β microcitemici. Il midollo osseo dei soggetti malati non riesce a produrre i globuli rossi normali e quindi la sopravvivenza dei pazienti è legata alle trasfusioni di sangue. Le prime manifestazioni di anemia si hanno intorno ai 3-5 mesi di vita del neonato.

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Quali sono le cure per l’anemia mediterranea?

Costanti trasfusioni, terapia ferrochelante, frequenti necessità di trattamenti cardiologici, endocrinologici, ecc. La ferrochelazione aiuta l’organismo ad eliminare le molecole di Fe che derivano dalla distruzione dei globuli rossi e che si accumulano in tutti gli organi causandone un danno progressivo (soprattutto per quanto riguarda il fegato, il cuore e le ghiandole endocrine). Oggi, per i malati con un donatore HLA compatibile, si può prendere in considerarazione la possibilità di un trapianto di midollo osseo (o di cellule staminali) già in età infantile. Nei molti casi di successo si ottiene la risoluzione della malattia talassemica.

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Cos’è la talassemia intermedia?

Condizione clinica con una variabilità estremamente ampia a causa della grande varietà di alterazioni genetiche che la originano.

Frequentemente simula il quadro di un soggetto microcitemico con lieve splenomegalia e/o iperbilirubinemia; in altri casi può avvicinarsi alla gravità dell’anemia mediterranea necessitando di trasfusioni per alcuni periodi della vita.

Può essere causata sia da mutazioni dei geni globinici α che da quelli β e anche da mescolanze più complesse di alterazioni di geni β e α globinici presenti nello stesso soggetto.

Le forme più comuni e più lievi di talassemia intermedia sono quelle date dalla presenza in uno stesso individuo di una alterazione classica del gene β (β0) e da un altro difetto dello stesso gene che causa lievi alterazioni (β++) (esempio β 39 + β -101).

Una forma leggermente più accentuata ma raramente trasfusione dipendente è la talassemia da Hb H che deriva da un genitore α microcitemico con 2 geni non funzionanti su 4 e da un genitore α microcitemico con 1 gene alterato su 4 (α talassemia intermedia).

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Quali sono i sintomi della talassemia intermedia?

In genere, presenta una riduzione dell’emoglobina (valore che oscilla tra gli 8 e i 10 g /100ml) notevoli alterazioni della morfologia dei globuli rossi, un valore di bilirubina più elevato del normale ed un aumento del volume della milza e a volte del fegato.

Altre volte, presenta un grado di anemia tale da necessitare di trasfusioni di sangue per cicli di trattamento più o meno lunghi.

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La β microcitemia è diversa dalla α microcitemia?

Sono geneticamente molto differenti. Riguardano alterazioni di punti del DNA molto lontani, situati addirittura su cromosomi diversi. In comune hanno il fatto che ambedue le proteine implicate (globine) concorrono a costituire l’emoglobina che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Le caratteristiche che si evidenziano dalle analisi del sangue sono simili perché entrambe presentano aumento dei globuli rossi, riduzione della loro grandezza e minor contenuto di emoglobina; ma, mentre la β microcitemia si caratterizza per l’aumento dell’Hb A2, l’α ha percentuali assolutamente normali delle varie frazioni emoglobiniche (HbA, HbA2, Hb F). Anche le anemie ferro carenziali presentano una riduzione di emoglobina e notevoli alterazioni dei globuli rossi. Quando è accertata una anemia sideropenica, è particolarmente importante controllare il paziente nel tempo, per rendersi conto se l’anemia ferrocarenziale nasconda un’α microcitemia.

Ovviamente, queste indicazioni di massima non tengono conto di tutte quelle forme sia α che β che presentano caratteristiche molto lievi e che, per essere individuate, hanno bisogno di studi genetici.

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Come si trasmette la β microcitemia?

La microcitemia si trasmette dai genitori ai figli senza salti di generazione e non è una alterazione legata al sesso.

Schema genetico

Schema genetico

Da un genitore microcitemico β e uno normale esiste 1 probabilità su due (50%) che i figli ereditino la microcitemia. Ad ogni gravidanza si ripresenterà la stessa probabilità (1:2) indipendentemente dall’ordine e dal numero delle gravidanze. Da due genitori β microcitemici nasceranno il 50% di figli microcitemici, il 25% di figli normali e il 25% di figli che, ereditando la microcitemia da entrambi, saranno affetti da anemia mediterranea.

Schema genetico

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Dov’è diffusa la microcitemia?

La microcitemia è diffusa in tutto il mondo con caratteristiche genetiche differenti nelle varie zone. In Italia raggiunge frequenze particolarmente elevate (8-15%) in tutto il sud, nelle isole e nel delta padano. In tutte le altre zone l’incidenza del portatore sano è intorno al 1.5-2 %.

