Quotidiano di informazione campano

Saviano, la storia di Michele: denuncia la camorra ma continua ad essere minacciato

La storia di coraggio di un imprenditore napoletano che non si è arreso alla richiesta del pizzo.

Nella puntata di ieri sera, domenica 17 febbraio, della nota trasmissione televisiva Le Iene, in onda in prima serata su Italia 1, il giornalista Silvio Schembri ha raccontato la vicenda di Michele Polverino, imprenditore originario di Saviano, piccolo centro abitato della Città Metropolitana di Napoli, che si è ritrovato da solo, abbandonato da tutti e senza un euro a causa della camorra che gli aveva chiesto il cosiddetto pizzo.

Il racconto dei fatti

Dieci anni fa, nel 2009, Michele ha avuto il coraggio di denunciare gli uomini che gli avevano avanzato una richiesta estorsiva ma, dopo essersi rivolto alle forze dell’ordine, la sua vita è stata tutta un susseguirsi di intimidazioni e minacce.

Il clan camorristico che imperversa nei comuni del territorio dell’hinterland dell’agro nolano, i Russo di Nola, ha obbligato Michele a chiudere il suo esercizio commerciale, una cartolibreria. Anche dopo l’arresto dei capo-clan, però, le minacce non sono terminate.

Alcuni esponenti e affiliati dell’organizzazione criminale scampati alle indagini della magistratura continuano a chiedergli ingenti somme di denaro (si parla di circa cinquemila euro al mese). Per “accontentare” i malavitosi Michele è obbligato a rivolgersi ad un usuraio della zona: chiede in prestito tremila euro, ma ne dovrà restituire dopo poco tempo diecimila. L’imprenditore, così, si ritrova accerchiato e con i debiti da pagare: non può far altro che chiudere l’attività.

Michele abbandonato da tutti

Dopo pochi mesi, il clan Russo di Nola viene smantellato dagli uomini della DDA (Direzione Distrettuale Anti-mafia) di Napoli, e così Michele decide diintraprendere una nuova avventura, aprendo un bar sala-giochi. Anche in quest’occasione, però, i camorristi bussano alla sua porta per chiedergli il pizzo. Tra questi vi sono Pompeo Napolitano e Salvatore Taglialatela detto “O’ Tagliariello” (attualmente detenuto in carcere).

Stavolta, però, l’imprenditore napoletano decide di rivolgersi ai carabinieri e di denunciare tutto ciò che ha dovuto subire. Ma da questo momento aumentano le minacce nei suoi confronti. La sua querela serve a far arrestare ben otto persone per associazione mafiosa ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

I suoi concittadini, tuttavia, hanno paura, temono ripercussioni e iniziano a non frequentare più il bar di Michele che – giorno dopo giorno – perde tutti i clienti.

Silvio Schembri, nella sua inchiesta giornalistica per “Le Iene”, è riuscito a mettersi in contatto con i familiari di Taglialatela, i quali gli hanno detto: “La camorra non esiste, oggi i camorristi sono i politici”.

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi.