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Sanremo 2022, terza serata: i cantanti e gli ospiti, il racconto

di Matteo Cruccu PER RADIO ANTENNA CAMPANIA NOLA LA TERZASERATA

00.50 Dopo la storia toccante della carabiniera Martina Pigliapoco che salvò una donna dal suicidio, tocca a Emma. Performer è sempre performer, ma a due giorni dal primo ascolto, il disco non cambia: il brano non è forte come lei. Quindi Yuman: il più convincente dei tre arrivati dal lotto dei giovani. Studia da Barry White, farà strada. Le Vibrazioni, come dettoci, transitano nei cieli del rock sanremese dopo l’astronave Måneskin, impresa impossibile per chiunque. Dalla quota rock alla quota cantautorato con Giovanni Truppi: meglio al secondo ascolto, l’intreccio familiare è ben raccontato, manca ancora però la trama melodica. Noemi chiude il lotto: è al settimo Sanremo, ha Mahmood tra gli autori, ma, come già notato, riesce difficile distinguere questo brano dagli altri precedenti. E chiude Drusilla , con un monologo per nulla retorico sul concetto di «diversità» che lei trasforma in «unicità». E che raccoglie molti applausi. Siamo alla classifica generale, questa volta integrata da quella del televoto e della giuria demoscopica. E, come previsto, la sfida è quella che sappiamo: Mahmood e Blanco sono primi, Elisa seconda, ma attenzione al terzo, il buon vecchio Gianni Morandi sospinto da Jovanotti. La cosa si fa interessante.

00.15 Ed ecco Achille Lauro: dopo la trovata del battesimo, tutti si chiedono cosa si inventerà oggi. E qualcosa si inventa, con una semitoccata nelle parti intime che non si spinge però agli estremi di un Jim Morrison a Miami 1969 (anche se qualcuno sostiene sia una gag legata al Fantasanremo, giochino che impazza ormai su questo palco). Sia come sia, non spazza via l’impressione dell’altra volta: questa «Domenica» non è che un succedaneo di Rolls Royce, con un tocco black. Quindi l’altro giovanissimo Matteo Romano, la voce c’è, ma la sua «Virale» va un po’ da tutte le parti senza trovare una direzione. E quindi la povera Ana Mena, la prova di questo palco non l’ha superata e alla cover da balera turbofolk, preferiamo l’originale, Amandoti dei CCCP. Riappare Drusilla che lancia Sangiovanni, non esimendosi dallo sfruculiarlo per il suo abito-pigiama rosé: l’ultimo trionfatore di Amici parla anche lui ai suoi, come Aka 7 Even. E come l’altro, sembra un po’ troppo incatenato al target generazionale.

23.37 Amadeus si fa serio ora, prelude all’intervento di Roberto Saviano e ricorda il trentennale delle stragi di Capaci e di Via D’Amelia, l’applauso inonda tutta la sala. E arriva lo scrittore, con il suo monologo: è amaro, non solo perché ricorda l’orrore della mafia, ma anche il tradimento ai due giudici da parte di quella che avrebbe dovuto essere la loro stessa barricata . E poi lo struggente racconto di Rita Adria e del suo suicidio, vittima collaterale di quelle tragedie, testimone 17enne di giustizia che si sentì perduta senza l’uomo che le aveva ridato la vita, Paolo Borsellino.

23.03 Si riaffaccia Cremonini che auspica il ritorno negli stadi, anch’essi puniti nel biennio pandemico e presenta il nuovo singolo «La ragazza del futuro». Ma la sala esplode con la celeberrima «50 Special». Si torna alla gara, col giovane che aveva deluso al primo round, Tananai: stona meno questa volta, ma il suo transito su questo palco sembra proprio occasionale come il sesso di cui canta. Dall’ultimo alla prima, stando alla classifica parziale: Elisa sfodera la sua vocalità a prendersi tutto il teatro, oggi come quando vinse 21 anni fa, il brano è più classico, tradizionale sanremese, di quello dei suoi attuali sfidanti Mahmood-Blanco. Sarà una bella lotta, sì.

