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Russia, amnistia per gli attivisti di Greenpeace. Ma per l’italiano D’Alessandro non c’è l’interprete

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Sarà l’ultimo degli Arctic 30 a ottenere l’amnistia dalla Russia, domani, l’attivista italiano di Greenpeace Christian D’Alessandro, per mancanza di un interprete. Non potrà passare il Natale in famiglia dunque ma si spera che potrà tornare a casa entro Capodanno, l’inizio di un lungo periodo festivo in Russia. Dopo la notifica, ieri, dell’amnistia ai primi militanti dell’Arctic Sunrise accusati di «teppismo» per l’attacco alla piattaforma Gazprom nell’Artico, oggi il Comitato Investigativo di San Pietroburgo ha convocato tutti i 30 (lunedì avevano firmato un documento in cui dichiaravano di non opporsi all’amnistia) per informarli della chiusura del procedimento, sollevandoli formalmente dalle accuse.

Ma Cristian, unico tra tutti, è costretto a tornare domani: «A causa dell’assenza di un interprete presente oggi, la procedura per informarlo della risoluzione è stata spostata a giovedì», spiega Andrei Suchkov, uno dei legali di Greenpeace Russia. Gli altri 26 attivisti stranieri potranno rimpatriare appena sarà pronto un visto di transito per uscire dalla Russia: essi ne sono sprovvisti in quanto entrati illegalmente in acque territoriali russe. Tutti i documenti necessari sono stati già presentati e Greenpeace prevede di ricevere i visti entro il 26-27 dicembre, domani e dopo domani. Non è chiaro quanto tempo servirà per D’Alessandro.

La storia Il 19 settembre 2013 le guardie di frontiera russe hanno arrestato l’intero equipaggio del rompighiaccio per un tentativo di protesta contro i danni all’ambiente provocati dalle trivellazioni petrolifere nell’Oceano Artico. Portati a Murmansk e condannati a 2 mesi di reclusione, gli attivisti erano stati trasferiti in strutture di detenzione a San Pietroburgo il 12 novembre, e in seguito rilasciati su cauzione di 45mila euro, senza poter lasciare la Russia. Il 18 dicembre la Duma di Stato ha approvato il progetto di amnistia proposto dal presidente Vladimir Putin in occasione dei 20 anni della Costituzione russa post-sovietica. Tra i beneficiari, colpevoli o sospetti di reati minori tra cui appunto il «teppismo», anche le due Pussy Riot, liberate lunedì.

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