Diffusione delle microcitemie in Italia

Diffusione delle microcitemie in Italia

La frequenza è elevata in tutti i paesi del Mediterraneo (Albania, tutte le nazioni che si affacciano sul mare Adriatico, Grecia, Cipro, Turchia, Marocco, Algeria, Libia, Egitto, il territorio della Palestina, Siria).

Diffusione delle microcitemie nel mondo

Diffusione delle microcitemie nel mondo

In Africa (particolarmente tra i tropici) è molto diffusa una alterazione che riguarda lo stesso tratto di DNA della β talassemia, che dà origine alla formazione di un tipo di emoglobina (Hb S) che se associata, nello stesso soggetto, alla microcitemia o ad un altro difetto Hb S, è causa di due gravi emoglobinopatie dette rispettivamente microdrepanocitosi e drepanocitosi (malattie falcemiche).

In Italia l’ Hb S è piuttosto frequente, in Sicilia. Una discreta presenza si riscontra in USA nella popolazione di colore e in Brasile dove si raggiunge anche una elevata incidenza di microcitemia β, derivata da fenomeni di immigrazione di popolazioni, sia dell’area mediterranea che africana.

Nel Sud est asiatico si trova spesso un altro tipo di emoglobina anomala (Hb E) da considerare tra le talassemie sia per le caratteristiche ematologiche che per quelle genetiche. Nelle stesse zone sono molto diffuse tutte le α microcitemie e di conseguenza si riscontra anche l’idrope ascite fetale, dovuta alla totale assenza di geni α globinici, che è incompatibile con la vita.

La Cina ha un’elevata incidenza di microcitemia sia di tipo β che α.

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A chi si consigliano le analisi specifiche?

La diagnosi per la microcitemia (una serie completa di esami ematologici) dovrebbe prescriversi di routine ai soggetti in età fertile. Infatti, le informazioni scientifiche oggi in nostro possesso, avendo evidenziato molte forme silenti, ci consentono di poter affermare che il solo esame emocromocitometrico non basta ad escludere diverse forme di microcitemia.

Inoltre la corretta diagnosi permette anche di poter offrire ai diretti interessati le informazioni preventive dettagliate in base alle differenti situazioni.

Sarebbe bene anche non selezionare i pazienti da sottoporre alle analisi specifiche in base alle origini in quanto la diffusione delle diverse forme di microcitemia è generalizzata e non è relegata né al solo sud dell’Italia né al solo bacino del Mediterraneo.

L’emoglobina S, allo stato di portatore, non comporta nessun cambiamento nell’emocromo e si evidenzia solamente con un esame specifico. Anche per identificare i portatori sani di Hb S è indispensabile eseguire una serie di accertamenti specifici.

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I microcitemici necessitano di cure?

Il soggetto microcitemico è un individuo sano e come tale non necessita di cure particolari. A volte può avere un po’ di pallore e andare incontro a periodi di astenia. Se questi sintomi si manifestano in modo accentuato è consigliato, dopo un accertamento ematologico di controllo, che il microcitemico si sottoponga ad una terapia con acido folico ed eventualmente, se c’è una documentata necessità, anche ad una terapia con ferro.

Durante la gravidanza la donna microcitemica può andare incontro ad una ulteriore riduzione del valore dell’emoglobina. Sarebbero consigliati alcuni accertamenti mirati al controllo del livello del ferro sierico e del ferro di riserva.

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Quali analisi eseguire durante la gravidanza nel caso in cui i due partner siano microcitemici?

L’esame che permette di sapere se il feto ha ereditato la microcitemia da entrambi, o da uno, o da nessuno dei genitori è la villocentesi. Questa indagine consiste in una biopsia dei villi coriali (tessuto di origine fetale) eseguita attraverso un ago che, per via transaddominale, preleva alcune cellule dalle quali si può estrarre il DNA fetale. La villocentesi si esegue, di norma, tra la 10a e la 12a settimana di gravidanza.

Villocentesi

E’ estremamente importante sapere che la villocentesi può essere eseguita solamente se si è a conoscenza delle alterazioni genetiche da cui origina la condizione microcitemica di entrambi i genitori. Quindi è opportuno che la coppia di microcitemici si sottoponga allo studio del DNA per la microcitemia già prima dell’inizio della gravidanza. Un ritardo in questa fase può comportare il rischio di dover posticipare il prelievo del materiale fetale.

La villocentesi permette di venire a conoscenza dello stato genetico del feto: se risultasse una malattia talassemica la scelta dei genitori, a questo punto, può essere quella di interrompere la gravidanza. La scienza sta studiando la possibilità di intervenire sul feto per poterlo curare in utero, ma ad oggi non sono state ancora messe a punto tecniche che garantiscano nello specifico un sicuro successo con la risoluzione della malattia.APPUNTAMENTO DEL SABATO CON TONY -INFO@LAGAZZETTACAMPANA.IT TEL-0818236440

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