22.32 Riprende la gara con Rkomi: è trasmigrato dall’hip hop a una sorta di rock’n’roll, ma i Maneskin sono un miraggio lontano, «Insuperabile» appunto. E siamo ai favoriti, al momento, insieme ad Elisa: Mahmood e Blanco. Il secondo è bravo, certo, ma il primo è di un altro pianeta: sì, non in Italia, ma al mondo, pochi sono in grado di aver così tante coloriture nella voce. E controllarla, sempre, perfettamente. Sì, con Elisa, sarà una bella sfida. Arriva Drusilla e si prende intelligentemente gioco di tutti quelli che hanno discusso la sua presenza, da Pillon in giù: inaugurando il metatravestimento, uno Zorro coi baffi, li ha messi definitivamente all’angolo. Brava e intelligente. Entriamo di nuovo nella categoria over 70: che dire del Gianni nazionale? Si ripete quanto già detto, con una carriera come la sua, è ingiudicabile: non resta che apprezzarne la sfrenata vitalità, alla bellezza di 77 anni. E provare ad arrivarci alla stessa maniera.

21.58 C’e Cesare Cremonini, uno dei grandi ospiti di serata. Da concorrente mai era venuto (anzi era stato scartato, come ha ricordato). Battesimo in ritardo, insomma per lui. E le fan in sala vanno in delirio, mentre il bolognese propone un medley. Di nuovo l’Ariston si trasforma in una discoteca, facendo da surrogato ai tanti club amaramente chiusi: il merito questa volta è dell’eterna Donatella Rettore. E se conosciamo bene le sue doti, al secondo ascolto viene fuori ancor più la sua accompagnatrice, Margherita Carducci in arte Ditonellapiaga, voce che graffia e ottima attitudine da palco. Torna Drusilla, perfettamente a suo agio, omaggiata da Michele Bravi: «Sono contento che sia qui, è il trionfo della meritocrazia». E al secondo giro, dopo la confusione del primo, esce meglio l’ex ragazzino di X Factor: è diventato grande. E il suo «Inverno dei Fiori» è molto intenso.

21.30 Eccola la tanta attesa Drusilla Foer: ha i tempi comici e il piglio dell’attrice di rango. Si prende il palco in un istante, mentre sfotte la Belen della famosa farfallina. Sicuramente più a suo agio della statica Ornella Muti dell’esordio, ma anche della brava ma agitata Lorena Cesarini di ieri. Presenta il collega di palcoscenico Massimo Ranieri: la canzone prende quota al secondo ascolto, pensi meno all’arrangiamento e più alla profondità del testo, questo mare spesso orco verso chi cerca lidi migliori in quest’ultima stagione. Più scanzonato, ma per versi altrettanto attuale il pezzo di Dargen D’Amico, visto che il ballo, ai tempi della pandemia, sembra diventato archeologia. Ecco il Covid, l’anno scorso a Irama toccò la clausura: quest’anno in scena. Questa canzone però non prende vita, con deciso abuso di tutte le declinazioni del verbo essere nel testo.

21.15 Quindi Fabrizio Moro: la linea melodica di «Sei tu» sembra correre sempre su di giri, non una frenata, non un’accelerazione. È il suo stile di sempre, del resto. De gustibus. Aka 7Even, va di fretta anche lui, «Perfetta così» parla ai giovanissimi, lui ne ha 21 d’altra parte. E quello è il suo pubblico. Nel frattempo si apprende di un fuoriprogramma, dieci attivisti di Greenpeace, tutti italiani, volevano entrare all’Ariston, ma sono stati fermati dalle forze dell’ordine e ora sono in Commissariato.

20.55 —Parte il terzo round dell’Amadeus numero tre e parte tutto all’insegna del Presidente Mattarella, fresco di giuramento. Oltre ai sentiti ringraziamenti di rito, il curioso risvolto che molti di noi ignoravamo: l’inquilino di ritorno del Quirinale era stato uno dei pochi fortunati a partecipare, col compianto fratello Piersanti e la moglie, all’ultimo concerto di Mina alla Bussola di Viareggio. Ed è allora «Grande Grande Grande» a risuonare dentro l’Ariston. Ma la gara procede di corsa, stasera, quest’anno Amadeus ci ha abituato bene: riecco la Giusy Ferreri colta, quasi teatrale versione 2022, con tanto di megafono come in un manifesto di propaganda sovietica. Poi però c’è quella voce che divide. Forse questi intelettualismi non bastano. Qundi Highsnob e Hu, la sensazione dopo il primo ascolto si fa ancora più largo: lasciateci solo Hu, voce splendida e bella presenza scenica. L’altro rimane non pervenuto.

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